Call center, ride il telefono: 16mila de-precarizzati

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

    Pagina 11 – CAPITALE & LAVORO

    Call center, ride il telefono
    16 mila de-precarizzati

    Da co.co.pro a tempo indeterminato, la Cgil porta a casa migliaia di stabilizzazioni. Genovesi (Slc): «Raggiunto un risultato storico»

      Sara Farolfi

        Sono oltre 18 mila i lavoratori dei call center stabilizzati con accordi sindacali nei primi quattro mesi dell’anno. Migliaia di ragazze e ragazzi passati cioè da un contratto a progetto a un contratto subordinato (per la maggior parte di loro, a tempo indeterminato), in quella che Alessandro Genovesi, segretario nazionale Slc Cgil, definisce «la più ampia campagna di stabilizzazioni che un settore privato ricordi, da vent’anni a questa parte».

        Una campagna di de-precarizzazione in uno dei settori ormai simbolo di cattiva occupazione e diritti negati, quello dei call center in outsourcing. Quasi la metà dei lavoratori a progetto dell’intero comparto (che sono oltre 45 mila persone) sono stati stabilizzati. Di questi, oltre sedicimila con accordi siglati dall’Slc Cgil, mentre circa due mila con accordi sottoscritti da altre categorie (Filcams, Nidil e Fiom). Una novantina sono gli accordi siglati dall’Slc (su circa 200 lettere spedite) e, spiega Genovesi, il dato importante è che sono state coinvolte tutte le aziende medio grandi. Una quindicina di imprese con oltre 500 dipendenti, quelle che vincono le gare di appalto e che conseguentemente orientano il mercato.

        L’accordo più esemplificativo, «e che potrebbe fare scuola», è quello siglato a Teleperformance: 2500 stabilizzazioni a tempo indeterminato (1700 a Taranto), e a 36 ore («un signor part time dunque» precisa Genovesi), tutti in fasce orarie rigide e non a discrezione dell’azienda, con il diritto di spostamento dell’orario per quei lavoratori che hanno un secondo lavoro. «L’80% dei dipendenti dell’azienda era out bound – tiene a precisare Genovesi – Segno che si può fare anche questo».

        Degli oltre 16 mila stabilizzati (donne nel 68% dei casi, e di età inferiore ai 30 anni nel 61,3% dei casi), l’86,5% ha un contratto a tempo indeterminato, e nel giro di due anni la percentuale dovrebbe salire al 98% del totale (trattandosi per il 10% dei casi di contratti a termine o di apprendistato per i quali è prevista la trasformazione a tempo indeterminato dopo 24 mesi). Spiega Genovesi come molta attenzione sia stata posta anche alla «qualità delle stabilizzazioni». Che nel caso dei call center ha a che fare con l’orario di lavoro part time che spesso impone il secondo lavoro (solo il 5% delle stabilizzazioni sono riconducibili all’orario full time) e i livelli di inquadramento.

        I risultati ottenuti, conclude Genovesi, sono frutto di più «energie», ultima delle quali la Finanziaria 2007. Ora però, secondo il sindacato, serve «la svolta di qualità». I controlli dei servizi ispettivi in quelle aziende (in maggior parte piccole e medie) che si sono rifiutate di aprire il confronto con il sindacato, da una parte. E «un patto dei committenti», che stabilisca regole nuove per un settore dove l’occupazione è stabile, dall’altra.