«Calunniano me per delegittimare la Cgil»

01/07/2002


29 giugno 2002



«Calunniano me per delegittimare la Cgil»

Cofferati si rivolge alla magistratura: cerchi verità e responsabilità a qualsiasi livello, anche nelle istituzioni

      ROMA – Per Sergio Cofferati si tratta di una manovra. Con un obiettivo preciso: «Delegittimare la Cgil». Una manovra che viene da lontano, che si iscrive in una «inaudita campagna di calunnia» ai danni di una «organizzazione sistematicamente aggredita». Una manovra slegata dal conflitto sull’articolo 18. Tanto è vero che le lettere di Marco Biagi (il consulente del ministero del Lavoro ucciso in un attentato terroristico il 19 marzo scorso) che ora vengono alla luce risalgono al periodo luglio-settembre del 2001, addirittura prima della presentazione del Libro bianco sul mercato del lavoro coordinato dallo stesso Biagi. Ma chi vuole attaccare la Cgil insinuando che ci sia un legame, sia pure indiretto, tra l’omicidio Biagi e la Cgil stessa? «Dovrà accertarlo la magistratura», risponde il segretario generale, Sergio Cofferati, in una affollata conferenza stampa convocata per annunciare le iniziative a difesa della Cgil. Per il segretario siamo davanti a uno stravolgimento della realtà: la Cgil «da tempo nel mirino dei terroristi» subisce ora «il tentativo di accreditare l’idea che sia responsabile di forme di violenza». Il leader spiega che la sua organizzazione «darà mandato a un pool di illustri giuristi coordinato dal professor Guido Calvi di presentare un esposto denuncia alla procura» per chiedere «l’accertamento della verità e delle responsabilità a qualsiasi livello – insisto, a qualsiasi livello – anche di coloro che operano nelle istituzioni». Come spiega più tardi lo stesso Calvi, la fuga di notizie sulle lettere non può che venire da «uffici giudiziari, uffici di polizia», cioè da «un luogo istituzionale che ha avuto le lettere, le ha raccolte e poi, violando i suoi doveri, le ha consegnate alla stampa».
      Secondo Cofferati il fatto che si tratti di una strumentalizzazione è provato dal fatto che, una volta rese note le lettere in cui un Biagi terrorizzato implorava dalle istituzioni la scorta, i commenti del governo abbiano trascurato ciò e si siano invece focalizzati sul passaggio in cui il professore scrive testualmente di «minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti». Senza appello il giudizio del leader della Cgil: «Trovo i commenti degli esponenti di governo vergognosi: non parlano delle scorte, ma della Cgil». Di più: Cofferati sollecita i partiti dell’opposizione a chiedere al governo di riferire in Parlamento sia sulla fuga di notizia sia sulla mancata protezione di Biagi.
      La magistratura, invece, dovrà «far luce» su molti altri aspetti della vicenda, aggiunge il segretario della Cgil. Perché la procura di Bologna dice di essere in possesso solo di tre lettere mentre quelle arrivate a «Zero in condotta», quindicinale del movimento no global, sarebbero addirittura sei? «Bisogna accertare anche questo – dice Calvi -. Ho l’impressione che sia soltanto un modo per comunicare all’opinione pubblica che le lettere non sono uscite dalla procura». Perché alcune lettere sarebbero state manomesse? Le lettere sono autentiche? Ma soprattutto Cofferati vuole che sia fatta luce sul passaggio che lo riguarda: «Qualcuno si è preoccupato di spaventare Biagi attribuendo a me intenzioni minacciose nei suoi confronti che non sono state mai nemmeno immaginate da me». «È indispensabile capire chi lo abbia detto a Biagi».
      Per il leader della Cgil è «inquietante» che ciò sia avvenuto con largo anticipo sulla vertenza sull’articolo 18 perché si potrebbe pensare a un disegno preordinato. Così come «crea una grandissima preoccupazione» il fatto che la diffusione delle lettere sia avvenuta a ridosso delle «affermazioni gravi di un ministro (Maroni,
      ndr ) e ripetute da altri ministri in Parlamento (Giovanardi e Scajola, ndr )» sulle presunte responsabilità della Cgil nel creare tensione sociale. Tutto ciò, conclude Cofferati, getta una «luce davvero sinistra sulle condizioni in cui il Paese vive la sua dialettica».
      Un quadro torbido quello che dipinge il leader della Cgil: «Gli atti politici da un lato e l’uso di queste informazioni dall’altro creano un problema enorme non solo a questa organizzazione, ma a questo Paese. La Cgil è il più grande sindacato italiano e accreditare l’idea che l’espressione di opinioni diverse o il libero esercizio di diritti costituzionali sia inaccettabile, come hanno detto autorevoli esponenti di governo, a partire dal presidente del consiglio, crea enormi problemi. La Cgil non l’accetterà mai».
Enrico Marro