Campagna d’autunno: il segnale brigatista sui prossimi obiettivi

22/07/2002


21 luglio 2002



L’ANALISI

Campagna d’autunno Il segnale brigatista sui prossimi obiettivi


Anche a novembre la sigla attiva nel Nord aveva anticipato il futuro bersaglio dei killer

      ROMA – Nel novembre del 2001 i Nuclei territoriali antimperialisti fecero trovare un volantino che attaccava il «Libro Bianco» del ministero del Lavoro. Quattro mesi dopo, in una stradina di Bologna, le Brigate rosse uccidevano Marco Biagi che di quel libro era uno degli autori. Ieri gli Nta hanno diffuso un altro scritto che indica sei obiettivi e incita ad «attaccare le politiche centrali dell’imperialismo, dalla linea di coesione europea ai progetti e alle strategie di guerra e controrivoluzionari diretti dagli Usa e dalla Nato». L’incubo degli inquirenti è che il copione si ripeta. Che il documento fatto ritrovare 48 ore fa sia l’indicazione strategica per un nuovo attentato dei terroristi. Le ultime analisi degli esperti concordano sulla possibilità che le Br tornino a colpire subito dopo l’estate. «Si sono organizzate, hanno la capacità offensiva per compiere un altro omicidio dopo quelli di Biagi e D’Antona», assicurano investigatori e magistrati. E alla mente torna un’altra, inquietante circostanza. Dopo l’omicidio del consulente del ministero del Welfare furono proprio gli Nta a far ritrovare la prima rivendicazione. La dimostrazione di quanto siano stretti i loro legami con le nuove Brigate rosse. E di come i due gruppi si muovano ormai parallelamente. Una circostanza confermata anche dall’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, durante la sua audizione di fronte al comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Non a caso le ultime considerazioni degli esperti portano all’ipotesi che gli Nta possano essere diventati la «colonna» veneta dei terroristi.
      Inquietante anche la firma in calce al volantino recapitato ieri: Cellula Stefano Ferrari «Rico». La scelta non è casuale. Ferrari era un brigatista della «colonna Walter Alasia». Fu ucciso a Milano il 31 luglio del 1982. «La decisione di sottoscrivere il documento in questo modo – spiega un investigatore – è certamente significativa, ma potrebbe anche avere un altro obiettivo. Quello di farci credere che agli Nta appartengano ormai diverse cellule, mentre noi siamo quasi convinti che il gruppo non sia composto da più di quindici o venti persone, che comunque hanno una buona capacità offensiva».
      In queste ore i responsabili dell’ordine pubblico stanno riconsiderando gli obiettivi a rischio e stanno rafforzando scorte e tutele. Provvedimenti presi nella consapevolezza che il prossimo «bersaglio» possa comunque essere ancora una volta una personalità non protetta. Le informative dei servizi di prevenzione e di intelligence continuano a mettere in cima alla lista esponenti del mondo sindacale e del Lavoro, ma non trascurano coloro che si occupano di giustizia e di carceri. Segnali che arrivano in un giorno simbolo per l’area antagonista: l’anniversario della morte di Carlo Giuliani. Mentre a Genova i No Global sfilano ricordando il giovane ucciso dai carabinieri durante gli scontri di un anno fa, in altre parti del Paese l’eversione invia nuove minacce. Per gli analisti non si tratta affatto di una coincidenza.
Fiorenza Sarzanini