“Caf 1″ La Ue contro il «730» ai Caf

20/05/2004



      sezione: NORME E TRIBUTI
      data: 2004-05-19 – pag: 23
      autore: MARIA CARLA DE CESARI

      La commissione sostiene la causa promossa dai dottori commercialisti di Milano
      La Ue contro il «730» ai Caf
      Esclusiva italiana nel mirino per la libertà di stabilimento – Compenso ai Centri sospetto aiuto di Stato
      MILANO • La Commissione europea a fianco dei dottori commercialisti per scardinare, attraverso la Corte di giustizia, il monopolio dei Caf, i centri di assistenza fiscale, sui modelli 730. Bruxelles si è infatti costituita presso i giudici del Lussemburgo, condividendo, nella sostanza, le ragioni della società Servizi ausiliari, promossa da un gruppo di dottori commercialisti di Milano che, tramite la Corte di appello del capoluogo lombardo, chiede di verificare la legittimità della disciplina sui Caf alla luce del Trattato.

      «Le osservazioni della Commissione — anticipa Giuseppe Holzmiller, dottore commercialista a Milano, tra i promotori della causa C-451/03 — si focalizzano sulla libera circolazione dei servizi e di libertà di stabilimento, assorbendo in questo modo il contenuto delle eccezioni sollevate dai giudici di appello di Milano. La questione pregiudiziale, infatti, riguarda anche la violazione della concorrenza e della disciplina sugli aiuti di Stato».

      In ogni caso, anche da sola, la leva della libera circolazione potrebbe far saltare il monopolio dei Caf, in base al decreto legislativo 241/97, come modificato dal Dlgs 490/98. I Centri di assistenza fiscale possono infatti essere costituiti, nella forma di società di capitali, dalle associazioni sindacali (di imprenditori, lavoratori dipendenti, pensionati), dai sostituti d’imposta e dalle associazioni che promuovono istituti di patronato, purché superino alcuni parametri quantitativi. Tuttavia, secondo la Commissione, l’affidamento di un’attività in regime di monopolio, senza alcuna gara d’appalto, configura una violazione all’articolo 43 del Trattato. Un principio affermato dalla Corte di giustizia, per esempio, nella causa Payroll data services (C-79/01). In quel caso i giudici del Lussemburgo hanno dichiarato in contrasto con la liberà di stabilimento l’interpretazione della legge 144/99, secondo cui le imprese con meno di 250 addetti possono fare riferimento, per l’elaborazione dei cedolini paga, solo a Ced costituiti esclusivamente da consulenti del lavoro, dunque iscritti all’Albo professionale, quando le aziende maggiori possono affidare l’attività a centri di elaborazione assistiti da uno o più professionisti.

      Dunque, nella partita contro i Caf i dottori commercialisti di Milano — assistiti, tra gli altri, dal professor Fausto Capelli — si ritrovano a sviluppare uno schema che potrebbe risultare vincente. Anche perché «la Commissione, nella sua memoria ancora non ufficiale, rileva che la disciplina sui Caf non rientra nelle deroghe riservate all’esercizio di pubblici poteri. Non esistono — spiega Holzmiller — motivi di interesse generale a fondamento dell’esclusiva: la norma, inoltre, non risponde al criterio di proporzionalità tra finalità e regolamentazione». In questo senso, la disciplina violerebbe il principio di libera concorrenza. Tra l’altro la Commissione si pronuncia anche sulla terza pregiudiziale sollevata dalla Corte d’appello di Milano. Anche se la materia dovrebbe essere di competenza esclusiva di Bruxelles, la memoria dell’Esecutivo comunitario conclude suggerendo alla Corte di considerare i contributi versati dall’Erario ai Caf, quale rimborso per l’invio telematico delle dichiarazioni, un aiuto di Stato.

      «La normativa sui Caf — sostiene Holzmiller — è distorsiva del mercato dei servizi: traspare infatti una concezione dirigista dello Stato che cerca facili strumenti di consenso nel privilegiare pochi grandi interlocutori. Questa scelta ha indotto lo Stato ad affidare complessi adempimenti fiscali non in base alla competenza bensì sulla base della loro ampiezza. Con il paradosso di obbligare i Caf, per garantire le prestazioni, a nominare direttore un professionista iscritto all’Albo».

      La controffensiva contro i Caf punta dunque a eliminare la discriminazione a svantaggio dei professionisti, che devono poter gestire, in prima persona — ribadisce Holzmiller — il modello semplificato, che tra l’altro può essere utilizzato da una platea molto vasta di contribuenti, compresi gli amministratori di società, tra i clienti di elezione per i dottori commercialisti.