Campania, la svolta non c’è

29/01/2002





Congiuntura/Mezzogiorno – Gli industriali: �Finora solo una breve frenata emotiva, ma sui piccoli il contraccolpo potrebbe ancora arrivare�
Campania, la svolta non c’�
Moda in crisi di fronte alle nuove sfide dei mercati – Nel turismo le presenze si riducono del 10%
Vera Viola
(NOSTRO SERVIZIO)

NAPOLI – Dita incrociate e poche parole. Gli imprenditori campani cercano di evitare di far la parte dei "piagnoni", ma con difficolt�. Per analisi e pronostici dicono di voler aspettare: ma ora, che � tempo di nuovi ordini, si cominciano ad avvertire gli effetti della crisi internazionale. In altre parole temono fortemente che i timidi segnali di risveglio apparsi nel 2000 e nel 2001 (fino all’estate), e che avevano consentito una carica di fiducia e ottimismo, debbano ancora una volta svanire del tutto. L’anno scorso in provincia di Napoli era stato registrato un aumento della produzione industriale del 3,2% e, allo stesso tempo, dietro la spinta della legge 488, in tutta la regione erano ripresi gli investimenti: in quasi tutte le province gli indici di vitalit� si sono orientati verso il segno positivo; a Salerno, Avellino e Benevento, per la prima volta dopo molti anni, l’occupazione ha cominciato a salire e la disoccupazione a scendere: a luglio 2001 la situazione era migliorata arrivando al 21,6% rispetto al 23,8% dell’anno precedente. Il presidente degli industriali campani, Giampiero de la Feld, giro intorno, non lo dice chiaramente, ma teme mesi duri. �Finora abbiamo avuto una breve frenata solo emotiva – spiega – ma nei prossimi mesi faremo la verifica. Il vero problema � che mentre la grande impresa avverte prima il pericolo che proviene da una congiuntura internazionale negativa e si prepara ad affrontarlo, la piccola subisce tutto d’un tratto il contraccolpo�. Primo a dare segni di sofferenza � stato il settore agroalimentare, per lo pi� concentrato nel salernitano, nell’agro nocerino-sarnese. Un comparto che vanta rapporti commerciali floridi sia con gli Stati Uniti sia con i Paesi arabi. �Alcune imprese stanno compensando con la ricerca di altri mercati – dice Nino Paravia, presidente dell’Assindustria di Salerno – ad esempio in Australia, ma sanno bene che dovranno affrontare tempi duri, per molti a rischio di sopravvivenza. Del resto � questo il prezzo da pagare quando si opera in un’area con un deficit strutturale ancora tanto grave�. Anche il turismo, dopo stagioni da record e un 2001 in parte brillante, � alle prese con un inizio d’anno a dir poco difficile. �Siamo passati a Napoli da un incremento di presenze del 10% a un calo delle stesse dimensioni�, dice Ruggero Fimiani, presidente della sezione turismo di Napoli. Mentre la moda campana avverte duri colpi (-10%) nonostante le imprese abbiano intrapreso un difficile cammino per farsi spazio sui mercati. �Grandi e piccoli produttori sono in affanno in questo periodo – dice Luigi Giamundo, rappresentante dei tessili napoletani – ma non dipende solo dalla crisi internazionale. La distribuzione cambia e le imprese devono sapersi adeguare�. La vera preoccupazione, trasversale a tutti i settori, � che una congiuntura pi� pesante finisca per avere conseguenze pi� gravi a causa delle carenze infrastrutturali della Regione. Aggiunge il presidente della Camera di commercio di Napoli, Gaetano Cola: �Siamo ancora lontani da molti mercati, con infrastrutture carenti. La legge obiettivo mi sembra che pensi meno al Sud, i progetti regionali non partono, Bagnoli e Napoli est avanzano a passo lento. Qui passano gli anni, ma non cambia niente�. Non cambia nulla, anche se negli ultimi tempi le piccole e medie imprese della regione hanno dato prova di saper rischiare, investire e riorganizzarsi in chiave pi� moderna e innovativa. A parte gli investimenti agevolati con la legge 488, in molti comparti produttivi, finalmente, si sta facendo spazio il modello del distretto. Le imprese si sono riunite in consorzi per acquistare pi� forza sui mercati e per dotarsi di nuovi servizi. � il caso dei settori delle calzature, moda, gioielli. �Sono preoccupato � vero, per il contesto – spiega Luigi Javarone, presidente delle piccole aziende della regione – ma non posso che aver fiducia da imprenditore nei programmi che stiamo attuando. Mi aspetto tempi migliori sopratutto per chi esporta. Abbiamo valorizzato il tessuto imprenditoriale e la nostra forza lavoro, sopratutto quella pi� qualificata e di alto livello. Sono convinto che possiamo fare di pi� e misurarci con le imprese maggiori. Ma dobbiamo mettercela tutta per combattere il lavoro nero, che invece � ancora troppo diffuso�.

Marted� 29 Gennaio 2002