Cambiare la manovra Sciopero nazionale di 4 ore in novembre

22/10/2013

Non sarà generale, come chiedevano in molti. Ma in pochi pensavano si sarebbe fatto. Quattro ore di sciopero gestite a livello territoriale da qui a metà novembre. Vincendo le resistenze di Raffaele Bonanni («si decide in tre e io non ero d’accordo con lo sciopero generale »), il padrone di casa Luigi Angeletti e Susanna Camusso lanciano un segnale forte al governo per chiedere di «cambiare la legge di stabilità». Una via mediana, dunque. Sì allo sciopero
subito e nel frattempo massima pressione sui partiti («Incontreremo tutti i capigruppo») per mettere a punto emendamenti che aumentino in modo sensibile il taglio del cuneo fiscale per lavoratori e pensionati. Poi il 15 novembre riunione unitaria dei direttivi di Cgil, Cisl e Uil: se la manovra non sarà cambiata, arriverà lo sciopero generale. Nel frattempo è probabile che i sindacati del pubblico impiego indicano uno sciopero generale del comparto, il più colpito dalla manovra. In quel caso i segretari generali parteciperanno in prima persona. Così come i pensionati, i primi a preparare la mobilitazione, saranno in prima fila alle manifestazioni territoriali prima di decidere un’eventuale grande manifestazione nazionale.
BONANNI ADERISCE CONTROVOGLIA
Il vertice a tre nella sede Uil di via Lucullo è durato più di due ore e mezza. Tempo trascorso a discutere sulla strategia migliore. Angeletti, Bonanni e Camusso hanno poi impiegato tutti i loro interventi in conferenza stampa per spiegare come i sindacati facciano proposte concrete per migliorare la legge. «La riduzione delle tasse sul lavoro al momento è simbolica. Ed essendo simbolica è del tutto inefficace e condanna il Paese alla stagnazione nel 2014-2015, all’aumento della disoccupazione e a nessun riassorbimento dei milioni di lavoratori oggi in cassa integrazione », ha attaccato Angeletti. Il fulcro delle proposte sindacali sta nei costi della pubblica amministrazione. «Invece che colpire i lavoratori, bloccando i loro contratti, noi facciamo proposte credibili, praticabili e secondo noi molto efficaci: adozione obbligatoria dei costi standard, accorpamento delle imprese pubbliche con poca utenza, ridurre significativamente le 30mila stazioni appaltanti, chiudere le società pubbliche che non hanno funzione», spiega il segretario generale della Uil. Il capitolo a cui più tiene Susanna Camusso è invece quello della tassazione delle rendite finanziarie. «La legge
di stabilità non determina il cambiamento necessario: il Paese rischia di perdere un’altra volta. Continuiamo ad essere il solo Paese in recessione e, soprattutto, continuiamo a perdere il lavoro. Noi vogliamo andare direttamente al punto: spostare risorse per lavoratori e pensionati. E lo si può fare anche a saldi invariati. Basta che le rendite finanziarie non siano più tassate meno di qualunque aliquota e meno che in tutta Europa, anche perché sono quelle che hanno guadagnato di più nella crisi. In secondo luogo, con un’operazione vera sui conti pubblici, non sui lavoratori che da 5 anni non hanno aumenti. Con i costi standard sui grandi beni di acquisto si può attivare un risparmio significativo, anche perché sennò rischia di vincere il partito delle privatizzazioni alla qualunque, di cui paghiamo ancora le conseguenze », chiarisce il segretario generale della Cgil. Raffaele Bonanni ribadisce che nella «manovra ha vinto il partito della spesa pubblica, quello che si oppone al taglio degli sprechi, che difende aziende pubbliche come quella dei canarini intristiti. Non si è voluto mettere mano a sprechi, ruberie e assetti di potere». Poi si concentra sui dipendenti statali, «i più colpiti dalla manovra», storico feudo della Cisl: «Il pubblico impiego è ormai una sorta di cimitero, dove nulla si muove e a perderci sono solo le tasche dei lavoratori». Bonanni però ci tiente a non attaccare troppo il governo: «Siamo per la stabilità produttiva, niente polveroni. Parlo per me: non voglio essere confuso con tutti questi populisti che lavorano per la grande goduria dei poteri forti».Cgil, Cisl e Uil poi non si dimenticano delle emergenze. «Per noi esodati e rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga sono emergenze e vanno risolte prima della legge di stabilità», sottolinea Camusso, «anche perché mancano ancora risorse per chiudere il 2013». «Spero che Giovannini – ha aggiunto Bonanni – capisca quando diciamo ‘primum vivere deinde philosopharì. La nostra attenzione è rivolta sempre ai cassaintegrati e anche al processo di riassorbimento degli esodati».
SQUINZI: È UN SEGNALE DI PROTESTA
Angeletti, Bonanni e Camusso hanno più volte ricordato il loro documento sottoscritto con Confindustria. E il comune sentire con Giorgio Squinzi è continuato anche ieri. Alla notizia dello sciopero, il numero uno di viale dell’Astronomia ha commentato così: «È un segnale di protesta». E poi ha attaccato: «C’è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, porcherie, di cui abbiamo larga esperienza nel passato».