Caccia a un «nero» da 155 mld

16/01/2002





Caccia a un «nero» da 155 mld
Poche le dichiarazioni già presentate, ma c’è tempo fino a giugno
Barbara Fiammeri
ROMA – La campagna per l’emersione delle attività in nero è cominciata. Le imprese interessate a mettersi definitivamente in regola con Fisco e Inps hanno tempo fino al 30 giugno per presentare la dichiarazione di emersione. Obiettivo del Governo è di ottenere l’uscita dal nero di un imponibile oggi nascosto che oscilla tra 1,49 miliardi e 30,99 miliardi di euro sui 154,94 stimati. Ufficialmente non si conosce il numero delle dichiarazioni già presentate. Ma da quanto si apprende si tratta per ora di un cifra molto modesta. La pubblicizzazione delle nuove agevolazioni previste dalla legge sui 100 giorni (e dei controlli incrociati introdotti dalla stessa disciplina) è partita solo recentemente. Tant’è che il Governo ha dovuto per ben due volte modificare la scadenza per la presentazione della dichiarazione prevista inizialmente al 30 novembre 2001, estesa poi con il decreto sull’euro al 28 febbraio e ulteriormente prorogata alla fine di giugno dalla Finanziaria. Il confronto con l’universo del sommerso non è ovviamente facile. L’unico punto di riferimento sono per ora i comitati provinciali per l’emersione coordinati a livello nazionale da Luca Meldolesi. Ma è evidente che un’impresa sommersa è per definizione non rappresentabile. Basti pensare alla difficoltà che hanno incontrato in questi anni i contratti di riallineamento, ovvero quegli accordi che garantiscono un abbattimento del costo del lavoro attraverso uno sconto contributivo decrescente di cinque anni e una retribuzione ridotta che nell’arco dello stesso periodo di tempo deve essere «riallineata» a quella prevista dai contratti nazionali. Le nuove norme previste dalla legge dei 100 giorni non intervengono sulla retribuzione e anzi prevedono esplicitamente l’applicazione del contratto collettivo. Ma agli sconti contributivi più vantaggiosi si somma anche una fortissima riduzione del carico fiscale e una sanatoria su entrambi i fronti per il periodo precedente l’uscita dal nero. Vantaggi analoghi sono previsti anche per i lavoratori. Per questi ultimi, tuttavia, la sanatoria sul pregresso si traduce in un possibile «riscatto» del periodo precedente l’emersione che può arrivare fino a cinque anni. L’onere dei mancati contributi sarà soddisfatto per un terzo dallo stesso lavoratore (compresi gli oneri a carico del datore di lavoro) e per i restanti due terzi dallo Stato. Le due discipline, quella sul riallineamento e la più recente voluta dal Governo Berlusconi, non sono cumulabili. Pertanto, chi ha deciso di optare per il riallineamento non potrà presentare la dichiarazione di emersione. C’è da chiedersi, però, che cosa succederà a tutte quelle aziende che hanno fatto ricorso al riallineamento e che hanno già manifestato forti difficoltà per la crescita dei costi provocata dall’emersione. Un rischio che incombe anche su chi si trova ora a decidere se presentare o meno la dichiarazione di emersione: per tre anni queste aziende potranno infatti contare su un abbattimento di circa due terzi del carico fiscale e contributivo; ma cosa avverrà al termine del terzo anno? Non solo. La difficoltà al l’emersione in moltissimi casi (si pensi alla Campania) è strettamente legata all’impossibilità per queste aziende di trovare aree industriali su cui insediarsi. A queste imprese non serve la sanatoria ambientale (ancora da definire) prevista dalla nuova normativa perché si tratta di irregolarità in gran parte insanabili: le produzioni avvengono all’interno degli stessi centri urbani e comunque in spazi non infrastrutturati per attività industriali.

Mercoledí 16 Gennaio 2002