C.M. Ministero del lavoro e della previdenza sociale 27 luglio 1998, n. 100

Ministero del lavoro e della previdenza sociale
Circ. 27-7-1998 n. 100/98
Lavori socialmente utili. Decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468 e decreto ministeriale 21 maggio 1998. Prime direttive attuative.
Emanata dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Direzione generale per l’impiego, Div. VII.

Con l’emanazione del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468 si è proceduto a riformare complessivamente l’istituto dei lavori socialmente utili, nei tentativo di trasformare graduatamente le diverse iniziative intraprese in forme di stabilizzazione occupazionale, a partire dalle categorie di soggetti che da più tempo rientrano nel circuito dei lavori .socialmente utili.

In considerazione della portata delle misure contenute nel recente decreto ministeriale 21 maggio 1998 (registrato alla Corte dei Conti il 15 giugno 1998 e pubblicato nella G.U. n. 141 del 19 giugno 1998) dirette a favorire la ricollocazione lavorativa ovvero il raggiungimento dei trattamenti pensionistici per i lavoratori rientranti nella ipotesi prevista dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 468 del 1997 (disciplina transitoria), si ritiene opportuno che l’esposizione delle presenti direttive, formulate d’intesa con la Direzione Generale della Previdenza e Assistenza Sociale e con l’INPS, inizi con i chiarimenti illustrativi dei regime transitorio.

1. Disciplina transitoria – (articolo 12 del decreto legislativo 11 dicembre 1997, n. 468 e decreto ministeriale 21 maggio 1998)

1.1 Premessa

L’articolo 12, comma 5, del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, come modificato dall’articolo 1, comma 2, del decreto legge 8 aprile 1998, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 1998, n. 176, dispone l’adozione di misure finalizzate a favorire la ricollocazione lavorativa ovvero il raggiungimento dei trattamenti pensionistici dei lavoratori impegnati o che siano stati impegnati, entro la data dei 31 dicembre 1997, per almeno dodici mesi in progetti approvati a norma dell’articolo 1, comma 1, del decreto legge 1 ottobre 1996 n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608 e della precedente legislazione d’urgenza i cui effetti sono fatti salvi dalla medesima legge n. 608 del 1996.

Il decreto ministeriale 21 maggio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 141 del 19 giugno 1998 ed entrato in vigore in pari data, stabilisce le modalità di applicazione della normativa sopraindicata.

1.2 Destinatari

A norma dell’articolo 1 del decreto ministeriale 21 maggio 1998 viene meglio precisato quali siano i destinatari della speciale disciplina prevista dai predetto articolo 12 che vengono individuati nei lavoratori che hanno conseguito una permanenza nei progetti di lavori socialmente utili di almeno 12 mesi entro la data del 31 dicembre 1997 e quelli che, già impegnati effettivamente in progetti di lavori socialmente utili entro la data del 31 dicembre 1997, raggiungano nel corso dell’anno 1998 una permanenza nelle attività dì almeno 12 mesi mediante il completamento dei progetti medesimi.

Tra i destinatari della disciplina transitoria sono da ricomprendere anche i soggetti già impegnati in progetti di I.s.u. per almeno dodici mesi ma non utilizzati alla data del 31 dicembre 1997.

La disciplina in questione non può essere invece estesa ai lavoratori che siano stati impegnati per periodi inferiori a 12 mesi in sostituzione di altri lavoratori.

Occorre precisare che la disciplina transitoria si applica anche a coloro che, durante i dodici mesi di impegno nei lavori socialmente utili, abbiano percepito trattamenti previdenziali come Cigs, indennità di mobilità, etc …) invece dei sussidio o assegno specifico.

La disciplina transitoria non può però applicarsi ai lavoratori ai quali l’indennità di mobilità sia riconosciuta fino alla maturazione dei requisiti per il pensionamento di anzianità o di vecchiaia.

1.3 Requisiti, condizioni e procedure per l’accesso ai pensionamenti anticipati

I lavoratori di cui al punto 1.2, ai quali manchino meno di cinque anni al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di anzianità o di vecchiaia, richiesti secondo la disciplina vigente alla data del 19 giugno 1998, data di entrata in vigore del decreto 21 maggio 1998, sono ammessi alla contribuzione volontaria per il periodo mancante con immediato collocamento in pensione, in deroga alle norme vigenti. Il trattamento pensionistico, commisurato alla effettiva anzianità contributiva fatta valere al momento della domanda di ammissione alla contribuzione volontaria, viene corrisposto per il periodo mancante al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Una volta raggiunti tali requisiti, il trattamento pensionistico viene rideterminato sulla base dell’anzianità complessivamente maturata (articolo 2, commi 1 e 2, del decreto interministeriale).

I lavoratori che intendono avvalersi delle disposizioni in esame debbono presentare domanda all’INPS cioè alle Sedi territoriali competenti, entro il 31 dicembre 1999, secondo le vigenti procedure (articolo 2, comma 3, del decreto interministeriale).

La domanda vale sia come domanda di pensione che come domanda di prosecuzione volontaria e può essere presentata avvalendosi della modulistica in vigore (Mod. Vo 1)

Le domande presentate anteriormente alla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale devono intendersi presentate il 19 giugno 1998.

I soggetti interessati e in possesso dei requisiti previsti possono presentare le domande successivamente all’entrata in vigore dei decreto interministeriale (19 giugno 1998) e, comunque, non oltre il termine del 31 dicembre 1999.

Possono avvalersi della normativa in argomento i lavoratori che, avendo raggiunto il periodo di permanenza nei progetti di lavori socialmente utili richiesto dall’articolo 12, comma 5, perfezionino i requisiti contributivi e di età indicati in seguito, che possono essere raggiunti entro il 31 dicembre 1999, termine finale per la presentazione delle domande.

