Camera e Senato? Non bastano

16/10/2006
    sabato 14 ottobre 2006

    Pagina 17 – Politica

    IL CASO / L’ultima spesa decisa: settecentocinquantamila euro per sostituire arredi definiti �non ergonomici�

      Camera e Senato? Non bastano
      E i Palazzi diventarono trenta

        Affitti per 38 milioni, solo i facchini costano 2 milioni e mezzo

        Sergio Rizzo
        Gian Antonio Stella

          Non � vero che i politici mangiano: bevono anche. Una sete pazzesca, da impolverati cammellieri del Sahel. Basti dire che l’anno scorso la Camera ha pagato 360 mila euro di bollette d’acqua. E il Senato (compresi misteriosi "approntamenti dei servizi anti-incendio") 400 mila. Pari, insieme, a 650 mila metri cubi d’acqua. Come se per ogni giorno di seduta fosse riempita un’enorme piscina olimpionica. Eppure, diranno, si sono tolti il bicchiere di bocca: con un taglio a Montecitorio di circa il 20%.
          Segno che confidano, meteorologicamente almeno, in un anno meno rovente.

          Il risparmio sulla "fonte della vita" � per� uno dei pochi, sul fronte delle spese del Palazzo. Il quale, a dispetto delle vacche magre, ha succhiato e continua a succhiare alla generosa mammella delle pubbliche casse con una voracit� che, qui e l�, grida vendetta. Uno per tutti?
          Qualche cervellone ha avuto l’idea, forse per sottrarre i committenti alle pernacchie dei passanti, di varare la progettazione e la costruzione di un sottopassaggio per unire Montecitorio a una delle sue numerose dependances, cio� il palazzo Theodoli su via del Corso. Dall’uno all’altro palazzo saranno, a farla grossa, cinque passi. Stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro. Un milione a passo. Quanto costano oggi i muratori, signora mia…

          I bilanci dei palazzi del Palazzo, ecco il punto, sono la prova di come la politica, sia coi governi di destra, sia con quelli di sinistra, abbia continuato in questi anni a divorare soldi alla faccia delle quotidiane denunce di conti in rosso e dei quotidiani appelli ai cittadini perch� tirino la cinghia. Per cominciare, questi palazzi del Palazzo, come fossero di mattoni transgenici, continuano a crescere e si moltiplicano e si sdoppiano e dilagano nel centro di Roma. La mappa a fianco dice tutto: Camera e Senato nel 1948, quando il padre e la madre di Rosa Russo Jervolino, ministro l’uno e sottosegretario l’altra, andavano in ufficio in bus, occupavano quattro edifici. Oggi ne hanno una trentina.
          Vorremmo essere pi� precisi ma � impossibile: spesso un palazzo ne ha inglobato un altro e un altro ancora. Cos� che quello di Vicolo Valdina sono in realt� due, il complesso "Palazzi Marini" sono quattro… Totale? Boh…

          Sono talmente tanti che i soli traslochi dall’uno all’altro, ogni volta che che un gruppo parlamentare, una commissione o un singolo senatore cambia stanza, costano per "facchinaggio" un milione 275 mila euro, con un aumento di 45 mila euro rispetto al 2005. Perch� il 16% in pi�? Risposta: �Si � dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva che si determiner� nel corso dell’ anno per le esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura�. Ovvio. Ma a quel punto subentra un’altra domanda: come mai allora, per facchinaggio e traslochi la Camera, che ha il doppio dei parlamentari, spende meno del Senato (un milione 255mila euro) e soprattutto ha un aumento (+20 mila euro) dimezzato? Non hanno cambiato, l�, legislatura? Misteri. Sui quali non pu� mettere in naso nessuno. Neppure la Corte dei Conti. Il Parlamento, sensato o spendaccione, � sovrano. Al punto che ogni anno comunica al Tesoro quanto vuole e al Tesoro, anche se la cifra � spropositata, non resta che chiedere amichevolmente un po’ di sobriet�.

