Cambia il lavoro. Ma non cambia il bisogno di unità sindacale

10/02/2003



  Economia




domenica 9 febbraio 2003
Cambia il lavoro. Ma non cambia il bisogno di unità sindacale

di 
Andrea Carugati


 BOLOGNA. Prove tecniche di dialogo, a Bologna, tra i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti. L’occasione era delle migliori: un confronto di merito a partire dall’inchiesta sul «Lavoro che cambia», promossa dai Ds, presenti sotto le due torri con il segretario Piero Fassino e con il responsabile Lavoro Cesare Damiano. Entrambi, per tutta la mattinata e davanti a più di 1000 persone, hanno ribadito il valore dell’unità sindacale e l’impegno della Quercia in questa direzione.

La giornata bolognese è iniziata con il freno a mano sull’unità sindacale. «Oggi ci confrontiamo su un tema, il lavoro che cambia. Solo questo – ha detto all’entrata il leader della Cisl -. Non credo che oggi ci siano le condizioni per l’unità sindacale. Qualcuno ha deciso di fare uno sciopero da solo. Noi abbiamo deciso altre cose. Per il resto si vedrà». Stessa lunghezza d’onda per Angeletti. «Si tratta di una divisione che dura da molto tempo – ha commentato Epifani-. Questa è la vera caratteristica nuova nei rapporti tra Cgil, Cisl e Uil: in passato abbiamo avuto divisioni, ma mai così prolungate. La ricerca però conferma una cosa che sapevamo: che il sindacato dalla vocazione più unitaria era e resta la Cgil».

Nel suo intervento Pezzotta non ha nascosto le divergenze con la Cgil: «Vedo le divisioni come il portato di un sindacato vitale che fa i conti con la realtà: non è un dato totalmente negativo, vedere la realtà con tre occhi è meglio che con uno solo. Per il momento cerchiamo di non demonizzarci a vicenda, anche se ci dividono scelte strategiche». Ad esempio il giudizio sulla legge delega del governo: «La delega sul lavoro ha aspetti positivi e negativi – ha spiegato alla platea rispettosa e perplessa del circolo Arci Benassi-, eppure questo è il governo che hanno scelto i cittadini e io devo farci i conti, vedere quanto riesco a cambiare». E Angeletti ha aggiunto: «È sbagliato sostenere che la legge delega produrrà occupazione: sono gli investimenti che produrranno occupazione». «L’unità sindacale – ha concluso Pezzotta – è una speranza lontana, una bambina che non stiamo facendo crescere, ma non chiudo la porta».

Appena terminato l’intervento, il leader della Cisl ha lasciato il convegno. «Mi dispiace che Savino sia andato via – ha detto Epifani – perché non sono d’accordo quando dice che diamo risposte diverse perché abbiamo culture diverse: nonostante le culture diverse per anni abbiamo dato risposte uguali». Epifani ha poi stigmatizzato il comportamento delle imprese che, invece di investire in qualità e ricerca, si dedicano allo «shopping finanziario», diversificando gli investimenti rispetto alla propria attività fondamentale: «È il caso della Fiat, e il risultato è la cassa integrazione per i lavoratori. Di fronte ai rischi del mercato alcune imprese trasferiscono i rischi sui lavoratori, mentre le decisioni vengono prese da gruppi ristretti e senza trasparenza». E sulla legge delega Epifani ha detto: «Con il rallentamento dell’economia questa legge aumenterà la precarietà e non darà nessun contributo all’occupazione. Se il governo dice il contrario non dice una cosa vera». «Sull’articolo 18 – ha ammonito il leader Cgil- la battaglia non è ancora vinta perché pende ancora una delega in Parlamento». Infine un appello a Cisl e Uil: «Visto che il ministro del Welfare Maroni ha deciso di escludere la Cgil dai lavori preliminari della conferenza sulla disabilità, mi piacerebbe ci fosse un richiamo fatto da Cisl e Uil sulla nostra partecipazione».

Anche il tema del referendum sull’articolo 18 proposta da Rifondazione è stato al centro del convegno: e i tre sindacati hanno trovato una sostanziale condivisione nel ritenerlo una strada sbagliata. «La via fondamentale per estendere i diritti a chi non ne ha- ha detto Epifani- passa per un processo di riforma, per un percorso legislativo che resta l’unica strada possibile. Quando ci avvicineremo alla scadenza, comunque, il nostro Comitato direttivo deciderà la nostra posizione. Naturalmente le nostre ragioni non corrispondono a quelle del no, visto che una parte di quelli che stanno nei comitati per il “no” si è battuta per cancellare l’articolo 18». Anche la Uil si è pronunciata a favore di una legge ad hoc e ha ribadito che «non aderirà a nessun comitato per il no». La Cisl, dal canto suo, «non voterà a favore e non aderirà a nessun comitato che non sia sindacale». «Nei giorni scorsi in Sicilia -ha detto in conclusione Fassino -c’è stato uno sciopero generale unitario, così come ci sono molte lotte contrattuali contrassegnate da unità: si tratta ora di individuare i punti che uniscono e da lì ripartire per fare un cammino che consenta di superare le divisioni. I Ds sono impegnati ad accompagnare questo processo e considerano l’unità sindacale necessaria e possibile». Fassino ha poi ribadito la bocciatura della legge delega sul lavoro e ha sottolineato l’esigenza di trovare «una buona flessibilità che non si traduca in precarietà». Infine il leader dei Ds ha ricordato che si tratta della quarta occasione in un anno in cui i Ds organizzano confronti con i tre segretari confederali. E nel dirlo gli scappa un lapsus: «I tre segretari della Cgil». La platea ride e si lascia andare a un applauso liberatorio.




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