Cambia il Dpef, il governo rilancia il dialogo

17/07/2003


giovedì 17 Luglio 2003

NEL DOCUMENTO UN PREAMBOLO SUL CONFRONTO SOCIALE IN VISTA DELLA FINANZIARIA. CONFERMATO L’IMPEGNO DA 16 MILIARDI
Cambia il Dpef, il governo rilancia il dialogo

Il premier: ci prepariamo alla ripresa. Trovati i fondi per aumentare i contratti pubblici

Roberto Giovannini

ROMA
Ai ministri sono servite solo 2 ore e mezza di confronto per il varo del Documento di programmazione economica e finanziaria del prossimo triennio e per sbloccare il complesso nodo dei rinnovi dei contratti pubblici. Rispetto alle indicazioni contenute nella bozza circolata martedì, nel Dpef ci sono molte novità. Sparisce la contestata proposta dei mutui-casa usati per aumentare i consumi, come pure la trasformazione dei trasferimenti a fondo perduto alle imprese in mutui. Compare un mini stanziamento per gli asili nido, ma soprattutto arriva un «preambolo»: due pagine, in premessa del Documento, che stabiliscono il ricorso del metodo del «dialogo» tra governo e parti sociali nella stesura della Finanziaria di autunno. Un preambolo fortemente voluto da An e Udc, che nelle intenzioni del governo dovrebbe servire a rilanciare il confronto con industriali e sindacati e favorire la definizione di misure più o meno concordate sui temi più «caldi» della prossima Finanziaria. Chissà, magari anche sulle pensioni. Al temine della riunione il ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella ha potuto annunciare il reperimento delle risorse necessarie per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, bloccati nonostante l’accordo fra il vicepremier Fini e i sindacati del febbraio 2002. In particolare verrà concesso l’aumento salariale aggiuntivo dello 0,99% richiesto dalle organizzazioni sindacali.
Il ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno ha commentato che «il Dpef apre una intensa fase di collegialità e dovrà essere la premessa per costruire la prossima legge Finanziaria».
Riuscirà allo scopo, questa riscoperta dell’utilità della mediazione con le parti sociali? Ieri, nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con sindacati e imprese, lo stesso premier Silvio Berlusconi ha comunicato ai diretti interessati la novità, che si tradurrà a settembre in tavoli in cui si discuteranno le misure della manovra da 16 miliardi necessaria per il 2004. «Ci saranno intensi tavoli di confronto» per le riforme strutturali, ha detto il Presidente del Consiglio, secondo cui «il cambiamento epocale riguarda soprattutto l’Europa. Si deve fare un tentativo per superare visioni parziali, per farci trovare pronti quando arriverà la ripresa». L’impressione è che l’accoglienza sia stata piuttosto fredda, anche perché tutti i responsabili delle forze sociali sono rimasti piuttosto delusi dalla sinteticità (qualcuno ha parlato di vaghezza, e il presidente di Confcommercio Billé ha detto che il Dpef «è asciutto come il Po») dell’esposizione di Giulio Tremonti, che ha parlato anche del pericolo rappresentato dalla Cina dal punto di vista della delocalizzazione dell’industria, ma poco si è speso sul welfare. I sindacati, in particolare, hanno mostrato grande preoccupazione per l’annunciato giro di vite sulla spesa per sanità e pensioni, che nel caso della previdenza colpirà come anticipato soprattutto i pubblici dipendenti. Per adesso, il giudizio di Cgil-Cisl-Uil resta sospeso fino alla presentazione formale del Dpef.
Se non altro, la rivisitazione di qualcosa che assomiglia al famoso (e abbandonato) metodo della concertazione ha contribuito a distendere il clima interno alla maggioranza, almeno per ora. Far accettare il «preambolo» – fortemente voluto da Udc e An – al superministro Tremonti non è stata cosa facile; ci sono voluti molti incontri e qualche cozzo dialettico, ma alla fine lo stesso titolare dell’Economia ha accettato una versione del preambolo che tutto sommato non rappresenta un pericolo per la predisposizione della Finanziaria 2004. Anche perché nel testo si parla proprio di «dialogo», e non di concertazione: vale a dire, i sindacati e gli imprenditori saranno ascoltati, ma poi sarà il governo a decidere. Fu Gianfranco Fini, durante la disfida sull’articolo 18, a rilanciare un metodo di consultazione e di «ascolto» delle parti sociali, che poi sfociò nell’intesa sul «Patto per l’Italia» senza la Cgil. È probabile che anche stavolta il tentativo sia quello di creare le premesse per costruire un accordo almeno con Cisl e Uil; fu sempre Fini a sostenere che l’esito delle prossime elezioni lo deciderà il posizionamento della Cisl di Savino Pezzotta. La sensazione è che – almeno sulle pensioni – sarà una faccenda molto problematica ottenere il consenso di una parte del sindacato a misure di taglio che non siano poco più che simboliche.
Intanto, però, restano i numeri di una manovra economica di proporzioni tutt’altro che simboliche: 16 miliardi di euro, di cui 10 da misure «una tantum». La parte di interventi strutturali sicuramente dovrà affrontare ancora una volta il capitolo della spesa degli enti locali, che subiranno un nuovo irrigidimento del patto di stabilità interno. Si punta poi alla progressiva riduzione delle misure straordinarie (cartolarizzazioni, manovre contabili, sanatorie e condoni) che dovranno essere sostituite con misure strutturali che «interesseranno principalmente i settori previdenza e sanità, gli acquisti di beni e servizi da parte della PA e i sussidi alle imprese». Ancora, si afferma che per il riequilibrio delle finanze pubbliche «è necessario perseguire con vigore il cammino delle riforme nei settori dell’istruzione, del lavoro e delle pensioni. Per adesso, in Finanziaria ci saranno misure per la lotta all’evasione, al sommerso e ai «privilegi». Come detto, scompare la proposta dei mutui-casa, e si stanzieranno 10 milioni di euro (20 miliardi di vecchie lire) per creare asili nido e favorire l’occupazione femminile, misura che fa parte di un corposo capitolo dedicato alla famiglia. Infine, ecco la nuova curva del debito e del deficit pubblico: secondo il governo il debito scenderà dal 104,2% del pil del 2004 al 97,1% del 2007.

Il deficit invece sarà dell’1,8 l’anno venturo passando poi all’1,2% e allo 0,5 nel 2006. Nel 2007 è previsto addirittura un avanzo dello 0,1%.