Caccia al sommerso: tra gli 11 mila lavoratori in nero cuochi, muratori e informatici

28/10/2002





28 ottobre 2002

CONTROLLI
In 9 mesi la finanza ha scoperto 4500 aziende «invisibili» e individuato reddito tassabile per 5 miliardi di euro

Caccia al sommerso: tra gli 11 mila lavoratori in nero cuochi, muratori e informatici

      ROMA – Qualcuno è immigrato, ma in maggior parte sono italiani. Si nascondono dietro lo schermo di finti circoli ricreativi. Raccolgono i pomodori o le fragole. Sono cuochi e intascano in nero quattro quinti di quanto guadagnano effettivamente. Fanno i muratori a cottimo illegale. O i consulenti informatici. In un paio di settimane, dalla fine di settembre al 15 ottobre, la Guardia di finanza ha scoperto 1.197 lavoratori irregolari. E’ il primo esito di un ciclo di 4.500 controlli che le Fiamme gialle hanno avviato dopo che il governo ha deciso di dare un giro di vite all’economia sommersa: con l’obiettivo di convincere le imprese e i lavoratori in nero ad aderire ai benefici della legge per l’emersione che ha dato risultati deludenti nella prima fase di applicazione. L’intensificazione delle verifiche all’approssimarsi della scadenza dei termini di quel provvedimento (30 novembre) rappresenta lo sviluppo più recente del piano straordinario di accertamenti disposto con la legge e scattato all’inizio dell’anno. In seguito anche alle pressanti richieste del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il 40% degli uomini che la Guardia di finanza destina comunemente alla lotta all’evasione fiscale sono stati impiegati da gennaio per individuare aziende e lavoratori in nero. Con evidenti conseguenze. Il bilancio stilato dal Terzo reparto operazioni delle Fiamme gialle dice che dallo scorso Capodanno alla fine di settembre sono state scoperte 4.514 aziende totalmente sommerse e 1.701 parzialmente in nero. Per un totale (6.215) largamente superiore (»44,9%) alle 4.288 imprese irregolari rilevate nello stesso periodo dello scorso anno. In questa offensiva sono stati poi individuati 7.364 lavoratori completamente sconosciuti al fisco, all’Inps e all’Inail, oltre a 4.147 loro colleghi in «grigio»: retribuiti parzialmente in nero o ingaggiati con forme contrattuali non rispondenti alla realtà del loro rapporto di lavoro. In tutto, 11.511 irregolari, il 61,14% in più dei 7.144 trovati nei primi nove mesi del 2001.
      La Guardia di finanza calcola inoltre di aver recuperato a tassazione imponibili Irpef e Irpeg per 5 miliardi di euro e Iva per un miliardo. Questa operazione consente di tracciare una mappatura dell’economia sommersa che coincide solo in parte con i luoghi comuni che contraddistinguono il fenomeno. Se è vero, per esempio, che il sommerso «totale» è più diffuso al Sud (38,8%) rispetto al Nord (33,2%) e prevalentemente in Campania, Puglia e Calabria, è anche vero che le regioni settentrionali superano di gran lunga quelle meridionali (40,3% contro il 25,3%) per il sommerso «parziale», con in testa Lombardia e Veneto.
      E se l’indagine conferma come i settori più a rischio siano quelli dell’agricoltura, dell’edilizia e della ristorazione, non mancano le sorprese. Come quella dei circoli ricreativi senza scopo di lucro. Questa formula spesso copre sale giochi con un rilevante giro di denaro o ricche attività di ristorazione che eludono così, oltre al fisco e ai contributi previdenziali per i dipendenti, le autorizzazioni amministrative e sanitarie e le prescrizioni relative alla normativa sulla sicurezza. La Guardia di finanza segnala come nel Nord Est il sommerso si annidi significativamente anche nel settore dell’informatica, per le consulenze o le prestazioni professionali legate alle forniture di software. Al Centro il fenomeno interessa il commercio di autoveicoli e di prodotti alimentari all’ingrosso. Al Sud, come nel Nord Ovest, si segnalano invece i meccanici d’auto e le carrozzerie.
Sergio Rizzo


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