Call center • Lavoratori costretti a firmare un accordo siglato da un fantomatico sindacalista della Cisl, pena il trasferimento in un elitra città, lettere di dimissioni scritte sotto dettatura

24/05/2011

I dirigenti della Festa Sri, società del gruppo Snal, non si fermano davanti a nulla. Si sentono dei piccoli Marchionne e sulla scia del modello imposto dalla Fiat a Pomigliano ne stanno combinando di tutti i colori sulla pelle dei dipendenti dei due call center romani di Tor Pagnotta e della Bufalotta. Non si fanno scrupolo di niente. Sono stati perfino capaci di mettere in mezzo a questa storia gli affetti familiari delle lavoratrici in maternità per costringerle a rinunciare al Contratto collettivo nazionale (fanno riferimento a quello del Commercio) e ad accettare un «accordo sindacale», siglato tra l`azienda e un esponente esterno della Fistel Cisl, del quale hanno saputo dell`esistenza soltanto a cose a fatte. «O firmate la rinuncia del Contratto nazionale e accettate il nuovo accordo, o sarete trasferite nella sede di Lucca, ontane 50 chilometri da casa. Valutate voi quale sia l`interesse dei vostri figli e se vi conviene firmare o meno», così in sintesi il ricatto aziendale, poi messo in pratica nei confronti di una decina di dipendenti, tutti della Cgil, che non hanno piegato la testa. Una tecnica brutale, basata sull`intimidazione, che ha costretto una giovane dipendente, appena rientrata al lavoro dalla maternità, a firmare una lettera di dimissioni sotto dettatura dei dirigenti aziendali. Roba da codice penale. E infatti, questa «barbarie» come la definisce l`avvocato Pierluigi Panici, legale storico della Cgil, che difende i dipendenti della Festa sbattuti per ritorsione nella sede toscana – è ora finita sul tavolo della procura della repubblica di Roma, dove venerdì scorso è stata presentata una denuncia per estorsione nei confronti dei dirigenti aziendali Armando Antonelli e Luca Maria Petrini, rispettivamente direttore e responsabile del personale dei due call center. Perla stessa ipotesi di reato è stato querelato il sindacalista della Fistel Cisl, Salvatore Capone, firmatario del nuovo «accordo sindacale».
«Questo signor Capone, che viene fatto passare come delegato della Cisl, noi in azienda non l`abbiamo mai visto – accusa Ilaria De Angelis, una delle lavoratrici trasferite in punizione a Lucca nonostante fosse in congedo per allattamento del figlio – Non conosciamo neanche come è fatto fisicamente. Perché dovrei sottoscrivere un accordo che fa schifo sotto ogni profilo, che azzera i miei diritti acquisiti in dieci annidi lavoro, e che per di più è stato firmato da un sindacato che non esiste, che non ha neanche un iscritto nel nostro posto di lavoro?». I «dissidenti», così li chiama ora l`azienda, sono infuriati. E ieri hanno partecipato, chiedendo udienza ai gruppi parlamentari, a una manifestazione di precari davanti a Montecitorio. Altre ne seguiranno. «In questa storia ci stupisce il silenzio della Snai (concessionaria dello Stato per i giochi e le scommesse legali, ndr), che è proprietaria al cento per cento della Festa Srl – aggiunge Igor Viglione, neodelegato Cgil nel call center di Tor Pagnotta – Dell`accordo che i nostri datori di lavoro stavano facendo con la Fistel Cisi non sapevano nulla. Contrariamente a quanto sostiene l`azienda, non c`è stata nessuna consultazione, nessuna spiegazione dell`accordo da parte del sindacalista che stava trattando con i dirigenti. Hanno fatto tutto di nascosto, siamo stati informati a cose fatte e soltanto per ratificarlo». E forse non potevano fare altrimenti, i dirigenti della Festa, visto che nei due call center romani (diversamente da quello di Lucca dove invece i sindacati esistono da tempo e le relazioni con l`azienda sono ritenute buone) non hanno mai consentito la presenza delle organizzazioni dei lavoratori. Questo fino a marzo, quando si è sa- puto che l`azienda lavorava fitto con un esponente esterno della Cisl spuntato dal nulla, alcuni dipendenti, tutti giovani, si sono guardati intorno e hanno deciso di costituire le Rsa della Filcams Cgil in entrambi call center. «Abbiamo deciso di tutelarci e avere voce in capitolo – prosegue Viglione – Come Cgil abbiamo chiesto un confronto formale con l`azienda offrendo la nostra disponibilità a discutere del nuovo contratto. Ma la risposta è stata sempre negativa. Anzi, nei colloqui individuali avviati nel frattempo dalla Festa, l`azienda ha ripetuto a tutti lo stesso concetto, e cioè che `non c`era niente dà discutere, che l`unica proposta in campo era la rinuncia al Contratto collettivo nazionale e l`adesione al nuovo accordo. La chiusura è stata totale. In ogni caso per noi questo accordo è nullo, anche perché la maggioranza dei dipendenti non lo ha firmato». «Abbiamo cento motivi per difendere le nostre ragioni e lo faremo in tutte le sedi in cui ci sarà consentito
affinché questo accordo non venga applicato – riprende agguerrita Ilaria De Angelís, che proprio ieri è stata reintegrata nel call center di Roma con una sentenza urgente del giudice del lavoro – É un accordo penalizzante sotto ogni punto di vista. La nostra posizione viene retrocessa quasi allo stesso livello dei collaboratori a progetto. Se passa questo accordo non avremo mai uno stipendio dignitoso». L`accordo contestato prevede meno diritti, più flessibilità e retribuzioni più basse. I dipendenti a cui è rivolto sono una ventina, quelli assunti a tempo indeterminato e che fanno parte dello staff dell`azienda. Sono una piccola parte rispetto ai circa 150 collaboratori a progetto (cocopro) di cui si avvale Festa per vendere prodotti e servizi per conto di altre aziende (i maggiori committenti sono attualmente Seat Pagine gialle, la multinazionale assicurativa Aegon). A loro, ai precari, l`azienda ha promesso la stabilizzazionema anche questa con ricatto: solo se accettano anche loro il nuovo accordo e «rinunciano al pregresso», non devono cioè rivendicare nulla dei lavoro svolto in passato.
