Camera e Senato tagliano i vitalizi, ma dalla prossima legislatura

10/07/2007
    martedì 10 luglio 2007

    Pagina 6 – Interni

      IL CASO

      Riuniti gli uffici di presidenza: l´assegno passa dall´80 al 60 per cento dell´indennità percepita dagli onorevoli

        Camera e Senato tagliano i vitalizi
        ma dalla prossima legislatura

          CARMELO LOPAPA

            ROMA – In attesa che governo e sindacati raggiungano un intesa sulle pensioni, Camera e Senato cambiano le regole sui loro vitalizi. Nel Parlamento alle prese con l´invocato taglio dei costi, qualcosa cambierà dal gennaio 2008. Non le indennità, sia chiaro. Quelle resteranno intatte. Per l´entrata in vigore delle misure che contano, quelle che affonderanno appunto sulle pensioni di deputati e senatori, bisognerà attendere la sedicesima legislatura. Cioè la prossima. Perché «non si può incidere sui diritti acquisiti», ha messo in chiaro a Montecitorio il presidente Fausto Bertinotti. Mentre lo stesso ragionamento veniva fatto, a poca distanza, dal presidente del Senato Franco Marini. I rispettivi uffici di presidenza hanno messo a punto i provvedimenti tanto attesi per ridurre le spese del Parlamento, non a caso in contemporanea. Misure che ora saranno portate a conoscenza di deputati e senatori prima del varo definitivo già fissato per lunedì prossimo.

            Il pacchetto è già pronto e porterà a un risparmio effettivo quantificabile in realtà solo nei prossimi anni. Avrà efficacia già dal prossimo anno, invece, l´abolizione dei circa 3.100 euro all´anno alla Camera e dei quasi 4 mila al Senato assegnati a ciascun parlamentare per i viaggi di studio. Come pure da gennaio scatterà l´estensione del divieto di cumulo del vitalizio con altre indennità, non solo parlamentari, ma anche con quelle derivanti da incarico di governo, giunta regionale, province autonome, componente della Commissione Ue, sindaco di Comune con oltre 250 mila abitanti e presidente di Provincia di un centro con più di 500 mila abitanti, componente del Csm e della Consulta, tra l´altro. Detto questo, il resto riguarda il Parlamento che verrà, la sedicesima legislatura appunto, così si legge nelle tre paginette stilate dagli uffici dei questori. Intanto i vitalizi. Finora ai parlamentari è stato sufficiente maturare due anni, sei mesi e un giorno di legislatura per averne diritto. Ed è stato possibile riscattare a proprie spese il periodo mancante in caso di fine anticipata della legislatura. Ebbene, l´istituto del riscatto verrà cancellato. Per aver diritto al vitalizio bisognerà aver maturato 5 anni effettivi di attività e aver compiuto 65 anni (60 però con dieci anni). Ma si incide anche sull´ammontare della "pensione". Non più l´attuale 80 per cento dell´indennità (che oggi è 14 mila euro). Ma si partirà dal 20 per cento per chi ha fatto parte del Parlamento per cinque anni, 40 per cento per 10 anni e fino a un massimo del 60 per cento dell´indennità complessiva per chi avrà tre legislature intere alle spalle. In soldoni vuol dire che percepiranno tra 3 mila e 7 mila euro. E i parlamentari in carica? Le loro posizioni non subiranno né miglioramenti, né peggioramenti, è stato deciso. Pierluigi Castagnetti (Margherita) e Silvana Mura (Idv) hanno provato a insistere sulla necessità di anticipare il giro di vite alla legislatura in corso. Ma disciplinare i diritti già acquisiti non è possibile, è stato perentorio il presidente Bertinotti. A meno che non si voglia fronteggiare una valanga di ricorsi sul Parlamento con buona possibilità di essere accolti dalla Consulta. «C´è il clima per arrivare a un accordo», ha spiegato il deputato questore Gabriele Albonetti (Ulivo). «Proposte rigorose, primo passo importante, non vogliamo inseguire demagogicamente campagna di stampa generiche» ha precisato il vicepresidente Carlo Leoni (Sd). Proposte comunque «accolte bene» a sentire Teodoro Buontempo di An. Perché «c´è bisogno di rigore e austerità» ha rilanciato dal Senato il Gavino Angius.

            E mentre i radicali propongono un´anagrafe pubblica in cui inserire tutti i dati dei parlamentari, dalle presenze ai finanziamenti ricevuti, «come avviene in Inghilterra», un´accelerazione si registra anche sul fronte del governo per quel che riguarda il suo disegno di legge di riduzione dei costi. Giovedì è previsto il confronto (sperano risolutivo) con Regioni, Comuni e Province. Venerdì il Consiglio dei ministri per approvare il testo che dovrebbe far risparmiare 500 milioni di euro l´anno.