Calano i consumi, cresce la spesa low cost

29/06/2007
    28 giugno 2007 – Anno XLV N.26

    Pagine 76/77 – Attualità

    Il nostro tempo

      Calano i consumi, cresce la spesa low cost

        Nuovi Supermercati Per problemi di bilancio ma anche per scelta, aumenta il popolo degli hard discount. E parte la concorrenza tra le catene. Con altre offerte

        di RAFFAELLA GALVANI

          La famiglia italiana, quando va a fare la spesa, tira sempre più la cinghia. Il primo allarme lo aveva lanciato l’indagine Vendite Flash dell’Unioncamere, che indicava, a parità di negozi, un generale meno 5 per cento di fatturato per la grande distribuzione nei primi due mesi del 2007. Che poi è diventato meno 4,1 tra marzo e aprile. La conferma arriva ora dalla società di ricerche di mercato AcNielsen. «Se i consumi sembrano in crescita è perché le catene aumentano i fatturati aprendo nuovi negozi» dice Julica Menegatti della AcNielsen. Ma basta considerare gli stessi punti vendita dello scorso anno e l’«illusione ottica» della ripresa scompare. «Nell’aprile di quest’anno gli ipermercati, rispetto al 2006, hanno perso addirittura il 6,6 per cento di fatturato» sottolinea Menegatti.

            I motivi li elenca Daniele Fornari, ricercatore del Cermes Bocconi: «I redditi netti sono diminuiti, la pressione fiscale è salita di due punti negli ultimi due anni, le spese obbligatorie come bollette o affitti si mangiano il 28 per cento del budget totale contro il 21 per cento di dieci anni fa» spiega Fornari. Così i soldi da mettere nel carrello della spesa sono sempre meno.

              Ma ci sono anche fattori strutturali che, sostiene Fornari, hanno inciso negativamente sui consumi: per esempio, la riduzione dei nuclei familiari e l’invecchiamento della popolazione, visto che gli anziani spendono il 20 per cento in meno per gli alimenti. Per non parlare del travaso della spesa dai prodotti ai servizi (telefonini, tempo libero, viaggi) che ormai rappresentano un terzo dei consumi complessivi.

                Débâcle generale, quindi? In realtà, c’è chi resiste meglio di altri: l’hard discount. Il canale che gioca la carta del prezzo più basso in assoluto, a scapito di servizio e marche prestigiose, nei primi quattro mesi del 2007 registra vendite in calo di appena lo 0,6 per cento a parità di negozi, mentre se si considerano le nuove aperture conquista il podio della crescita percentuale più elevata, con un più 6,19 delle vendite, davanti a ipermercati (più 4,18) e supermercati (più 2,05).

                Certo, per ora l’hard discount (vedere riquadro in basso) rappresenta ancora una fetta relativamente piccola della torta della spesa rispetto ad altri canali, ma è indubbio che ha innestato il turbo. Anche perché sono in aumento i grandi gruppi della distribuzione che fanno piani di sviluppo importanti. Decisi a sfidare il leader Eurospin, insegna italiana che fa capo agli imprenditori Angelo Pozzi, Roberto Barbon, Ivan Odorizzi e Romano Mion (587 punti vendita), e la tedesca Lidl, campione europeo e potente numero due in Italia (419 negozi). Dice Adriano Checchetto, consiglierere delegato della In’s Mercato, società del gruppo Pam che si occupa di discount: «Entro la fine del 2007 conto di aggiungere una ventina di negozi ai 206, tutti diretti, che abbiamo sul territorio, con un fatturato previsto di 500 milioni di euro».

                Sono in molti del resto a pensare che il momento sia favorevole per puntare sui negozi low cost, apprezzati da un numero crescente ed eterogeneo di clienti. «Il popolo degli hard discount è in crescita perché non comprende più soltanto le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, ma anche quei consumatori che stanno ripensando le strategie di acquisto, riducono gli sprechi e sono pronti ad abbandonare le marche senza un valore che giustifichi la differenza di prezzo» dice Marco Bassetto, amministratore delegato della Sviluppo Discount, la società della Coop che opera sul fronte dei negozi di primi prezzi con le insegne Dico (295 punti vendita). E che non nasconde piani ambiziosi: «Puntiamo a diventare co-leader di mercato tallonando Eurospin e Lidl» spiega Bassetto, che conta di chiudere il 2007 a 630 milioni di euro.

                  Le armi? Una crescita accelerata (solo nel 2006 ha aperto una quarantina di punti vendita e nel 2007 ne arriveranno altri 15) e una buona componente di servizio e di prodotti di marca oltre che di prodotti freschi. Una formula nuova (in gergo la chiamano «soft discount»), visto che nel classico hard discount le marche non entrano sugli scaffali e tutto, dall’allestimento del negozio alla disposizione delle merci, è all’insegna del risparmio.

                    Ma esiste davvero questo risparmio? Michele Cavuoti, responsabile ricerche di Altroconsumo, non ha dubbi. «Anche mettendo a confronto i prodotti “a primo prezzo” o le marche commerciali con cui iper e supermercati cercano di contrastare i discount, nella nostra ricerca 2006 le prime otto posizioni della classifica dei prezzi bassi erano occupate da hard discount: nell’ordine Penny Market, Lidl, Eurospin, DiPiù, In’s, Ld, Md discount e Dico» sostiene Cavuoti. Che precisa: «L’unica catena di supermercati che riesce a competere in convenienza è la Esselunga (al nono posto), mentre al decimo si piazza Carrefour con i suoi iper». Non a caso, la Esselunga nel 2006 ha aumentato le vendite del 12 per cento. Ma la lotta è dura.

                      E poi c’è chi fa notare come questa corsa verso il soft discount, che punta a clienti risparmiosi ma con esigenze più sofisticate (oggi ad attirare non sono più il prezzo del trapano o della tenda canadese, ma quello di frutta e verdura) stia inevitabilmente facendo alzare i prezzi. Sostiene Fornari: «Dalle nostre ultime indagini emerge che il 40 per cento dei consumatori è convinto che la convenienza dell’hard discount stia diminuendo: il differenziale di prezzo percepito, che era del 28-30 per cento, oggi è sceso al 21-22».

                        Insomma, il nuovo assortimento, unito a negozi meno spartani, farebbe correre all’hard discount il rischio di perdere i suoi punti di forza proprio in un momento in cui nel mondo del commercio c’è una nuova star che sta attirando sempre più consumatori: il negozio di prossimità. Ovvero quel piccolo supermercatino vicino a casa dove magari il prezzo è un po’ più alto che all’iper o all’hard discount, ma si può fare la spesa quotidiana senza costi di trasporto, perdite di tempo, inutili stoccaggi. E nel conto della spesa, conclude Fornari, il consumatore ormai ci mette tutto. Il prezzo della merce? Conta, ma è solo uno dei tanti elementi.