Cala l’inflazione, si allarga la manovra

24/09/2001

La Stampa web Ciaoweb





ECONOMIA
Sabato 22 Settembre 2001
IL CAROVITA TRA AGOSTO E SETTEMBRE SEGNA UNA CRESCITA ZERO. MARTEDI’ IL GOVERNO PRESENTERA’ LE MISURE ALLE PARTI SOCIALI
Cala l’inflazione, si allarga la manovra
Bruno Gianotti
ROMA. Settembre congela l’inflazione: crescita zero rispetto ad agosto e incremento annuale ridotto dal 2,8 al 2,6% (come 11 mesi fa), segnala l’Istat dopo la pubblicazione dei dati in arrivo dalle città-campione. Smentito, per ora, chi prevedeva corposi rincari in previsione del passaggio all’euro. Il raffreddamento dei prezzi non ha influito sulla caduta della Borsa. La brusca frenata viene attribuita dagli analisti a quattro voci principali: greggio, che ha quotazioni in discesa nonostante le tensioni internazionali; alimentari, che segnalano una contrazione di vendite; turismo, viaggi e vacanze, colpiti da una raffica di disdette; medicinali, frenati dall’obbligo di scelta di farmaci generici. Con i prezzi dei carburanti e degli alimentari stabili e il turismo in netta flessione, l’indice dell’inflazione si è bloccato sullo zero proprio mentre il governo sta mettendo a punto gli ultimi capitoli della finanziaria 2001 e ha fissato per martedì 25, alle 17, il primo incontro per illustrare la manovra alle parti sociali. La gelata dei prezzi è un dato importante, tanto da condizionare decisamente le previsioni di spesa per l’anno prossimo, che sono state confermate in aumento da 25 mila a 30 mila miliardi. Ieri, a Siena, il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ha promesso «una finanziaria di natura ordinaria», mantenendo i parametri prefissati, ma con molta attenzione agli sviluppi dell’economia. «Cominceremo a lavorare – ha spiegato – nell’eventualità che lo svolgimento dei fatti internazionali richieda un’allocazione di risorse, specificamente per l’ordine interno e la difesa. Monitoreremo la situazione». Il dato sull’inflazione è visto come una delle prime conseguenze, dopo la crisi delle aviolinee e gli scivoloni ripetuti delle Borse, della tragedia di New York. La Confcommercio lo legge come un riflesso del declino dell’economia mondiale ancor più appesantito dagli attacchi alle due torri: in questo clima gli italiani in fuga dal mercato «puntano su una riduzione dei consumi e si orientano su risparmi cautelativi», commenta Carlo Mochi responsabile del Centro studi. Sulla stessa linea la Confesercenti, che prevede una maggiore tranquillità dei prezzi per i prossimi tre mesi «sotto la spinta di una probabile flessione dei consumi». L’inflazione dovrebbe ancora scendere, come prevede l’Isae, l’istituto di studi e analisi economica, perché i dati sulle città campione riflettono la situazione al quindicesimo giorno del mese e non hanno quindi ancora assorbito tutte le conseguenze degli atti terroristici. Per i sindacati, che si preparano al confronto con il governo, il rallentamento dei prezzi, in queste condizioni, è un segnale allarmante che maschera una crisi provocata dal ridotto potere d’acquisto delle buste paga e dai rinnovi di molti contratti di lavoro ancora aperti. Martedì chiederanno ancora al governo di cambiare rotta, di prestare meno attenzione agli incentivi per le aziende e di dirottare una parte di risorse sulle politiche fiscali e sul sostegno ai consumi, in modo da non deprimere la domanda interna. I tecnici del Tesoro stanno lavorando su un volume di 30 mila miliardi, lievitato negli ultimi giorni di 4-5 mila miliardi rispetto alle previsioni, corrette al rialzo dopo il peggioramento delle previsioni di sviluppo. L’economia in rallentamento non produrrà più una crescita del prodotto interno lordo del 3,1%, ma si fermerà al 2,3-2,5%, con tutte le conseguenze che deriveranno dal minor gettito delle imposte in un momento in cui l’Irpef sta fruttando meno del previsto e i «capital gain», i guadagni di Borsa sono falcidiati dalla caduta dei titoli. Sull’altro piatto della bilancia il governo Berlusconi, che continua a smentire ogni aumento delle tasse, mette però maggiori risparmi e maggiori entrate da alte voci, come la vendita degli immobili e il rientro dei capitali all’estero. Questi i capitoli più importanti della manovra:
FAMIGLIA. E’ previsto l’aumento delle detrazioni per i figli a carico dalle attuali 540 mila lire a un milione l’anno, che corrispondono ad un abbattimento dell’imponibile fino a cinque milioni (per le fasce di reddito più basse e minore, in proporzione, per le fasce più alte). Il costo stimato è di 2500 miliardi.
ASILI NIDO. Si lavora a un intervento finanziario (le cifre non sono ancora definite) di sostegno. PENSIONI. I trattamenti minimi verranno portati a un milione al mese. Resta da decidere quali categorie avranno l’aumento. L’ipotesi al momento è quella di limitare l’aumento a chi ha più di 75 anni e dispone di un’unica fonte di reddito da pensione sotto il milione. L’onere finanziario oscilla ancora tra 1.400 miliardi (se l’aumento tocca soltanto qualche fascia di pensionati) e 22 mila miliardi (se viene esteso a tutti). IMPRESE. Non è da escludere una riduzione dell’Irpeg, se il progetto di emersione dell’economia sommersa previsto dalla Tremonti bis avrà successo. I dati reali cominceranno a uscire dal 30 novembre, termine ultimo per la domanda di emersione.
SICUREZZA. È previsto un aumento delle risorse da destinare a difesa, sicurezza e intelligence (mille miliardi), ma le ultime indicazioni tendono a ridurre la cifra.
TAGLI ALLA SPESA. La leva più efficace dovrebbe essere la piena attuazione degli acquisti telematici centralizzati da parte della pubblica amministrazione, già avviati dalla precedente finanziaria. Il risparmio potrebbe arivare a 10 mila miliardi.
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