Camusso “avverte” Marchionne: Il modello cinese non è esportabile in Italia

01/12/2010

Dieci ore di lavoro in catena di montaggio non sono domandabili», perché in Italia «il modello cinese non é esportabile». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, boccia la proposta avanzata da Sergio Marchionne su Mirafiori: spalmare le 40 ore settimanali in quattro giorni di dieci ore ciascuno, con tre giorni di riposo a settimana.
Un’idea che la Cgil boccia senza appello. «Fiat – ha spiegato la sindacalista durante il suo intervento a un dibattito in corso all’Università Bocconi sul caso Pomigliano – propone 4 giorni di lavoro e 3 di riposo. Ma quei 4 giorni sono fatti di dieci ore di lavoro in catena di montaggio, con operazioni ripetitive sotto il minuto ciascuno. Non si può discutere il rapporto tra intensità del lavoro e fatica che c’é in certe situazioni di lavoro». La Cgil, ha precisato la sindacalista, é aperta ad ogni proposta finalizzata ad un aumento della produttività, ma sempre nel rispetto della "fatica fisica delle persone". «Tutti noi – ha chiarito la Camusso – abbiamo il problema di aumentare la produttività e l’organizzazione aziendale, ma ci vuole un punto di confine perché la fatica fisica delle persone va rispettata».
Su Mirafiori serve il tempo necessario. Quanto all’ accordo tra Fiat e sindacati «servirà il tempo necessario». «Un accordo – ha detto la Camusso – si può fare anche in due ore (l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, ha ipotizzato si possa trovare una soluzione nel giro di una settimana, dieci giorni, ndr), dipende dalla distanza tra le parti. Sono sempre contraria a mettere delle date perchè rappresentano una preclusione al poter fare una discussione». Il segretario della Cgil ha, comunque, fatto notare che il confronto di Mirafiori «si è aperto con un’affermazione dell’ad che dice pagina bianca da scrivere, spero – ha concluso – che rappresenti un ripensamento sul fatto di non rispettare i contratti di lavoro. Vedremo come evolve la trattativa».
Relativamente a Pomigliano, in un intervento sul numero di dicembre della rivista Polis (trimestrale di cultura politica), il neo-segretario della Cigl ha scritto che «non è un esempio ma un pericolo che sta determinando una progressiva balcanizzazione delle relazioni» sindacali. Fiat «strappa il modello delle relazioni sindacali; e male fa il governo, soggetto che dovrebbe essere terzo, a tessere le lodi di un oggettivo arretramento del mondo del lavoro».
Landini, ora sciopero generale. A pochi giorni dalla riunione del comitato direttivo della Cgil, che si riunisce giovedì e venerdì, il segretario della fiom-cgil, Maurizio Landini, torna intanto a chiedere lo sciopero generale. A margine di una iniziativa della categoria, il leader delle tute blu ha osservato che le risposte che chiedeva il segretario della Cgil a seguito della manifestazione di sabato non sono arrivate: «Dal governo non mi pare di sicuro, Confindustria mi sembra stia sostenendo tutti i provvedimenti che il governo ha assunto, non ho sentito dire da Viale dell’Astronomia che bisogna togliere il collegato lavoro o fermare la riforma della scuola o che non bisogna mettere mano allo statuto dei lavori come dice il ministro Sacconi. Mi sembra ci siano tutte le condizioni per arrivare allo sciopero generale».