1.3.1 Lavoratori che maturano i requisiti nell’A.G.O.

- Pensionamenti anticipati di anzianità

Ai fini dell’ammissione alla prosecuzione volontaria ed al pensionamento anticipato di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti il lavoratore deve far valere al momento dell’ammissione alla prosecuzione volontaria:

un’età di almeno 49 anni e un giorno ed un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 1561 contributi settimanalì ovvero, indipendentemente dal requisito dell’età, un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 1613 contributi settimanali, utili per il diritto alla pensione di anzianità;

un’età di almeno 48 anni e un giorno ed un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 1561 contributi settimanali, ovvero, indipendentemente dal requisito dell’età, almeno 1613 contributi settimanali, utili per il diritto alla pensione di anzianità, ove si tratti di lavoratore con qualifica di operaio o di lavoratore precoce.

Pensionamenti anticipati di vecchiaia

Ai fini dell’ammissione alla prosecuzione volontaria ed al pensionamento anticipato di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, il lavoratore deva far valere al momento dell’ammissione alla prosecuzione volontaria un’età di almeno 58 anni e un giorno, se uomo, e 53 anni e un giorno, se donna, ed un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 677 contributi settimanali.

I lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992, per i quali in via generale rimane confermato il requisito di 15 anni di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia, devono far valere, ai fini dell’ammissione al pensionamento anticipato, un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 521 contributi settimanali (articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 503 del 1992 e circolare n. 65 del 6 marzo 1995, capitolo 1, p.2.1.2).

Devono del pari far valere un’anzianità contributiva di almeno 521 contributi settimanali i lavoratori dipendenti con un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni che risultano occupati per almeno 10 anni, anche non consecutivi, per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell’anno solare (articolo 2, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 503 del 1992 e circolare n. 65 del 6 marzo 1995, capitolo 1, p.2.1.3).

1.3.2 Lavoratori che maturano i requisiti nelle gestioni dei lavoratori autonomi con il cumulo di pregressa contribuzione da lavoro autonomo

Pensionamenti anticipati di anzianità

Ai fini dell’ammissione alla prosecuzione volontaria ed al pensionamento anticipato di anzianità a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi con il cumulo di contribuzione da lavoro dipendente e di pregressa contribuzione da lavoro autonomo, il lavoratore deve far valere al momento dell’ammissione alla prosecuzione volontaria un’età di almeno 52 anni e un giorno ed un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 1561 contributi settimanali, ovvero, indipendentemente dal requisito dell’età, almeno 1821 contributi settimanali utili per il diritto alla pensione di anzianità.

Pensionamenti anticipati di vecchiaia

Ai fini dell’ammissione alla prosecuzione volontaria ed al pensionamento anticipato di vecchiaia a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi con il cumulo di contribuzione da lavoro dipendente e di pregressa contribuzione da lavoro autonomo, il lavoratore deve far valere al momento dell’ammissione alla prosecuzione volontaria un’età di almeno 60 anni e un giorno se uomo, e 55 anni e un giorno, se donna, ed almeno 677 contributi settimanali.

I lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992, per i quali in via generale rimane confermato il requisito di 15 anni di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia, devono far valere, ai fini dell’ammissione al pensionamento anticipato, un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 521 contributi settimanali (articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 503 del 1992 e circolare n. 65 del 6 marzo 1995, capitolo 1, p. 2.1.2).

1.3.3 Decorrenza del trattamento

La decorrenza del pensionamento anticipato è fissata al 1° giorno dei mese successivo a quello di presentazione della domanda, sempreché ricorrano a tale data le condizioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto ministeriale 21 maggio 1998, salvo che il lavoratore non abbia espressamente richiesto, nella domanda di ammissione, che la decorrenza sia fissata al V giorno del mese successivo a quello di scadenza del progetto di lavori socialmente utili, nel quale risulti impegnato all’atto della domanda, fermo restando il limite del 31 dicembre 1999 per la maturazione dei requisiti.

Atteso quanto precisato al punto 1.3 in ordine alla data di presentazione delle domande la decorrenza del pensionamento anticipato non potrà essere anteriore al 1° luglio 1998.

1.3.4 Importo del trattamento anticipato

L’importo del trattamento pensionistico anticipato deve essere calcolato secondo le norme comuni, sulla base dell’anzianità contributiva fatta valere dal lavoratore al momento della presentazione della domanda.

Al riguardo si ricorda che, come precisato con circolare n. 221 del 2 agosto 1995, la contribuzione figurativa accreditata per i periodi di erogazione del sussidio di cui all’art. 1, comma 5, della legge 28 novembre 1996, n. 608, sino al 31 luglio 1995 è utile ai fini del diritto e della misura della pensione, ivi compresa la pensione di anzianità.

Per i sussidi di cui all’art. 1, comma 5, sopracitato, imputati a periodi successivi alla data del 31 luglio 1995, nonché per quelli di cui all’art. 1, comma 3, della citata legge n. 608 del 1996, nonché per l’assegno di cui all’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, il riconoscimento d’ufficio di cui al comma 9 dell’art. 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223 è utile ai soli fini del perfezionamento dei requisito assicurativo per il diritto alla pensione ma non anche per il relativo calcolo.

L’importo dei trattamento pensionistico anticipato, riconosciuto a norma dell’articolo 12, comma 5, del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, così come modificato dall’art. 1, comma 2, del decreto legge 8 aprile 1998, n. 78, convertito con modificazioni, nella legge 5 giugno 1998, n. 176, ricorrendone le condizioni sarà integrato al trattamento minimo e perequato secondo le norme comuni.

1.3.5 Liquidazione del trattamento definitivo

Una volta che siano stati perfezionati i requisiti contributivi e di età previsti dalla normativa in vigore al 19 giugno 1998 si farà luogo alla liquidazione della pensione di anzianità o di vecchiaia con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di perfezionamento di detti requisiti.

In particolare, il diritto alla pensione di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, dei lavoratori dipendenti potrà essere riconosciuto al raggiungimento di un’anzianità assicurativa e contributiva di 35 anni (1820 contributi settimanali) in concorrenza con almeno 54 anni di età ovvero, a qualunque età, al raggiungimento di un’anzianità assicurativa e contributiva non inferiore a 36 anni (1872 contributi settimanali).

