Camusso conquista la Cgil

04/11/2010

Per Susanna Camusso, la prima donna alla guida della Cgil, si è espresso il 79% del parlamentino di Corso d’Italia in un voto a scrutinio segreto. «È un risultato importante, pensavo di ottenere di meno», ha detto "a caldo" la sindacalista raccogliendo il testimone da Guglielmo Epifani che ha commentato: «sarà un grande segretario».
L’area del dissenso interno che fa riferimento soprattutto alla Fiom appare indebolita rispetto al congresso di Rimini, considerando che la seconda mozione aveva ottenuto il 17,07% dei consensi. Sui 162 aventi diritto nel direttivo hanno votato in 158 (97,5%), i sì sono stati 125 (79,1%), i no 21 (13,3%), 12 gli astenuti (7,6%). La sindacalista milanese, che nel 1975 da giovanissima ha mosso i primi passi nell’ambito dell’esperienza unitaria della Flm, ieri nel suo primo intervento da segretario generale ha ricordato che l’«unità sindacale rappresenta un punto essenziale di riferimento», consapevole che la divisione con Cisl e Uil abbia prodotto «un deficit di risultati per i lavoratori». Nella sua lunga esperienza in Cgil Susanna Camusso non ha «memoria di un periodo così buio nei rapporti con gli altri sindacati», per tentare di ricucire propone di partire «dalle norme sulla rappresentanza e la democrazia, in modo da darci le regole per stare insieme nonostante le differenze».
Il neosegretario della Cgil non ha sciolto le riserve sullo sciopero generale invocato dalla Fiom, ricordando comunque che la Cgil da sola ne ha già organizzati tre: «Lo sciopero generale è nell’agenda di qualunque sindacato quando deve sostenere le sue proposte e la sua piattaforma – ha detto –. Non è un rituale, è uno strumento che si usa per ottenere un risultato e il gruppo dirigente valuterà, se e quando farlo». A chi le ha chiesto se la Fiom rappresenti una spina nel fianco, Susanna Camusso – che nel 1992 insieme ad altri riformisti fu emarginata dall’ala massimalista delle tute blu – risponde che «per la Cgil nessuna categoria può essere un problema ma è una parte dell’organizzazione», invitando nel contempo i metalmeccanici a non trascurare che «questa é una stagione in cui la confederazione ha l’onere di fare una proposta e chiediamo anche alla Fiom di essere un sindacato che oltre a difendere sappia anche proporre». Proprio come chiede a gran voce la minoranza riformista delle tute blu della Cgil.
Camusso ha chiamato in causa il Governo per aver «scientemente lavorato per dividere il sindacato e peggiorare la crisi», denunciando «siamo l’unico paese in cui durante la crisi non c’é stato un confronto con le parti sociali». Riferendosi agli imprenditori, incontrati in questi giorni ai tavoli del patto sulla crescita, ha detto di cogliere «l’esigenza delle imprese in questa fase di cercare di cogliere le risposte non avute dal governo», auspicando che «le parti sociali, sapranno con una pressione congiunta, cambiare le cose». Per quanto riguarda i rapporti con la politica – è stata socialista, ha la tessera del Pd – Camusso rivendica: «La Cgil è gelosa della sua autonomia. Ma pensiamo anche che non si è mai autosufficienti e la nostra attenzione è sempre verso quelle forze di progresso». Oggi la Cgil ha organizzato al Quirino una cerimonia di saluto ad Epifani che andrà a presiedere la fondazione Bruno Trentin.
Di «svolta epocale» parla il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, mentre Confindustria auspica che «il suo mandato possa tradursi in uno spirito di collaborazione tra le parti sociali e le istituzioni, nel rispetto dei reciproci ruoli, con il comune obiettivo della crescita». Per il lader della Cisl, Raffaele Bonanni, l’elezione di Susanna Camusso «deve portare a rapporti migliori tra i sindacati, senza settarismi e ideologismi». Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, è «fiducioso in un cambiamento».