Camusso (Cgil): Il sud non è più di moda ma per CGIL resta “la questione”

12/11/2010

NAPOLI — Allentare il patto di stabilità per i Comuni per consentire a questi ultimi di impegnare risorse per la messa in sicurezza dei territori. Autrice della proposta la leader della CGIL Susanna Camusso, ieri in Campania, tra Napoli e Caserta. Punto di partenza della riflessione le disastrose alluvioni che hanno colpito il Nord Est e il Cilento. «Prima il Veneto — ha affermato il segretario — poi la Campania, le emergenze riguardano tutto il pese. Per questo è necessaria la messa in sicurezza del territorio. Del resto prevenire costa meno che intervenire dopo. Si allenti dunque il patto di stabilità per i Comuni per consentire di aprire i cantieri necessari. Dalla lotta all’evasione fiscale, dalla lotta alla corruzione, ma anche tassando le rendite e i patrimoni si possono trovare le risorse necessarie per realizzare tutto ciò». Ma l’attenzione di Camusso si è concentrata anche sul Sud. «Per noi — ha garantito — il Mezzogiorno rappresenta una questione nazionale, un’affermazione che non è di moda nel nostro Pese». E ha spiegato: «Vogliamo ragionare non solo su quali politiche vorremmo ci fossero da parte di questo governo o di ciò che rimane di questo governo, ma anche ricostruire un’idea di Paese che è stata distrutta da due scelte. Quella di non provare a intervenire sulla crisi, ma cavalcarla, e quella di favorire tutti gli elementi di divisione e di egoismo sociale». La numero uno del più importante sindacato italiano ha anche ricordato di aver aspramente criticato le parole del governatore del Veneto Luca Zaia che a proposito dei danni provocati dalle piogge nel sito archeologico di Pompei ha parlato di «quattro pietre». E proprio a Pompei la Cgil organizzerà una «grande iniziativa» nei primi giorni di dicembre. «Bisognerebbe – ha spiegato — che tutto l’insieme delle forze politiche si rendesse conto che quanto è avvenuto a Pompei è un dramma per il nostro Paese, per la sua cultura e per la sua economia perché certo non attirerà più turisti il fatto che crollino gli edifici in un luogo come gli Scavi. E questo dimostra la miopia di un Paese che non destina risorse alla prevenzione e al mantenimento e che scopre ogni giorno l’emergenza, da quella di Pompei ai fiumi che esondano in tutta Italia. Questo vuol dire che bisognerebbe smetterla di avere un utilizzo politico delle sovrintendenze, ma tornare alle professionalità, qualificare e considerare un investimento e non un costo il fatto che ci siano gli archeologi nei siti che possono fare il lavoro che possono costruire delle risposte».

Da un fronte all’altro. Il segretario ha parlato anche del caso Fiat di Pomigliano d’Arco. «Non si possono mettere in alternativa lavoro e diritti. Questa è l’operazione che è stata prodotta a Pomigliano che non va bene». Ha spiegato: «La storia di questi mesi dimostra che la volontà di rompere i sindacati tra di loro determina per tutti problemi , tant’è che siamo in una continua rincorsa di elementi di rottura ulteriore. Dall’accordo separato al contratto con le deroghe, e adesso si parla della Newco. Ogni volta una rincorsa che non capisco quando la Fiat voglia decidersi a fermare, che dimostra che, in realtà, non si può né dividere il sindacato, nè mettere in discussione i diritti dei lavoratori». Camusso ha puntato il dito contro il manager del Lingotto, Sergio Marchionne. «Troviamo un po’ incredibile la risposta che ha dato ieri (mercoledì, ndr) perché il piano industriale di un’azienda come la Fiat non è un fatto privato che si decide se raccontare o no in uno stabilimento o in un altro. Bisognerebbe conoscere qual è la prospettiva e, a partire da lì, discutere se ci sono dei problemi. Perché ci pare davvero un’ingiusta l’idea che si possa sostenere un piano industriale in ragione di quanti sacrifici fanno i lavoratori. Vorremmo sapere che piano industriale c’è in ragione di un’azienda che sta perdendo quote nel mercato perché evidentemente non ha modelli competitivi con gli altri».

Una battuta (su richiesta) anche sul governatore della Puglia Nichi Vendola. «Preferiamo parlare di programmi e di idee piuttosto che di nomi, ma è innegabile che Vendola, insieme con altri amministratori del Sud abbia rappresentato la faccia di un Mezzogiorno che non si piange addosso».