Il diritto alla pensione di anzianità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, per i lavoratori dipendenti con qualifica di operaio e per i lavoratori dipendenti "precoci", potrà essere riconosciuto al raggiungimento di un’anzianità assicurativa e contributiva di 35 anni (1820 contributi settimanali) in concorrenza con almeno 53 anni di età ovvero, a qualunque età, al raggiungimento di un’anzianità assicurativa e contributiva non inferiore a 36 anni (1872 contributi settimanali).

Il diritto alla pensione di anzianità a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi potrà essere riconosciuto al raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni ed al concepimento del 57° anno di età, ovvero, a prescindere dall’età anagrafica, al raggiungimento di un’anzianità contributiva di 40 anni.

Il diritto al pensionamento di vecchiaia nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti potrà essere riconosciuto al compimento dell’età di 63 anni, per gli uomini, e di 58 anni, per le donne, con almeno 18 anni (936 contributi settimanali) di assicurazione e contribuzione ovvero 15 anni (780 contributi settimanali) per i lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992 e per i lavoratori dipendenti un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni che risultano occupati per almeno 10 anni, anche se non consecutivi, per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell’anno solare.

Il diritto al pensionamento di vecchiaia nelle gestioni dei lavoratori autonomi potrà essere riconosciuto al compimento dell’età di 65 anni, per gli uomini, e di 60 anni, per le donne, con almeno 18 anni di assicurazione, di contribuzione (936 contributi settimanali) ovvero 15 anni (780 contributi settimanali) per i lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992.

L’importo della pensione sarà calcolato sulla base dell’anzianità contributiva complessiva maturata a tale data.

Qualora l’importo così determinato risulti inferiore a quello in pagamento sarà corrisposto il trattamento più favorevole già in godimento.

1.3.6 Prosecuzione volontaria e modalità di versamento

Ai fini dell’ammissione ai versamenti volontari gli interessati devono presentare formale domanda di autorizzazione avvalendosi dei previsto mod. 010/M.

Il rilascio dell’autorizzazione, tenuto conto della particolarità della normativa in esame, non è subordinato all’accertamento dei requisiti contributivi previsti dalle norme in vigore per il rilascio stesso.

L’importo dei contributo volontario è determinato sulla base della retribuzione percepita nell’ultimo anno di contribuzione obbligatoria effettiva applicando la stessa aliquota contributiva vigente pro tempore per la generalità dei prosecutori volontari.

Le retribuzioni di cui sopra vengono aggiornate annualmente, a far tempo dal 1° gennaio di ciascun anno, sulla base dell’indice ISTAT.

Il versamento della contribuzione volontaria deve essere effettuato fino al perfezionamento del requisito, di età o di contribuzione, che si matura da ultimo.

L’art. 2 del decreto interministeriale nel disciplinare le modalità di versamento della contribuzione volontaria pone a carico del fondo per l’occupazione il 50% dell’onere e il rimanente 50% a carico dei lavoratore sotto forma di conguaglio sul trattamento pensionistico spettante.

La quota a carico del Fondo per l’occupazione è corrisposta in rate annuali alla fine di ciascun anno per tutti i lavoratori interessati, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del decreto interministeriale.

1.3.7 Impegno dei lavoratori beneficiari del trattamento anticipato in attività di lavori socialmente utili, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 468 del 1997

A norma dell’art. 2, comma 2, del decreto 21 maggio 1998, i lavoratori beneficiari del trattamento anticipato di pensione, di cui ai precedenti punti 1.3.1 e 1.3.2, possono essere utilizzati, nei comuni di residenza, da tutti gli enti autorizzati all’utilizzazione diretta dei lavoratori che godono di trattamento previdenziale, secondo le medesime modalità di cui all’art. 7 e 8, comma 2, del decreto legislativo n. 468 del 1997.

In altri termini, se il trattamento pensionistico anticipato di cui al punto 1.3.4, è pari o superiore all’importo dell’assegno di 800.000 lire mensili, il lavoratore sarà utilizzato per il numero di ore corrispondente al salario del pubblico dipendente, e comunque per almeno 20 ore.

Nel caso, viceversa, in cui l’importo della pensione anticipata risultasse inferiore all’assegno di 800.000 lire, il lavoratore potrà richiedere di effettuare le 20 ore per ricevere un importo pari alla differenza tra l’assegno e la pensione. Detto importo, non configurandosi come trattamento aggiuntivo all’assegno per lavori socialmente utili, sarà posto a carico del Fondo dell’occupazione e verrà erogato dall’INPS, che effettuerà i relativi conteggi.

I pensionamenti anticipati di anzianità e di vecchiaia sono cumulabili con gli importi integrativi spettanti a carico degli enti utilizzatori, ai sensi dell’art. 8, commi 2 e 6, del decreto legislativo n. 468 del 1997.

1.4 Assegnazione ai progetti dei lavoratori destinatari dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 468 del 1997

I lavoratori soggetti alla disciplina transitoria di cui al punto 1.2 precedente possono, sulla base di delibere delle Commissioni regionali, essere assegnati ai progetti di lavori socialmente utili in deroga alle procedure di assegnazione previste dall’art 16 del D.Lgs. n. 468 del 1997 nonché in deroga alle priorità previste per gli avviamenti nei progetti aventi obiettivi di carattere straordinario di cui all’art. 1, comma 2, lett. c).

L’assegnazione può avvenire anche con riguardo a progetti appositamente predisposti nei quali i lavoratori vengano espressamente individuati con riferimento alle esperienze professionali acquisite nella realizzazione di progetti di contenuto analogo promossi dal medesimo ente ovvero da enti diversi.

Si ricorda che ai destinatari della disciplina transitoria non si applica la disposizione che prevede un intervallo di sei mesi tra la conclusione di un progetto e l’assegnazione ad un altro.

