“Call center 1″ La generazione «call center» ha trovato lavoro

06/12/2004

    lunedì 6 dicembre 2004
    pagina 12

      RECORD DI RICHIESTE PER GLI OPERATORI TELEFONICI
      La generazione «call center»
      ha trovato lavoro
      Ci vogliono in media diciannove mesi per ottenere un «posto»
      Venditori e agenti sono le altre figure professionali più ambite

        Flavia Amabile

          ROMA
          In media si impiega un anno e sette mesi per trovare un lavoro. E durante quel periodo si sfogliano le pagine degli annunci sui giornali, si compilano curricula e si inviano domande in giro per l’Italia. I più fortunati, che trovano lavoro più rapidamente, sono quelli disponibili e idonei a fare l’operatore di call center, i venditori e gli agenti, perchè queste sono le figure professionali più richieste. Mentre i più assidui «cercatori» sono, oltre ovviamente ai disoccupati, le casalinghe e gli studenti. A sostenerlo è la rilevazione periodica dell’Isfol-Csa, che utilizza oltre il 90% degli annunci che compaiono sugli organi di stampa e che, in questo caso, si riferisce al primo semestre 2004.

            Secondo l’indagine, infatti, «passano mediamente più di 19 mesi dal momento in cui un individuo comincia a rendersi disponibile a lavorare a quello in cui lavora effettivamente». Un tempo particolarmente lungo anche perchè «la ricerca di un lavoro non è un problema esclusivo dei disoccupati, in senso lato, ma riguarda in maniera sempre più importante anche molti occupati che vogliono migliorare la propria posizione». A giocare un ruolo determinante – secondo l’Isfol – è poi l’elemento «aspettative». Per esempio «la convinzione che convenga comunque aspettare il posto dei propri desideri. Oppure, all’opposto, l’idea che le proprie capacità non siano sufficientemente adeguate».

            Rimane, in ogni caso, un altro dato importante, che la dice lunga sul grado di insoddisfazione del popolo degli annunci: secondo la rilevazione, «le persone non occupate che si sono dichiarate in cerca di un lavoro o disponibili a lavorare sono oltre 3 milioni».
            Di queste circa il 60% si definisce disoccupato, il 18% casalinghe, il 20% studenti, il 3,4% stagisti e tirocinanti e una quota residuale pensionati e militari di leva.

              Fra i settori che, invece, si mostrano più attivi nella ricerca di personale c’è quello del credito e delle assicurazioni (+16,4% gli annunci nel semestre rispetto al precedente) e quello dei servizi alle imprese (+4,3%). In chiara flessione le ricerche da parte dell’industria (-7%). In termini generali, nei primi sei mesi dell’anno e rispetto allo stesso semestre del 2003, l’offerta appare in calo: le inserzioni si sono fermate a 58 mila dalle 62 mila che erano. Un calo che si registra soprattutto al Centro-Nord (rispettivamente -6,7 e -9,7%), visto che l’offerta al Sud «fa registrare un’inaspettata impennata di oltre il 14%, alla quale contribuiscono soprattutto le isole (+16,4%)».

                Sempre su base geografica la rilevazione evidenzia che «nel Settentrione, e in maniera netta nel Nord-Est, la ricerca attiva è diffusa nella popolazione in cerca di lavoro, mentre al Centro, forse a causa di un ruolo importante svolto dalla componente attenta agli sbocchi nella pubblica amministrazione, si registra minor attivismo».

                  Sarebbero 190 mila i giovani che lo Stato dovrebbe far rientrare nel sistema formativo, ha ricordato poi Sergio Trevisanato, presidente dell’Isfol. Nell’anno formativo 2002/03 un ragazzo su 10 tra i 15 e i 17 anni non risultava iscritto a nessun percorso formativo. «È un dato che deve far riflettere – ha detto Trevisanato -. Bisogna puntare sulla formazione, ma soprattutto sull’informazione per intervenire in tempo su ciascun ragazzo: attraverso un quadro statistico dello stato formativo dei giovani (quanti frequentano la scuola, la formazione professionale o l’apprendistato) e il quadro anagrafico».