Cagliari. «No all’immobilismo, ora governate»

01/07/2002


sabato 29 giugno 2002

«No all’immobilismo, ora governate»
La straordinaria partecipazione alla protesta lungo le vie di Cagliari
Rappresentati territori e categorie dell’intera isola Decine di senegalesi chiedono i diritti

l.a.

CAGLIARI. Alle 9.45 parte il corteo da piazza Giovanni XXIII. Un quarto d’ora in anticipo sulla tabella di marcia, per ridurre i tempi d’attesa del comizio. Il caldo umido si fa sentire, ma a Cagliari ci sono soprattutto i manifestanti giunti dall’area metropolitana e dalla provincia. Alle 10.30 i funzionari della questura e gli ufficiali dei carabinieri che sovrintendono l’ordine pubblico, con 80 tra poliziotti e militari dislocati nelle vie del centro, calcolano già 25 mila presenze. Arrivano i primi pullman dai centri più distanti. Ecco lo striscione di Intermare Sarda, un centinaio di metalmeccanici partiti alle 5 da Arbatax.
Giovannino Fancello, segretario Fim-Cisl Ogliastra, accusa: «Abbiamo molte commesse in ballo, una grossa in Nigeria (si occupano di piattaforme off-shore, ndr). Ma da un anno si vive nell’incertezza. Eppure abbiamo un indotto che dà lavoro a 500-600 persone solo nella nostra zona».
Non manca lo striscione dei lavoratori del Parco geominerario che hanno riempito 6 pullman. «La Regione – commenta Salvatore Scano, segretario della Lega Spi-Cgil di Villacidro – ha i soldi, perché non fa partire le iniziative di occupazione? Aspettiamo un proprietario per la Scaini, che dà 150 posti di lavoro». Altro striscione, altra storia da raccontare. I chimici di Sarroch e Assemini sono guidati dal segretario territoriale Catello Santaniello: «La Sardegna non ha un accordo di programma per il nostro settore. Proponiamo il rilancio e la riqualificazione dell’area. Il dissalatore che vorrebbero installare a Cagliari, per esempio, ha la sua sede ideale nelle saline Contivecchi di Macchiareddu, dove si eviterebbero i problemi di alterazione del ciclo biologico. Poi c’è la pipe-line per collegare la Saras a Macchiareddu: finanziata dalla giunta Palomba, è stata poi bloccata».
Si ingrossano le fila, il tempo scorre veloce nonostante la cappa d’umidità. «In questa giunta – commenta Tore Corveddu, segretario regionale Filcea-Cgil – ci sono evidenti contraddizioni: l’assessore all’Industria dimostra di voler difendere il settore e il resto dell’esecutivo fa mano contraria. Non si creano le condizioni per gli investimenti». Avanzano le bandiere della Cisl, compaiono anche un centinaio di extracomunitari con Edoardo Bizzarro, segretario territoriale dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere). «La legge Bossi-Fini non permette loro di integrarsi nel territorio – spiega – La giunta deve farsi portavoce di queste istanze e recepire la legge nazionale per garantire, a chi ne ha diritto, un posto nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari».
Gianni Parente, segretario regionale Uil-metalmeccanici, lamenta: «Le telecomunicazioni sono bistrattate. Tutte le aziende hanno aperto le procedure per la cassintegrazione, che coinvolge 500 addetti. Gli imprenditori non investono in Sardegna, si chiudono aziende storiche per mancanza di commesse e di sostegno da parte della giunta. In corteo c’è tanta gente che ha votato il Centrodestra e che ora si dice pentita».
Sono arrivati anche il presidente della Provincia di Nuoro, Francesco Licheri, e i sindaci di Laconi, Olzai, Seneghe, Samugheo, Seulo, Busachi e Ulà Tirso. «Per il riequilibrio territoriale – sostiene con forza Paolo Pisu, primo cittadino di Laconi: parla anche a nome dei colleghi – servono fatti, altrimenti la gente si riversa nelle località costiere. L’inurbamento selvaggio è conseguenza dello spopolamento delle zone interne». Giovanni Moro, sindaco di Olzai, aggiunge poche ma significative parole: «Dalle nostre parti occorre il lavoro per i giovani, altrimenti l’emigrazione diventa un fenomeno inarrestabile».
C’è una folta rappresentanza dell’Auser, l’Associazione di autogestione servizi e solidarietà: 6 mila pensionati tesserati nelle 30 sezioni isolane. Il presidente regionale, Andrea Piras, è in testa ad un centinaio di addetti: «Chiediamo alla giunta Pili di rispettare gli impegni assunti da Mario Floris, nel novembre 2000. Attendiamo anche i contributi per assicurare i volontari che operano nel socio-assistenziale». Venti poliziotti stanno nel bel mezzo del corteo, ma non in servizio: rappresentano Siap-Uil e Silp-Cgil. «Portiamo la solidarietà agli altri lavoratori e poniamo l’accento sui problemi legati a sicurezza, personale, alloggi nei servizi distaccati», spiega Sebastiano Sannia, segretario provinciale di Cagliari della Siap.
Dall’Oristanese sono giunti in tanti. Per esempio i disinfestatori precari, rappresentati da Gian Basilio Camedda (Cisl): chiedono «la stabilizzazione dei posti di lavoro e il trasferimento dei poteri agli Enti locali. Mancano i fondi per le assunzioni, soltanto noi contiamo 45 precari che lavorano sei mesi all’anno, quando va bene». Commercio, turismo e servizi non stanno meglio. Ecco Stefano Simula, della Filcams Sassari: «Siamo in 60, preoccupati perché non esiste un Piano regionale del commercio. Nel turismo, aumentano le presenze ma cala l’occupazione. Perché?».
Giovanni Cancedda, segretario regionale della Filbi-Uil, e Franco Mattana, rappresentante aziendale del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, denunciano: «L’acqua è diventata un business da quando il governo ha stanziato 2.500 miliardi. Abbiamo uno staff tecnico molto qualificato, ma concedono consulenze superpagate ad amici e conoscenti, senza risolvere il problema siccità». Palmiro Cillara, della segreteria territoriale Filcea-Cgil, segue gli operai di Ottana. «Nella zona industriale di Nuoro la situazione è drammatica. È iniziato un processo di reindustrializzazione che, se non è sorretto da politiche e fondi, è fine a se stesso». Presente anche Porto Torres, come sempre: «Entro tre anni – ricorda Pier Franco Delogu, segretario territoriale Filcea-Cgil di Sassari – si sarà il disimpegno dell’Enichem: o trovano compratori, o si chiude. Da due mesi aspettiamo le risposte della giunta».