È invece da applicare, in caso di assegnazione a progetti presentati successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 468 del 1997, la disciplina prevista dal medesimo decreto in materia di trattamento giuridico ed economico dei soggetti impegnati, disciplina che non può essere derogata neanche dalla legislazione regionale.

In particolare si sottolinea che l’orario di utilizzazione dei soggetti impegnati in progetti regolati dalla nuova normativa, anche se di contenuto analogo a progetti precedentemente gestiti dalla medesima amministrazione e realizzati senza soluzione di continuità, va determinato secondo le previsioni di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 468 del 1997.

Si precisa infine che i lavoratori in questione, durante i periodi di utilizzazione in progetti disciplinati dalla nuova normativa, vengono inseriti nelle liste di mobilità senza approvazione della lista da parte della Commissione Regionale per l’impiego.

1.5 La riserva

Per i lavoratori in questione è prevista la riserva del 30 per cento dei posti da ricoprire ai sensi dell’articolo 16 della L. n. 56 del 1987 presso gli enti pubblici e le amministrazioni che li abbiano utilizzati in lavori socialmente utili.

La riserva si applica a tutti i lavoratori in possesso dei requisiti anche professionali richiesti per la copertura del posto a prescindere dalle mansioni svolte durante la partecipazione ai progetti.

Al riguardo si precisa che, in ogni caso, le amministrazioni e gli enti potranno, nell’ambito di piani pluriennali di assunzioni da concordare con gli Uffici del lavoro, procedere a coprire i primi posti disponibili con lavoratori riservatari destinando agli altri lavoratori le assunzioni successive.

Nel caso le assunzioni da effettuare siano meno di tre le amministrazioni e gli enti interessati, nell’inoltrare alla sezione circoscrizionale competente le richieste di avviamento a selezione, dovranno precisare se intendano o meno adempiere subito all’onere della riserva.

1.6 Progetti presentati secondo le direttive contenute nelle circolari n. 19/98 e n. 20/98

Gli enti pubblici che hanno promosso progetti di lavori di pubblica utilità approvati secondo le modalità descritte nella circolare n. 19/98 del 1998 e nella circolare n. 20/98 del 1998 e nel decreto ministeriale 21 maggio 1998 di ripartizione dei fondi alle regioni, possono assumere nuove delibere programmatiche da presentare alle CRI, che prevedano di:

a) ridefinire i relativi piani di impresa, presentati entro il 30 giugno 1998, in modo che prevedano forme di stabilizzazione anche diversificate per i lavoratori inseriti nei progetti di pubblica utilità indicandone i relativi contingenti (inserimento nelle società miste o nelle società affidatarie dei servizi associazione in cooperative, auto imprenditorialità, ecc.);

b) promuovere progetti riferiti alla tipologia c) dall’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 468 del 1997, qualora non sia stato possibile il perfezionamento entro il 30 giugno 1998 dei progetti LPU di cui sopra, a causa di mutate condizioni che non abbiano reso possibile la realizzazione del progetto originario ovvero qualora sia possibile riferire i piani di impresa con obiettivi di. stabilizzazione finale solo ad un numero parziale di lavoratori rispetto al numero originariamente inserito nei progetti LPU, ancorché con le nuove modalità di cui al punto a);

c) indicare in ogni caso le concrete possibilità di utilizzo dei vari strumenti previsti dal decreto ministeriale 21 maggio 1998 per favorire l’uscita dei lavoratori dal circuito dell’utilizzazione temporanea nelle attività di lavori socialmente utili.

Per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori avviati ai progetti approvati secondo le direttive n. 19 e n. 20, si ricorda che le condizioni. di utilizzo sono comunque quelle disciplinate dall’articolo 8 del decreto legislativo n. 468 del 1997 fin dall’inizio delle attività sulla base della prima approvazione. Pertanto, qualora i lavoratori interessati siano stati impegnati secondo un orario calcolato ai sensi della disciplina previgente, le ore di impegno non effettuate devono essere svolte successivamente entro il termine di durata dei progetto. Si rammenta, infatti, che le durate dei progetti ai sensi del decreto n. 468 del 1997, si calcolano con la decorrenza dalla scadenza dei precedenti progetti svolti secondo la previgente disciplina (cioè "ex tunc").

Con successive direttive si procederà a fornire, d’intesa con la Direzione Generale della previdenza e assistenza sociale, l’INPS e con la Società per l’imprenditorialità giovanile ulteriori chiarimenti relativi all’attuazione delle altre misure previste dal decreto ministeriale 21 maggio 1998, che devono peraltro intendersi pienamente operanti a decorrere dal 24 gennaio 1998, ai sensi dell’art. 11, comma 1.

2. La nuova disciplina. Attuazione del decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468

2.1 Entrata in vigore della nuova disciplina e progetti ancora regolati dalla previgente disciplina

Le disposizioni del decreto legislativo n. 468 del 1997 si applicano ai progetti di ISU presentati successivamente alla data di entrata in vigore dei decreto stesso (24 gennaio 1998). Pertanto numerosi progetti attualmente in corso o in procinto di essere avviati continuano ad essere regolati dalla disciplina previgente.

In particolare si sottolinea che i lavoratori sussidiati assegnati a tali ultimi progetti devono essere impegnati per un orario corrispondente alla proporzione tra il trattamento goduto e la retribuzione, calcolata al netto delle ritenute previdenziali e assistenziali, dei dipendenti del soggetto utilizzatore che svolgano analoghe mansioni. I suddetti lavoratori hanno diritto, per le giornate di effettiva presenza, in caso di impegno per un orario superiore, ad un compenso integrativo determinato con riferimento alla suddetta retribuzione.

Inoltre, durante l’utilizzo nei progetti in corso approvati secondo la legge n. 381 del 1986, i predetti lavoratori sono inseriti nelle liste di mobilità secondo le previsioni dell’art. 21 della legge n. 196 del 1997 e ai lavoratori i cui trattamenti previdenziali scadano nel corso dei progetto continua ad applicarsi la disposizione di cui all’art. 1, comma 10, della legge n. 608 del 1996 relativa alla possibilità di prosecuzione dell’impegno fino al termine del progetto.

