«Campagna» sindacale per le tutele

10/02/2003





Sabato 08 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO
«Campagna» sindacale per le tutele

Nei piani dei confederali stipendio minimo, garanzie su assistenza e inquadramento


MILANO – Chiedono un inquadramento certo, più garanzie su previdenza e assistenza, uno stipendio minimo e un piccolo articolo 18 con un indennizzo in caso di interruzione del rapporto di lavoro. I sindacati vogliono che l’atipico diventi un po’ più tipico, che il collaboratore coordinato e continuativo assomigli di più al lavoratore dipendente. L’ultima proposta è stata approvata dalla segreteria della Cgil: insieme con l’idea di riconoscere il diritto al reintegro o all’indennizzo anche nelle imprese più piccole, è prevista l’estensione dei diritti e delle tutele ai lavoratori subordinati. Una via verso l’indennizzo per i collaboratori coordinati e continuativi e verso un rapporto più vincolante con il committente. «Se un collaboratore lavora su un progetto e il suo incarico viene interrotto senza giusta causa, è giusto che sia pagato un indennizzo», dice Emilio Viafora, segretario generale della Nidil. L’acronimo vuol dire Nuove identità di lavoro e identifica il sindacato della Cgil che cerca di intercettare gli atipici (dai co.co.co. agli interinali): la Cisl ha creato Alai e la Uil ha dato vita a Cpo. L’appello del sindacato all’iscrizione finora ha raccolto qualche migliaio di adesioni: Nidil conta 10mila collaboratori su 15mila iscritti, per Alai sono metà dei suoi 13mila tesserati e in Cpo circa il 60% dei suoi 5mila. Difficile rappresentare una categoria dove i rapporti di lavoro sono personalizzati e i lavoratori entrano ed escono continuamente. I sindacati stanno provando a dare un assetto più stabile. Così nella piattaforma del commercio hanno previsto un compenso minimo legato alle retribuzioni del settore, mentre in sessanta aziende le sigle dei parasubordinati hanno concordato regole specifiche che oggi valgono per oltre 70mila collaboratori. «Riguardano soprattutto call center, ma anche la Compagnia delle opere, l’Arci o amministrazioni pubbliche: è stato fatto a Pescara e adesso stiamo discutendo con il Comune di Roma», spiega Ivan Vizzardi, presidente di Alai. «E nel contratto della formazione professionale – aggiunge – è prevista un’appendice dedicata ai collaboratori». L’importante, per i sindacati, è creare un sistema di inquadramento dei parasubordinati, alleggerire il peso del prefisso «para» e aumentare quello delle tutele. «Vorremmo avere – spiega Viafora – un contratto nazionale generale, con le regole di base per gli atipici, e poi inserire le norme specifiche sui settori nei contratti di categoria. Il punto di partenza rimane il riconoscimento degli stessi diritti e le stesse tutele riconosciuti ai lavoratori subordinati, previsto nella proposta che abbiamo avanzato come Cgil». Secondo il coordinatore della Cpo, Carmelo Prestileo, «l’indennizzo per l’interruzione senza giusta causa, sul modello dell’articolo 18 è una provocazione. Condivido l’idea dell’indennizzo – dice – ma l’entità del danno va stabilita sulla base della durata del contratto e del tipo di attività». Lo slogan della Cpo è «nessuno escluso»: vuol dire, spiega Prestileo, che non bisogna applicare lo Statuto dei lavoratori agli atipici, ma «ripartire dai principi, dai diritti, impedire la discriminazione». Anche Prestileo è favorevole a un livello minimo di compenso ma esclude che possa essere legato al contratto di categoria.
A.BA.