          Fine. N� pu� metter becco la dirigenza amministrativa dei due Palazzi. A decidere sono, di fatto, solo deputati e i senatori nominati dai partiti (con scelte molto oculate) questori di Camera e Senato. Questori cui � riservato non solo un appartamento ciascuno (non un ufficio: un appartamento) per vivere pi� agiatamente la loro missione, ma anche l’ultima e insindacabile parola su tutto. Al punto che l’ex segretario generale della Camera, Mauro Zampini, si rifiut� per anni di partecipare alle riunioni in cui, di fatto, avrebbe fatto la parte del due di coppe con briscola a spade.

          Eppure, le cose sulle quali la pubblica opinione avrebbe diritto di conoscere i dettagli, sono tante. A partire proprio dagli appartamenti privati dati in dotazione, che per consuetudine spettano non solo ai due presidenti (anche se ad esempio Franco Marini non ci ha dormito mai), ma anche agli otto vicepresidenti delle due aule parlamentari. Va da s� che uno, alla lunga, ci si adagia. Al punto di predisporre finch� � in carica, come Carlo V predispose nei dettagli i propri funerali, anche la propria sistemazione da ex, come ha fatto ad esempio Pierferdinando Casini, che dopo aver lasciato lo scranno pi� alto di Montecitorio si � sistemato nel punto pi� panoramico del palazzo, una specie di superattico extra-lusso.

          Dai e dai, per�, gli spazi non bastano mai. E cos�, per uscire dalle ristrettezze dei 575 uffici ripartiti qualche anno fa a palazzo Marini e dei 4.135 metri quadri assegnati allora ai gruppi parlamentari, la Camera ha continuato a espandersi e oggi spende in affitti 32 milioni e 585 mila euro destinati a salire l’anno prossimo di altri 1,3. Una somma enorme, alla quale vanno sommati i soldi spesi per le manutenzioni ordinarie: 13,5 milioni. Quanto al Senato, che riesce a spendere in canoni 5 milioni e 750 mila euro nonostante occupi un sacco di palazzi (dal "Madama" al "Carpegna", dal "Giustiniani" al "Cenci") avuti in uso gratuito dal Demanio, era cos� affamato di metri quadri che un paio di anni fa ha comprato un paio di propriet�, in Largo Toniolo e in via dei Chiavari, per 21 milioni e 692 mila euro.

          Un affarone, dicono. Fatto sta che Prodi, appena arrivato a Palazzo Chigi, rimesso a nuovo da Berlusconi che aveva affidato un radicale restyling al suo architetto di fiducia Giorgio Pes ("C’erano mobili di cattiva qualit�, ottoni da fiera paesana, stupendi affreschi abbinati con parquet a spina di pesce, lampade di plexiglas, sudiciume, moquette color topo…") si � ritrovato un conto da pagare. Una delibera del Cipe del 29 marzo (dieci giorni prima del voto) che stanzia 69 milioni 668 mila euro per i restauri di alcuni palazzi. Tra i quali 10 milioni per la ristrutturazione del palazzetto di Largo Toniolo e 18 milioni e 581 mila per quello di Piazza della Minerva e 20 milioni e 865 mila euro per la manutenzione straordinaria di Vicolo Valdina…

            Carucci? Ma no, ma no… E poi, se servono davvero, i parlamentari i soldi riescono sempre a trovarli. Al punto che, dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro perfino dall’8 per mille destinato ai poveri del mondo per tappare tra l’altro un buco del "fondo volo" dei piloti Alitalia (vergogna!), la maggioranza di sinistra ha fatto un piano triennale per la Camera che prevede di spendere 2 milioni 520 mila euro per "rinnovamento ascensori" (168 mila euro per ogni palazzo), 6 milioni per "rifacimento impianti di condizionamento", 870 mila euro per "smaltimento dei rifiuti speciali" (ulteriore conferma che Montecitorio c’� talora qualcosa di tossico), 180.000 per "dispositivi di protezione individuale" (cio�? Boh…), 3 milioni e passa per la "riqualificazione degli ambienti delle commissioni parlamentari e del palazzo dei Gruppi". Dulcis in fundo: 750 mila euro per la "sostituzione di arredi non ergonomici". Una spesa che in questi tempi di magra, converrete, era assolutamente in-di-spen-sa-bi-le.