Si precisa infine che anche per i progetti in questione per tutti gli aspetti dei rapporto in precedenza non espressamente regolati, si applica la nuova disciplina con particolare riguardo alla cumulabilità dei sussidio, alle opzioni, ai permessi e alla maternità.

2.2 Tipologia delle attività di LSU

L’articolo 1, comma 1, definisce quali lavori socialmente utili le attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, distinguendole secondo le seguenti tipologie:

a) lavori di pubblica utilità della durata di 12 mesi prorogabili al massimo per due periodi di 6 mesi, mirati alla creazione di occupazione con particolare riguardo ai nuovi bacini di impiego;

b) lavori socialmente utili della durata massima di 12 mesi mirati alla qualificazione di particolari progetti formativi volti alla crescita professionale in settori innovativi. Appare opportuno che tali progetti riguardino in particolare professionalità per le quali vi siano, anche secondo il parere delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, maggiori possibilità di sbocchi occupazionali; tali progetti potranno essere elaborati anche mediante una collaborazione con le imprese che si dichiarino disponibili all’assunzione al termine dei progetti medesimi;

c) lavori socialmente utili della durata di 6 mesi, prorogabili al massimo per un periodo di 6 mesi, per la realizzazione di progetti aventi obiettivi di carattere straordinario, con l’utilizzazione prioritaria dei soggetti titolari di trattamenti previdenziali;

d) prestazioni di attività socialmente utili da parte di titolari di trattamenti previdenziali.

2.2.1 Lavori di pubblica utilità

L’articolo 2 detta disposizioni relative ai lavori di pubblica utilità.

Nel primo comma sono indicati i settori di intervento dei lavori di pubblica utilità: le attività devono riguardare, in particolare, la cura della persona, dell’ambiente, del territorio e della natura, dello sviluppo rurale, montano e dell’acquacoltura, il recupero e la riqualificazione degli spazi urbani e dei beni culturali, con particolare riguardo agli ambiti indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 468 del 1997.

Si precisa che l’indicazione di tali ambiti non esaurisce le aree riferibili ai settori di intervento dei lavori di pubblica utilità che possono riguardare anche altri ambiti connessi ai settori previsti, ivi comprese le più ampie attività di mantenimento e di conservazione.

Ulteriori settori di intervento possono, poi, essere individuati dalla legislazione regionale.

Elemento essenziale del progetto è la previsione dell’impegno dei soggetti promotori a realizzare nuove attività stabili nel tempo in relazione alle quali deve essere predisposto un piano di impresa i cui presupposti tecnici devono essere attestati da una delle agenzie di promozione di lavoro e di impresa individuate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale.

Con D.M. 24 febbraio 1998, pubblicato nella G.U. n. 64 del 18 marzo 1998 sono state individuate le Agenzie di promozione di lavoro e di impresa per lo svolgimento delle attività di assistenza tecnica alla definizione del progetto e del rilascio della dichiarazione scritta attestante la sussistenza dei presupposti tecnicamente fondati del progetto di nuove attività stabili nel tempo.

Tale atto ha validità sino all’emanazione dei decreto che individuerà le agenzie anche in relazione a quanto disposto dall’art. 10, comma 2, del D.Lgs. n. 468 del 1997. In considerazione dell’incisivo ruolo assegnato alle agenzie dall’art. 10, comma 2, sono stati indicati nella circolare n. 55198 del 17 aprile 1998, i requisiti che devono possedere i soggetti per avanzare domande di riconoscimento di agenzia di promozione di lavoro e di impresa o per essere proposti da parte delle regioni e degli enti locali.

Per quanto riguarda i piani di impresa relativi a progetti presentati da cooperative sociali, si precisa che devono essere riferiti alle attività e agli sbocchi occupazionali della medesima cooperativa, senza indicazione di ulteriore diverso soggetto cui affidare l’attività imprenditoriale.

Deve trattarsi di attività relative a servizi aggiuntivi non precedentemente affidati in appalto o in concessione da parte delle amministrazioni promotrici dei progetto. Con i lavori di pubblica utilità si intende infatti creare nuova occupazione senza introdurre elementi di perturbamento del mercato ed evitando che si producano effetti sostitutivi.

Entro sei mesi dall’avvio del progetto i soggetti promotori possono modificare, per giustificate esigenze sopraggiunte in corso di esecuzione del progetto medesimo, i termini del correlato piano di impresa, previa certificazione della stessa agenzia di promozione di lavoro e di impresa che ha già rilasciato la dichiarazione scritta.

Entro otto mesi dall’avvio dei progetti i soggetti promotori, sulla base delle delibere relative al futuro esercizio delle attività, stipulano convenzioni con i soggetti incaricati della realizzazione dei piani di impresa affidando loro direttamente la gestione dei progetti stessi. Qualora la convenzione non venga stipulata, il progetto si intende cessato.

Le amministrazioni, al momento della progettazione dei lavori socialmente utili, deliberano, provvedendo ai necessari stanziamenti di bilancio, che in continuità dei progetti promuoveranno la costituzione di apposite società miste che abbiano ad oggetto attività uguali, analoghe o connesse a quelle previste dai progetti stessi ovvero che affideranno le predette attività a terzi scelti con procedure di evidenza pubblica.

La forza lavoro occupata dalle società miste o dai terzi concessionari dovrà essere inizialmente costituita, e per un periodo di almeno 60 mesi, in misura non inferiore al 40 per cento dai lavoratori già impegnati nei progetti stessi ovvero in progetti con contenuto analogo anche promossi da altri enti, e nella misura non superiore al 30 per cento, da soggetti aventi titolo ad esservi impegnati.

Tale previsione normativa si applica alla società o ai terzi costituiti ex novo, al termine dei progetti di ILFIU.

