Calore per Bersani, cortesia per Di Pietro. Ma la star è Vendola

06/05/2010

La lista degli amati e degli odiati dalla platea dei delegati Cgil – campione di rara attendibilità per intuire gli umori del tradizionale elettorato nazionale di centrosinistra – rispetta tutti i pronostici della vigilia. I politici e gli ospiti illustri vengono nominati e salutati dal palco del congresso uno dopo l’altro. L’applausometro si presta a facili confronti. La platea congressuale saluta con calore il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, con cortesia il leader Idv Antonio Di Pietro, con grande affetto e riconoscenza il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che i delegati Cgil accolgono come infaticabile difensore della Costituzione mentre l’indispettito Sacconi lo definisce «vecchio democristiano». A cogliere alla sprovvista gli osservatori esterni, piuttosto, è l’unica vera ovazione della giornata, quella riservata a Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, leader di Sinistra e Libertà, e soprattutto politico dai toni lirici e radicali, che riesce con fatica a scambiare qualche battuta con i colleghi a causa della fila di delegati che vogliono stringergli la mano e fotografarlo. Gli applausi della Cgil, va detto, sono applausi ricambiati. «Una relazione bella e seria, che ha messo al centro il tema dei temi, quello del lavoro, e che ha dato indicazioni piuttosto precise sul modo in cui procedere. Raccolgo l’esigenza di dar luogo con il contributo di tutti a un’iniziativa straordinaria sui temi dell’occupazione. È giusto che le forze sociali si esprimano, bisogna che il governo si decida che il problema c’è e che si deve fare qualcosa» afferma Bersani al termine della relazione di Guglielmo Epifani. «È un programmad i governo alternativo a quello dell’attuale governo che noi intendiamo fare nostro e sostenere in parlamento» commenta Di Pietro. «I sindacati sono un architrave della vita democratica, tanto più in tempi di inquietudine, crisi, incertezza politica sociale culturale economica. E la grande Cgil è un punto di riferimento non solo per le questioni di stretta pertinenza sindacale, ma della civiltà democratica del nostro paese» sottolinea a margine Vendola. Toni critici solo dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, rimasto ai margini dell’attenzione del congresso Cgil: «Nella relazione di Epifani ci sono tante cose giuste,ma non c’è una strategia per contrastare l’attacco pesantissimo ai lavoratori e al sindacato di classe che il governo e la Confindustria hanno scatenato». In cima alla graduatoria dei malvisti c’è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, oltre al difficile ruolo istituzionale, sconta l’impegno profuso di recente per riformare il diritto e il processo del lavoro e il rifiuto di estendere gli ammortizzatori sociali: il suo nome viene subissato da fischi. Contestata anche la controparte per eccellenza, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, accompagnata dal vice Alberto Bombassei e dal direttore Giampaolo Galli. Come da copione anche le contestazioni ai leader di Cisl e Uil, firmatari dell’accordo separato sui contratti, e quelle alla fu sindacalista Ugl Renata Polverini, migrata alla politica nelle vesti di governatrice del Lazio per il Pdl