Camaldoli, Prodi chiude il «caso Cofferati»

15/07/2002


15 luglio 2002



Parisi: articolo 18, consultare i lavoratori. Il leader della Ue parla di Europa e attacca gli «approfittatori» che speculano sulla moneta unica

Camaldoli, Prodi chiude il «caso Cofferati»


Il presidente della Commissione: non era qui con noi. Quello seduto accanto a me si chiama Cox

      DAL NOSTRO INVIATO
      CAMALDOLI (Arezzo) – Si è chiusa «la tre giorni di Camaldoli», questa "classica" del pensiero cattolico, di politica europea e italiana, e di ciclismo. Quello di Romano Prodi. S’è chiusa con un lungo appassionato intervento del presidente della Commissione europea sui temi che gli sono più cari: quelli di politica internazionale. Per sottolinearlo, nei giorni scorsi Prodi è stato molto laconico con i giornalisti. Ha parlato soltanto della crisi Marocco-Spagna e ha fatto delle battute di apprezzamento sul ciclista Mario Cipollini. Si sa che all’interno dei muri del convento si è dibattuto molto di religione e Europa (che poi era il tema del convegno) e che durante le monastiche colazioni e cene tra i tavoli affioravano solo temi come Israele e Palestina, l’elezione del Csm, le polemiche sul finanziamento ai partiti. Di politica interna e di strategie uliviste niente.
      Ma i politici non sanno stare a lungo lontano dai taccuini dei giornalisti ai quali, ogni anno, è precluso l’accesso al convento. E così escono per un caffè, una passeggiata e una dichiarazione ricostituente. E se dentro tacevano di tutto quello che poteva dispiacere al "papa Prodi" (secondo la definizione del simpatico presidente dell’europarlamento, Pat Cox) fuori alcuni si sono lanciati in tuffi più o meno pericolosi. Non Parisi, che ieri ha proposto che il sindacato sull’articolo 18, che lui boccia completamente, consulti i lavoratori.
      Il tema più ghiotto a Camaldoli è stato il futuro di Sergio Cofferati. In una chiave da infastidire il Professore. Si è rispolverata, in molti casi, la vecchia idea di un ticket Prodi-Cofferati, lanciata a sinistra parecchi mesi fa. Il silenzio di Prodi è stato quasi assordante. Ma il ticket, nonostante una secca smentita di Enrico Micheli, è stato riportato a galla. E ieri il Professore ha colto l’occasione per far trasparire la sua irritazione in una breve conferenza stampa. Ha rimproverato un giornale che aveva pubblicato una sua vecchia foto con Cofferati «come se a questo convegno avesse partecipato anche il segretario generale della Cgil».
      Prodi poi se l’è presa con gli «approfittatori», coloro che con l’arrivo dell’euro hanno aumentato a dismisura i guadagni. Il presidente ha ricordato che l’inflazione è in calo in tutta Europa, ma di fronte alle obiezioni dei giornalisti che gli hanno anche fatto notare le proteste dei consumatori italiani, ha risposto: «Tutte le statistiche serie dimostrano che nei paesi dell’Unione l’inflazione è in calo. In Italia e in Germania c’è una percezione diversa, ma il dato è identico. Sono stato io il primo a denunciare aumenti non previsti in alcuni settori, in particolare in quello dei servizi alla persona. Incrementi però bilanciati da altre diminuzioni di prezzo che, come sempre, hanno fatto meno rumore. Dopo tre mesi c’è stato un calo della tensione e qualcuno ne ha approfittato, a volte in modo indegno. Non vogliamo che questi soggetti rovinino un passaggio che è andato meglio di qualsiasi previsione. Io chiedo a queste categorie un autocontrollo interno».
      Prodi ha difeso a spada tratta l’euro. Anche i governi, ha detto, dovrebbero controllare con più attenzione.
      Alla domanda sul prezzo del petrolio, che dovrebbe diminuire grazie al maggior valore dell’euro, è stato duro: «Così come prima i prezzi hanno rispecchiato in termini negativi il deterioramento della nostra moneta rispetto al dollaro, ora debbono simmetricamente rispecchiare l’aspetto positivo per il consumatore».
      Il suo è un grido d’allarme, di denuncia. La Commissione non può di più. Ma l’euro, comunque, ha ribadito il Professore, è uno dei tre elementi che hanno fatto del 2002 «un anno unico», ed è «grazie all’euro che gli Usa prendono atto per la prima volta che l’Europa esiste». Gli altri due elementi fondamentali dell’anno sono la nascita della Convenzione («che magari durerà di più, ma verso la quale sono oggi più ottimista») e l’allargamento ai dieci Paesi dell’Est che dovrebbe concludersi entro dicembre.
      Il presidente ha parlato anche di quanto si è fatto nei Balcani, e ha spiegato come sia difficile per la Russia entrare nell’Unione. Infine ha invitato i fotografi a fare molta attenzione: quel signore seduto accanto a lui «si chiama Pat Cox, non Cofferati». Come dire: sono e resto in Europa.
Sergio Stimolo