In caso di assorbimento dei lavoratori già impegnati nei progetti da parte di soggetti già esistenti, le condizioni occupazionali si riferiscono alle unità necessarie per lo svolgimento delle nuove attività affidate.

Le società miste dovranno avere un capitale non inferiore a 200 milioni di lire anche a maggioranza privata e la scelta del socio potrà avvenire, anche in deroga a norme di legge o di statuto, senza porre in essere procedure di evidenza pubblica qualora riguardi società di capitale, anche in forma di cooperative, che abbiano collaborato sin dall’inizio alla promozione, gestione e realizzazione dei progetti che hanno preceduto la costituzione delle società ovvero le agenzie di promozione di lavoro e di impresa individuate dal decreto ministeriale.

È bene precisare che la scelta del socio in deroga alle procedure di evidenza pubblica può riguardare cooperative formate dai medesimi lavoratori che hanno partecipato sin dall’inizio alla realizzazione delle attività, in quanto in tali casi la richiamata condizione della collaborazione sin dall’inizio" deve intendersi automaticamente rispettata, anche se la costituzione della cooperativa intervenisse durante lo svolgimento dei progetto di LPU.

In caso di affidamento a terzi delle attività gli enti interessati potranno, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, stipulare convenzioni di durata non superiore a 60 mesi con società di capitale, cooperative di produzione e lavoro, ovvero consorzi di artigiani.

La disciplina descritta, rivolta a facilitare il trasferimento all’esterno dell’esercizio delle attività attraverso la costituzione di società miste e l’affidamento a terzi, è applicabile anche ai progetti di lavori socialmente utili, approvati in base alla precedente normativa, già in corso o in procinto di essere avviati, relativi ad opere o servizi la fornitura dei quali possa costituire oggetto di un intervento di carattere imprenditoriale.

Tale disciplina ha carattere transitorio e sperimentale e andrà riformata entro il 31 dicembre 1999 a seguito di una verifica di risultati.

2.3 Soggetti promotori

a) I soggetti che possono promuovere i progetti di lavori socialmente utili sono:

- le amministrazioni pubbliche indicate dall’articolo 1 del D.Lgs. n. 29 del 1993, in particolare:

- Amministrazioni dello Stato;

- Istituzioni e Scuole di ogni ordine e grado;

- Istituzioni educative;

- Aziende ed Amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;

- Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane e loro consorzi ed associazioni;

- Istituzioni Universitarie;

- Istituti Autonomi Case Popolari;

- Camere di commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura;

- Enti Pubblici economici, nazionali, regionali e locali;

- Amministrazioni, Aziende ed Enti dei Servizio Sanitario Nazionale.

b) gli enti pubblici economici;

c) le società a totale o prevalente partecipazione pubblica;

d) le cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991 e i loro consorzi

e) i soggetti individuati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,

Al riguardo si fa presente che con decreto 28 maggio 1998 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 28 maggio 1998 il Ministro del lavoro ha individuato quali soggetti legittimati a promuovere progetti di lavori socialmente utili i consorzi forestali ed aziende speciali costituite ai sensi degli articoli 139-155 del R.D.L. 30 dicembre 1923, n. 3267 e della legge 31 dicembre 1994, n. 97.

2.4 1 soggetti utilizzabili

I soggetti che possono essere utilizzati nelle attività socialmente utili sono:

1. I lavoratori in cerca di prima occupazione o disoccupati iscritti da oltre due anni nelle liste di collocamento. Si precisa che il requisito degli oltre due anni di iscrizione deve essere posseduto da entrambe le categorie di lavoratori e attiene all’iscrizione nella prima classe delle liste di collocamento;

2. lavoratori iscritti nelle liste di mobilità non percettori della relativa indennità o di altro trattamento speciale di disoccupazione;

3. lavoratori che godano di trattamenti di cassa integrazione straordinaria, mobilità o altro trattamento speciale di disoccupazione;

4. lavoratori espressamente individuati in accordi per la gestione di esuberi nel contesto di crisi aziendali, di settore o di area;

5. lavoratori appartenenti a categorie appositamente individuate dalla CRI ai soli fini dell’assegnazione alle attività di lavori socialmente utili (ad esempio, categorie di lavoratori disoccupati ultra quarantenni, residenti in aree particolarmente colpite da crisi occupazionale, residenti in comuni stipulanti appositi protocolli d’intesa con finalità di stabilizzazione occupazionale, ecc.);

6. lavoratori appartenenti a categorie individuate dalla CRI ai sensi dell’art. 25, comma 5, lett. c), della legge n. 223 del 1991;

7. persone detenute per le quali sia prevista l’ammissione al lavoro esterno;

8. persone detenute alle quali non sia consentito il lavoro esterno per i soli progetti predisposti dall’Amministrazione penitenziaria e dalla giustizia minorile relativi ad attività da svolgersi all’interno degli istituti penitenziari e dei servizi minorili.

2.5 Procedure per l’approvazione dei progetti

I progetti di lavori socialmente utili, corredati dalla necessaria documentazione, sono presentati alla Commissione regionale per l’impiego competente che delibera in merito all’approvazione o meno del progetto entro 60 giorni dalla presentazione.

Decorso tale periodo senza che sia intervenuta la decisione della CRI il progetto si intende approvato sempre che entro tale termine la direzione regionale del lavoro non comunichi al soggetto proponente la carenza delle risorse economiche necessarie ovvero richieda informazioni integrative in merito ai progetto.

Si segnala che il decreto legislativo n. 468 del 1997 non prevede la possibilità che l’approvazione dei progetti avvenga attraverso apposite sottocommissioni.

Pertanto le sottocommissioni istituite ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del predetto decreto potranno continuare ad esercitare funzioni deliberanti solo in merito all’approvazione dei progetti presentati precedentemente all’entrata in vigore della nuova normativa.

Per i nuovi progetti potranno naturalmente essere costituite sottocommissioni con funzioni istruttorie e propositive come previsto in via generale dal Reg. 21 dicembre 1987 di funzionamento delle Commissioni regionali e dalla circolare n. 74188.

