Comunicati Stampa

I sindacati globali Uni Global e IndustriALL richiamano Benetton: PayUp, Paga!

19/02/2015

A quasi due anni dal crollo del Rana Plaza a Dacca capitale del Bangladesh, Benetton è l’unico grande marchio internazionale  che aveva linee di produzione all’interno dell’edificio, che non ha ancora contribuito al fondo per il risarcimento delle vittime del crollo. Campagna PayUp.

Più di 1100 persone la mattina del 24 aprile 2013 hanno perso la vita nel crollo dell’edificio che conteneva alcune fabbriche di abbigliamento, una banca, appartamenti e numerosi altri negozi. Nonostante gli allarmi lanciati in precedenza dai lavoratori, i proprietari delle fabbriche tessili ignorarono  il pericolo, costringendo i propri dipendenti a lavorare.

Lo scorso anno, sotto la guida dell’Organizzazione internazionale del lavoro ( OIL ) fu istituito un Fondo per raccogliere le donazioni , il Rana Plaza Donors’ Trust Fund, che ha raccolto circa 21 milioni di dollari da aziende internazionali, dalle istituzioni, dai sindacati e dai cittadini. Nonostante questo, è ancora necessario raccogliere 9 milioni dollari per risarcire integralmente i parenti delle vittime, il cui salario era spesso l’unica fonte di reddito delle famiglie.

Un milione di consumatori hanno firmato una petizione di Avaaz che invita Benetton a pagare, PayUp, mentre UNI Global Union e IndustriALL stanno sollecitando la società a versare il proprio contributo per  il risarcimento alle famiglie.
“Dopo tutto quello che abbiamo vissuto , non dovremmo essere costretti a mendicare o fare affidamento sulla carità per vivere “, ha detto Mahinur Begum , un sopravvissuto al crollo del Rana Plaza . ” Abbiamo il diritto di ottenere una somma equa che ci risarcisca per quanto abbiamo subito”

Una catastrofe che si sarebbe potuta evitare ” afferma Giuliana Mesina,  Segretaria Filcams Cgil  responsabile delle politiche Globali ”e che evidenzia la necessità di sottoscrivere accordi transnazionali che impegnino , anche a livello globale, le multinazionali a garantire la sicurezza di tutta la loro filiera produttiva. La ricerca del profitto non può far dimenticare il valore della vita: il primo impegno deve essere quello verso la globalizzazione dei diritti”.