Cambia volto il mercato del lavoro

08/07/2002



Sabato 06 Luglio 2002

Cambia volto il mercato del lavoro
Dallo staff leasing alla flessibilità in uscita: ecco le nuove regole

Li.P.

ROMA – È quello sul lavoro il capitolo più corposo del Patto per l’Italia siglato ieri da tutte le parti sociali ma respinto dalla Cgil. Ma è anche quello dove si concentrano i cambiamenti più importanti e significativi messi in cantiere dal Governo. Non solo per l’articolo 18, diventata la riforma più visibile, ma anche per il via libera a nuove norme come quella sull’outsourcing, il collocamento che si apre ai privati e tutte le nuove tipologie contrattuali. Un capitolo che integra la delega-lavoro già all’esame del Senato. Articolo 18: come cambia. Il nuovo testo, scritto nel Patto, che verrà recepito nel testo della delega (848 bis) all’esame del Senato, conterrà tre novità. La prima, «inapplicabilità della misura alle imprese già rientranti, al momento dell’entrata in vigore della legge, nel campo di applicazione dell’articolo 18, in quanto nei 12 mesi precedenti abbiano occupato un numero di dipendenti superiori ai 15 addetti». Si tratta di una norma anti-elusiva per evitare sia che le nuove imprese con più di 15 dipendenti rientrino direttamente nella deroga (che è limitata al solo articolo 18 e non a tutto lo Statuto dei lavoratori), sia che le aziende riducano fittiziamente il personale per accedere alla nuova normativa. La seconda novità è che «decorsi 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge» ci sarà una «verifica» con le parti per valutare l’efficacia della nuova legge in termini di incremento occupazionale. L’ultima novità è la «non riconducibilità al concetto di nuova assunzione delle ipotesi di subentro di un’impresa a un’altra nell’esecuzione di un appalto, dove c’è una legge o una clausola contrattuale a tutela del passaggio del personale». L’outsourcing, nuova versione. Il trasferimento di ramo d’azienda è stato un altro dei punti cruciali della trattativa. Nella delega-lavoro all’esame del Senato, c’è una norma ad hoc che prevede l’eliminazione del requisito dell’autonomia funzionale nei casi di cessione di ramo d’azienda, cioè di operazioni di outsourcing. Anche su questo punto Cisl e Uil hanno messo le loro condizioni. La correzione inserita dal Governo mantiene il requisito dell’autonomia ma lo adatta alla normativa europea. In pratica, invece di essere preesistente, l’autonomia funzionale diventa potenziale: cioè può anche essere acquisita nel momento del trasferimento effettivo. Su questo tema è comunque previsto un avviso comune delle parti. Indennità di disoccupazione. Si potenzia l’indennità di disoccupazione che viene aumentata nella durata (da 6 a 12 mesi) e nell’entità. Aumenta l’assegno dal 40 al 60% sull’ultima retribuzione ma solo per i primi sei mesi: poi si scende al 40 e al 30% nei successivi due trimestri. La durata massima sarà di 24 mesi (30 al Sud). Inoltre, è prevista la perdita del sussidio nel caso di rifiuto da parte del disoccupato, di corsi di formazione, di altra occasione di lavoro, o di prestazione di lavoro irregorale. Ammortizzatori: il secondo pilastro. Nel patto, che integrerà la delega, si parla di un secondo livello di tutela «integrativo e volontariamente promosso dalle parti sociali» su cui il Governo prevede anche forme di incentivazione adeguate per i contributi delle imprese. In particolare, i settori produttivi che non usufruiscono di ammortizzatori sociali integrativi o sostitutivi dell’indennità di disoccupazione, potranno promuovere la gestione, attraverso accordi collettivi, di prestazioni integrative o sostututive. Questo comporterà, quindi, un aumento del costo del lavoro, dunque, il processo non sarà così semplice. La gestione sarà affidata a organismi bilaterali (di cui si parla anche per il collocamento e la formazione), cioè composti da rappresentanti delle imprese e dei lavoratori su imitazione di quanto accade nel settore artigiano o edile. È previsto anche un «sostegno al reddito di ultima istanza» a carico della fiscalità generale. Il collocamento privato. «Favorire la occupabilità» è stato uno degli slogan usati per la riforma del lavoro. Il collocamento è uno dei tasselli di questa strategia: favorire cioè il reinserimento del disoccupato attraverso efficienti servizi per l’impiego. Nella delega-lavoro, ma è espressamente richiamato nel Patto, non solo si parla della riforma del collocamento pubblico ma soprattutto dell’apertura dei servizi all’impiego ai privati. Viene infatti eliminato il requisito dell’oggetto sociale escluso per le agenzie di interinale che, al momento dell’entrata in vigore della nuova legge, potranno operare come collocatori privati. Le nuove flessibilità. La delega-lavoro porta un corposo pacchetto di flessibilità e di nuove tipologie contrattuali. Si va dallo staff leasing, cioè la possibilità di affittare anche a tempo indeterimnato il personale, alla riforma del part-time rendendo più elastica la determinazione delle fasce orarie e del lavoro straordinario. Inoltre, debutta nella nostra legislazione il contratto a chiamata (job on call): ci fu un tentativo alla Zanussi che però fu respinto dai lavoratori. Si tratta di un contratto in cui il lavoratore dà all’impresa la disponibilità a essere chiamato a lavoro: a fronte di questa disponibilità riceve un’indennità più la retribuzione per le ore effettivamente lavorate. Vengono fissate anche prime regole per le collaborazioni coordinate e continuative che, come si legge nel Patto, verranno legate a un «progetto» e fatte rientrare nell’area «del lavoro autonomo, incrementandone il prelievo contributivo, fermo restando l’impegno ad arginare il fenomeno delle collaborazioni fittizie».