Le Commissioni regionali per l’impiego possono stabilire criteri di priorità per l’approvazione dei progetti per i quali si richieda il finanziamento a carico del Fondo per l’occupazione e per poter operare una adeguata valutazione comparativa possono fissare dei termini entro i quali consentire la presentazione dei progetti. In tal caso i sessanta giorni previsti per l’approvazione dei progetti decorreranno dalla scadenza del termine fissato.

Fra le priorità va prevista la finalizzazione dei progetti all’occupazione stabile dei soggetti utilizzati, la partecipazione al finanziamento dell’ente promotore, lo svolgimento di attività formative e, per i progetti di lavori di pubblica utilità, la presenza fin dall’inizio della convenzione con i soggetti incaricati della realizzazione del piano di impresa.

Si ricorda che i progetti di LSU possono essere redatti sulla base di convenzioni stipulate tra il Ministero del lavoro con amministrazioni pubbliche aventi competenze interregionali contenenti il piano generale di svolgimento delle attività.

I singoli progetti da presentare agli organi regionali competenti per l’approvazione conterranno invece le modalità di attuazione in ambito locale.

Ai detti progetti le Commissioni regionali per l’impiego riserveranno una quota non inferiore al 10 per cento delle risorse loro assegnate.

Per l’anno 1998, per il finanziamento dei progetti approvati sulla base di convenzioni, o dei progetti che utilizzino i lavoratori provenienti da progetti interregionali conclusi, le suddette Commissioni regionali potranno contare su risorse aggiuntive rispetto a quelle già ripartite a livello regionale.

2.6 Il rapporto di utilizzazione

L’articolo 8 del D.Lgs. n. 468 del 1997 detta la disciplina del rapporto di utilizzazione regolando, anche con l’accoglimento di alcune soluzioni in precedenza adottate in via amministrativa, i principali aspetti relativi al trattamento economico e normativo.

In primo luogo viene riconfermato che l’utilizzazione in lavori socialmente utili non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro e non fa venire meno lo stato di disoccupazione.

Al riguardo si precisa che il rapporto di utilizzazione si instaura con l’effettivo inizio della prestazione e pertanto i diritti e gli obblighi da esso derivanti non sorgono se non da tale momento.

I lavoratori utilizzati che beneficiano di trattamenti previdenziali vengono impegnati per un orario settimanale corrispondente alla proporzione tra il trattamento percepito e la retribuzione iniziale al netto delle ritenute previdenziali e assistenziali prevista per i dipendenti che svolgono analoghe mansioni presso il soggetto promotore delle attività e comunque per non meno di 20 ore settimanali e per non più di 8 ore giornaliere.

In caso di utilizzo per un orario superiore ai lavoratori compete per le giornate di effettiva presenza un importo integrativo, a carico dei soggetti utilizzatori, determinato prendendo a riferimento la suddetta retribuzione, netta.

Il limite delle 20 ore settimanali non si applica ai lavoratori che godano di trattamenti previdenziali inferiori alle 800.000 lire mensili per i quali l’orario di lavoro va proporzionalmente ridotto rispetto all’orario previsto in caso di erogazione dell’assegno di 800.000 lire.

Ai lavoratori non percettori di trattamenti previdenziali compete un importo mensile di lire 800.000, denominato assegno per i lavori socialmente utili, più l’eventuale assegno per il nucleo familiare per il quale si applicano le disposizioni contenute nelle circolari emanate dal Ministero dei lavoro e dall’INPS per l’attuazione della legge n. 608 del 1996 e della precedente decretazione d’urgenza per quanto non modificato dal D.Lgs. n. 468 del 1997.

I lavoratori sono impegnati per un orario settimanale di venti ore e per non più di otto ore giornaliere.

Nel caso di impegno per un orario superiore, ad essi compete il corrispondente importo integrativo determinato con riferimento alla retribuzione dei dipendenti dell’ente utilizzatore che svolgono analoghe mansioni.

Si precisa che tale importo integrativo va corrisposto esclusivamente per le ore eccedenti le venti.

Il predetto assegno come previsto dall’articolo 8, comma 8, dal 1° gennaio 1999 verrà rivalutato nella misura dell’80 per cento della variazione annuale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

L’assegno per i lavori socialmente utili è cumulabile con i redditi relativi ad attività di lavoro autonomo di carattere occasionale e di collaborazione continuata e coordinata sempre che tali attività abbiano avuto inizio successivamente alla data di avvio del progetto.

A questo specifico fine si intendono per attività di lavoro occasionale quelle che vengono svolte per un periodo massimo di quattro mesi e che diano un reddito lordo non superiore a lire 7.200.000 nell’arco temporale di svolgimento del progetto.

L’assegno è cumulabile anche con i redditi che l’interessato percepisce a seguito di svolgimento di lavoro dipendente a tempo determinato parziale, nei limiti di lire 600.000 mensili. Si precisa al riguardo che anche il lavoro dipendente deve essere iniziato dopo la data di avvio dei progetto.

Il lavoratore è tenuto a comunicare alla sede INPS competente sia l’inizio delle attività che la durata della stessa e il reddito percepito, allegando specifica documentazione.

Si sottolinea che le attività in questione non devono in ogni caso arrecare pregiudizio allo svolgimento dei lavori socialmente utili né essere incompatibili con gli stessi; tali circostanze devono essere valutate dal soggetto che utilizza i lavoratori.

L’assegno è altresì cumulabile con gli assegni e le pensioni di invalidità civile nonché con le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

L’assegno non può invece essere corrisposto per i periodi di svolgimento di attività di lavoro subordinato con contratto a termine a tempo pieno.

In tal caso l’ente utilizzatore può valutare la possibilità di autorizzare il lavoratore a sospendere le attività di LSU per il periodo corrispondente.

L’assegno per LSU è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e con i trattamenti di pensionamento anticipato.

I lavoratori titolari di assegno o di pensione di invalidità possono optare, ai sensi dei comma 5 dell’articolo 8, per l’assegno per LSU.

