Cala la disoccupazione, ma molti non cercano lavoro

21/09/2007
    venerdì 21 settembre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Cala la disoccupazione, ma
    molti non cercano lavoro

      Secondo l’Istat «un sentimento di scoraggiamento» porta alla rinuncia della ricerca di un posto

        di Luigina Venturelli

        Diminuisce il tasso di disoccupazione in Italia. Ma non è una buona notizia, come si potrebbe pensare in un primo momento: il calo registrato nel secondo trimestre 2007 – dal 6,5% di un anno fa al 5,7% di oggi – è infatti causato «fondamentalmente dal diffuso sentimento di scoraggiamento che comporta una rinuncia alla ricerca attiva di lavoro».

        È il quadro di rassegnazione descritto dagli ultimi dati Istat: se da un lato scende il numero delle persone in cerca di occupazione, pari a 1,412 milioni in calo del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2006, cresce contemporaneamente il numero degli inattivi, ben 260mila in più, concentrati soprattutto nelle regioni meridionali. Parziale consolazione arriva dal numero degli occupati che si è attestato a 23,298 milioni di unità, vale a dire lo 0,5% in più rispetto all’anno passato con un incremento di 111mila unità: il tasso di occupazione stabile si assesta così al 58,9% per cento.

        Anche questi dati, però, non consentono una lettura ottimistica a causa del crescente divario rilevato nelle diverse aree del Paese: nel Mezzogiorno l’occupazione si è nuovamente ridotta dello 0,9%, pari ad una flessione di 62mila unità, facendo diminuire dello 0,5% il tasso di occupazione nelle regioni meridionali, rimasto invece stabile a livello nazionale. Inoltre, rileva l’Isae, l’incremento occupazionale si deve in misura marcata all’apporto della manodopera straniera (più 9,4%, pari a circa 129mila unità in più).

        Il che spiega la prudenza dei commenti nel mondo politico e sindacale. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, in particolare, pone il problema della qualità dell’occupazione, ricordando il rischio che «il lavoro si frammenti e venga distribuito lo stesso orario su più persone» e che questi dati siano alimentati «dallo scoraggiamento di persone, di giovani, donne e over 50 che non si ripresentano sul mercato del lavoro, oppure dall’emersione del lavoro nero e clandestino».

        Sugli stessi toni anche Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, secondo cui la rilevazione dell’Istat «conferma e in alcuni casi aggrava i problemi specifici dell’occupazione in Italia»: la situazione del Mezzogiorno quale «emergenza nazionale», la costante crescita del numero degli inattivi, e l’evidente «necessità di intervenire contro l’aumento del lavoro precario», visto che la maggioranza delle nuove assunzioni riguarda dipendenti a termine.