Call-center, moratoria sul progetto

11/03/2004

    sezione: NORME E TRIBUTI
    data: 2004-03-09 – pag: 27
    autore: MARIA ROSA GHEIDO

    L’accordo siglato il 2 marzo consente l’uso dei nuovi contratti solo dal 1 luglio

    Call-center, moratoria sul progetto

    Nei call-center i vecchi contratti di collaborazione coordinata e continuativa sono prorogati fino al 31 ottobre 2005.
    La difficoltà delle impre se a ricondurre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa in corso a un progetto o programma di la voro — come richiesto dal
    comma 1 dell’articolo 61 del Decreto legislativo 276/2003 — ha spinto le parti firmatarie dell’accordo 2 marzo 2003 per gli operatori di call-center delle imprese aderenti ad Asso-callcenter a "prorogare" il regime transitorio al 31 ottobre 2005.
    Il passaggio in azienda. Sarà però la contrattazione di secondo livello a confermare questo slittamento, in quanto il comma 1 dell’articolo 86 del decreto legislativo 276 consente di differire il termine del 24 ottobre 2004 (scadenza "ordinaria" del regime transitorio) alle parti che stipulano accordi in sede aziendale con le rappresentanze dei sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Il "protocollo" del 2 marzo è, perciò, un accordo "quadro": le previsioni, per essere valide, dovranno essere oggetto di intesa all’interno dell’azienda, secondo lo schema allegato allo stesso accordo.
    Con la sottoscrizione dell’intesa da parte dei sindacati firmatari (Filcams Cgil, Cgil Nidil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil) le imprese committenti potranno, per tanto, prorogare fino al 31 ottobre 2005 l’efficacia dei contratti individuali di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con gli operatori dei call-center in base alla disciplina precedente il decreto legislativo276/2003.
    Moratoria fino a giugno. Ciò, peraltro, tiene conto dell’impegno, già assunto
    dall’accordo del 18 luglio 2003, di favorire la trasformazione di una certa percentuale di collaborazioni in contratti di lavoro subordinato. Nelle more di questo processo e per favorire la ricerca di una diversa formulazione dei rapporti secondo le nuove disposizioni normative, le parti si sono impegnate a non attivare, prima del prossimo 30 giugno, contratti di collaborazione "a progetto".
    I paletti per i progetti. Peraltro, sindacati e committenti puntano a riformulare i
    contratti individuali con l’inserimento di una serie di elementi mutuati dall’articolo
    62 del decreto legislativo 276/2003: fra cui l’indicazione dell’attività assegnata al collaboratore, la durata (determinata o determinabile) del contratto, il corrispettivo e le modalità di pagamento, le forme di coordinamento, le modalità di recesso, le forme assicurative e mutualistiche previste, la clausola di
    prelazione per attività , le forme assicurative e previdenziali attivate.
    Le garanzie. L’intesa del 2 marzo, infatti, prevede alcune misure per la tutela dei collaboratori, quali un periodo di almeno 30 giorni di riposo psico-fisico nell’ambito della durata annuale del contratto, la sua sospensione fino alla guarigione o alla sua scadenza in caso di infortunio sul lavoro e per un periodo massimo di 90 giorni in caso di malattia, non ché per la possibilità di anticipare l’assenza per maternità quando la gravidanza sia a rischio.
    L’accordo accentua l’autonomia del collaboratore, che definirà i tempi, gli orari e le modalità di esecuzione della prestazione concordando, con l’azienda committente, l’utilizzo della sede e degli strumenti messi a disposizione dall’imprese. In tal senso viene stabilito che sarà il collaboratore, nella sua autonomia, a indicare liberamente, ogni sette giorni, la fascia di presenza per lo svolgimento dell’attività, che dovrà comunque essere assicurata, dal committente, per una durata giornaliera minima di tre e massima di otto ore,
    per un minimo di 60 ore mensili.