Call center, in arrivo più diritti

02/12/2003



sabato 19 luglio 2003
Call center, in arrivo più diritti
Accordo tra Assocallcenter e sindacati per 12 mila addetti. Meno precari e salari in regola
A piccoli passi Chiamati a votare l’intesa anche i cococo. Respinta la legge 368 sui contratti a termine, diritto di precedenza per i nuovi assunti
ANTONIO SCIOTTO
Un accordo per cominciare a mettere ordine nei call center. Non in tutti quelli italiani – la maggior parte restano immersi nel lavoro nero, nello sfruttamento estremo dei cococo – e non ottiene subito la regolarizzazione per tutti i lavoratori – come ci si dovrebbe auspicare per chi presta sostanzialmente un lavoro di tipo subordinato – ma gradualmente estende diritti, porta i compensi in pari coi salari del contratto nazionale, e quindi può essere visto come una schiarita per chi subisce il
far west delle fabbriche del nuovo millennio. Ieri è stato firmato il protocollo tra Assocallcenter – 32 imprese, 12 mila addetti – e Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, parte integrante del contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi. I call center interessati non sono quelli della Wind o della Vodafone, che applicano diversi contratti, si parla di medie aziende che operano in outsourcing per diverse società. I loro operatori non hanno un fisso mensile, sono collaboratori senza ferie, malattia, contributi, rappresentanti sindacali, pagati spesso a cottimo, secondo le telefonate realizzate. I sindacati sono partiti a tamburo battente con cause per il riconoscimento del tempo indeterminato, e Assocallcenter, associata di Confcommercio, ha deciso così di trattare.

Le conquiste: entro i primi due anni dall’accordo (che dovrà essere votato dai lavoratori, sia cococo che dipendenti) bisognerà trasformare il 25% di tutte le collaborazioni in essere in lavoro subordinato; entro i successivi due anni, non potranno esserci più del 40% di collaboratori rispetto al totale dei dipendenti. Bisognerà confermare a tempo indeterminato almeno il 60% degli apprendisti. Si è definita anche un’unica percentuale di contratti a termine e interinali, pari al 40%, e che entro tre anni scenderà al 35%. «Fissando questa percentuale – spiega Marinella Meschieri, Filcams nazionale – abbiamo tenuto fuori la nuova legge 368 sui contratti a termine: le cifre tengono conto anche di tutte le categorie escluse, come ad esempio gli ultracinquantacinquenni e gli apprendisti, mentre la legge aveva di fatto liberalizzato questo tipo di contratti. Inoltre si applicherà a tutti i lavoratori assunti a tempo determinato il diritto di precedenza per le nuove assunzioni, che siano a termine o a tempo indeterminato, diritto che la 368 aveva cancellato e che nella precedente legge era valido solo per i contratti temporanei».

Sul fronte salariale, si è ottenuta una progressione verso il 100% del salario contrattuale, da ottenere in tre anni: il primo anno i dipendenti avranno l’80% della restribuzione piena, il secondo il 90%, e il terzo il 100%. E chi resta collaboratore? Questo è un problema ancora aperto: il 9 settembre le parti si dovranno incontrare di nuovo per discutere i compensi dei collaboratori: «Noi pensiamo che, depurati dei contributi a carico degli stessi addetti, dovrebbero essere equiparati ai compensi contrattuali dei dipendenti – dice Meschieri – Comunque abbiamo stabilito che alla conclusione dei tre anni, ci incontreremo per definire gli elementi che distinguono il lavoro dipendente dalle collaborazioni. Problema che sarà ancora più attuale dopo la trasformazione, ancora poco chiara, dei cococo in contratti a progetto».

Molti capitoli restano ancora aperti, ma è comunque un inizio: soprattutto, è importante che si diffonda la sindacalizzazione nei luoghi di lavoro. E’ stata ottenuta anche un’ora e mezza di assemblea in tutti i call center – i cococo non hanno delegati, e dunque in teoria non potrebbero fare assemblee – per sottoporre al voto l’ipotesi di accordo firmata con le imprese.