Call center, Cgil nella bufera

10/10/2006
    marted� 10 ottobre 2006

    Pagina 17 – CAPITALE & LAVORO

      Call center, Cgil nella bufera
      La sinistra: �Ritirare la firma�

        Antonio Sciotto

          I call center e la legge 30 tornano a dividere la Cgil: nell’occhio del ciclone, l’�avviso comune� siglato la settimana scorsa da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Firmandolo, la Cgil ha accettato di configurare i lavoratori che fanno telefonate (outbound) come cocopr�, a differenza di quelli che le ricevono (inbound), unici con il diritto a un contratto dipendente. Discriminazione presente nella circolare emessa in giugno dal ministro del lavoro Damiano, in applicazione della legge 30. Al Direttivo di ieri, tre aree della sinistra Cgil hanno manifestato la loro contrariet�, con tre ordini del giorno: uno dell’area Dino Greco-Gianni Rinaldini, il secondo della Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi, il terzo di Lavoro e societ� di Nicola Nicolosi. Nella sostanza, si chiede il ritiro della firma.

            Il tema non � affatto secondario e non riguarda solo i call center: implica l’approccio della Cgil alla precariet� e alla legge 30 nel quinquennio dell’Unione. In rapporto con le conclusioni del Congresso di Rimini, che ha chiesto la cancellazione della legge 30 e ha ribadito la necessit� di ricondurre tutto il lavoro economicamente dipendente sotto un’unica tipologia, senza discriminazioni tra serie A e B.

              Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini ha aperto il proprio intervento chiedendo esplicitamente il ritiro della firma: �Innanzitutto – spiega – per una questione di metodo: non possiamo andare al tavolo che si aprir� in gennaio sulla legge 30 avendo gi� avallato parte di essa, e in particolare l’interpretazione secondo cui chi fa le telefonate � parasubordinato e chi le riceve � dipendente. Quella firma deve essere ritirata�. Punto �caldo� anche quello delle pensioni, con il memorandum firmato da Cgil, Cisl e Uil con il governo: le aree della sinistra hanno ugualmente dato battaglia per svuotare di contenuti il testo sottoscritto e trasformarlo di fatto in una pura agenda di soli titoli. Per Rinaldini, �� chiaro che quel testo non pone alcun vincolo e che il sindacato pu� andare a trattare solo in presenza di una piattaforma votata e approvata da tutti i lavoratori�.

                Il testo approvato dal direttivo (4 contrari e 2 astenuti) ha �ammorbidito� il peso del memorandum, ma purtroppo non � ancora maggioritaria in Cgil l’idea che si debba fare un chiaro percorso democratico – piattaforma e voto – prima di andare a discutere con il governo. Quanto ai call center, � stata accolta la proposta di Guglielmo Epifani, che ha preferito rimandare il tema al prossimo direttivo: sar� il primo punto in discussione. Nel frattempo, l’avviso comune � sostanzialmente �congelato� negli effetti.

                  Su pensioni e call center, Cremaschi ribadisce le posizioni di Rinaldini. Ma specifica che ha votato contro il documento del direttivo: �Stiamo facendo un errore strategico – spiega – Dire che ci piace una finanziaria che con i ticket e le tasse locali rischia di annullare i benefici fiscali, significa metterci in una posizione di debolezza nelle prossime trattative su pensioni, contratti e legge 30: le imprese diranno che abbiamo gi� avuto�.

                    Per Nicolosi, �la Cgil deve modificare i termini dell’accordo sui call center o ritirare la firma: la lotta alla precariet� � stato il primo punto al Congresso, e ora non possiamo dividere tra lavoratori garantiti e non. Spero anzi che con le altre aree raggiungeremo una proposta comune, e che essa diventi maggioritaria. Sulle pensioni, penso che dobbiamo avere una piattaforma comune e il voto dei lavoratori, altrimenti non si tratta�.

                    Spunto interessante del documento finale: la Cgil propone un’aliquota del 45-48% per i redditi tra 150 mila e 200 mila euro. E si dice contraria a nuovi ticket e ai tagli agli enti locali.