Ma torniamo alla protesta dei dipendenti in pianta organica. Per la ratifica del nuovo modello contrattuale,
l`azienda aveva escogitato una procedura singolarissima: li aveva invitati, attraverso una convocazione via email, a recarsi 19 aprile all`Ufficio vertenze della Fistel Cisl di via Palestro 30 – trasformato per l`occasione in. una sorta di camera mortuaria del Contratto nazionale – dove avrebbero dovuto appunto firmare un cosiddetto «verbale di conciliazione» nel quale si affermava che il suddetto «accordo sindacale è stato spiegato con dovizia di particolari ai dipendenti dal rappresentante Cisl, Capone» , e che «lo stesso atto diviene unica fonte regolatrice del rapporto di lavoro con la Festa srl con rinuncia a ogni pretesa connessa con il Contratto collettivo nazionale di lavoro del Commercio».
Nella stessa missiva i dipendenti venivano inoltre informati «che per rendere più agevole» il loro ingresso nella sede della Cisl, l`azienda metteva a loro «disposizione dei taxi gratuiti». Una mezza presa in giro che non ha fatto altro che farli incavolare ancora di più. Su quei taxi ci sono comunque saliti soltanto sette dipendenti, tra cui la moglie di un dirigente e altre due persone di famiglia.
I tredici ribelli Cgil, ottenuto il sostegno non scontato del loro sindacato di categoria, la Filcams di Roma, hanno fatto invece un altro percorso: hanno avviato una serie di azioni legali volte a difendere i loro diritti. Quindi una denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28), un ricorso d`urgenza per violazione delle norme sul diritto alla maternità e alla ritorsione (articolo 700) – accolto ieri dal giudice nei confronti di Ilaria de Angelis – e infine la querela penale per estorsione, violenza privata e minacce contro i vertici aziendali e il sindacalista della Fistel Cisl. Denunce a raffica che però non hanno indotto i dirigenti Festa – difesi nelle cause dallo studio di Tiziano Treu, ex ministro del lavoro del primo governo Prodi e attuale vicepresidente Pd della commissione lavoro del senato – a più miti consigli. Sono infatti andati avanti con i loro metodi come se nulla fosse. Lo testimonia la denuncia di un`altra dipendente, ultima vittima in ordine di tempo. Si chiama Tiziana Ascenzi, 32 anni, e venerdì scorso avrebbe dovuto riprendere servizio nel call center della Bufalotta dopo un periodo di congedo per maternità. Non le è stato consentito ed è tornata a casa piangendo. I dirigenti di Festa l`hanno infatti convocata nel loro ufficio e le hanno ripetuto ciò che hanno detto a tutti gli altri. «Volevano che firmassi la rinuncia del Contratto nazionale – racconta – Ho risposto che non l`avrei fatto, che non volevo rinunciare ai miei diritti. Loro hanno insistito minacciando che se non l`avessi fatto sarei stata trasferita immediatamente e per sempre a Lucca. Ho risposto che non potevo lavorare lontano da Roma perché ho due bambini, uno di quattro anni e uno di nove mesi. Non hanno avuto pietà: mi hanno fatto prima uscire dalla stanza e dopo un po` mi hanno richiamata per dirmi che avevo un`altra alternativa: dimettermi. Ho avuto paura, ero nel panico. Pensavo ai miei figli. Ero nella confusione più totale. Mi hanno fatto scrivere la lettera di dimissioni sotto dettatura e me l`hanno fatta firmare. Ma per me quelle dimissioni non sono valide. Le ho firmate perché ero sotto pressione, sono stata costretta a farlo». Le sue dimissioni saranno impugnate «perché illegali ed estorte con il ricatto», annuncia l`avvocato Pierluigi Panici.