Il comma 7 stabilisce inoltre che possono parimenti optare per l’assegno in parola i lavoratori che usufruiscono dell’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali.

In caso di mancata opzione tali lavoratori possono essere utilizzati per l’orario settimanale corrispondente alla proporzione tra l’indennità ordinaria di disoccupazione percepita e il livello retributivo iniziale, al netto delle ritenute previdenziali ed assistenziali, previsto per i dipendenti che svolgono attività analoghe alle loro presso il soggetto promotore del progetto e comunque per non meno di 20 ore settimanali e per non più di 8 ore giornaliere.

Le attività di lavori socialmente utili sono organizzate in modo che il lavoratore possa godere di un adeguato periodo di riposo durante il quale continua ad essere corrisposto l’assegno.

Si ritiene che il predetto periodo debba corrispondere a quello previsto per le ferie dei lavoratori dipendenti dell’ente utilizzatore, occupati a tempo pieno o parziale.

L’assegno viene corrisposto anche nelle giornate di assenza per malattia della quale deve essere fornita adeguata documentazione.

I soggetti utilizzatori stabiliscono comunque il periodo massimo di assenze per malattie .compatibile con il buon andamento dei progetto avendo a riferimento la normativa contrattuale dell’ente utilizzatore, decorso il quale possono chiedere la sostituzione del lavoratore.

L’assegno viene corrisposto anche in caso di assenze per infortunio o malattia professionale non coperte dall’indennità erogata dall’INAIL e in caso di assenze effettuate per assistere i familiari conviventi portatori di handicap ai sensi della legge n. 104 del 1992 e per la partecipazione ad assemblee sindacali alle condizioni previste per i dipendenti del soggetto utilizzatore.

Le assenze per infortunio o per malattia professionale che diano diritto alla corresponsione dell’indennità a carico dell’INAIL comportano la sospensione dell’assegno. Alla cessazione dell’inabilità il lavoratore deve essere riammesso a partecipare per la parte residua alle attività previste dal progetto.

In tutti gli altri casi nei quali siano riconosciuti permessi retribuiti o meno ai dipendenti dell’ente utilizzatore, i predetti permessi dovranno essere concessi anche ai lavoratori impegnati in ISU con sospensione dell’assegno salvo che venga concordato l’eventuale recupero delle ore non prestate (congedo matrimoniale, per lutto, per sostenere esami, ecc.).

Si ritiene invece che nei casi nei quali per i dipendenti dell’ente utilizzatore siano previsti permessi retribuiti i lavoratori beneficiari di trattamenti previdenziali possano assentarsi senza sospensione del trattamento stesso, mentre dovranno necessariamente recuperare le prestazioni non effettuate nelle ipotesi nelle quali possano essere riconosciuti permessi non retribuiti.

Il recupero delle prestazioni deve effettuarsi entro il termine di durata del progetto.

Per le lavoratrici impegnate in ISU è riconosciuto, al termine del periodo di astensione obbligatoria per maternità, il diritto ad essere reinserite nel progetto di ISU se ancora in corso.

Per i periodi di astensione obbligatoria alle lavoratrici, che non possono vantare una precedente copertura assicurativa ai sensi dell’articolo 17 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, viene corrisposta un’indennità pari all’80 per cento dell’importo dell’assegno.

Il diritto all’inserimento nel progetto e alla corresponsione dell’indennità di maternità è riconosciuto anche alle lavoratrici che al momento dell’inizio delle attività si trovino nel periodo di astensione obbligatoria a causa dei ritardo dell’inizio delle attività stesse rispetto alla data prevista.

Ai lavoratori impegnati a tempo pieno nei ISU competono anche i permessi di cui all’articolo 10 della legge n. 1204 del 1971 (riposo durante il primo anno di vita dei bambino) senza riduzione dell’assegno.

Non è invece prevista la possibilità di astensione facoltativa.

Le lavoratrici titolari di trattamenti previdenziali possono comunque decidere nei periodi di astensione facoltativa di abbandonare le attività progettuali senza che nei loro confronti operi alcuna sanzione (si veda art. 6, comma 5, L. n. 236 del 1993).

Le regioni possono dettare norme in materia di ISU ad eccezione di quelle che regolano il trattamento giuridico ed economico dei soggetti impegnati nelle attività sopracitate e di quelle relative alla decadenza dei trattamenti previdenziali in conseguenza dell’ingiustificato rifiuto da parte dei lavoratori all’assegnazione alle attività in questione.

2.7 Le procedure per l’assegnazione dei lavoratori ai progetti

Per l’assegnazione a progetti di lavori socialmente utili si tiene conto preliminarmente della corrispondenza tra la qualifica posseduta dai lavoratori e i requisiti professionali e del principio delle pari opportunità.

Al riguardo le CRI adotteranno le opportune iniziative dirette ad assicurare una equilibrata partecipazione ai progetti di lavoratori di entrambi i sessi.

L’assegnazione dei lavoratori non percettori di trattamenti previdenziali, che è limitata a coloro che aderiscono volontariamente, avviene secondo i criteri previsti per l’attuazione dell’art. 16 della legge n. 56 del 1987. È riconosciuta però solo ai fini della suddetta assegnazione la possibilità alle CRI di deliberare una determinata diminuzione del punteggio posseduto secondo i citati criteri per i componenti di nuclei familiari privi di reddito composti da disoccupati coniugati conviventi, da orfani di entrambi i genitori ovvero monoparentali con figli.

L’avviamento ai progetti dei lavoratori beneficiari di trattamenti previdenziali è limitata ai progetti la cui durata non sia superiore al periodo residuo di trattamento con precedenza per coloro per i quali tale periodo sia maggiore.

Quando tale criterio non sia sufficiente ad individuare i lavoratori da assegnare altri criteri potranno essere individuati dalle CRI.

Per i progetti formulati con riferimento a crisi aziendali, di settore o di area l’assegnazione avviene limitatamente a gruppi di lavoratori individuati nel progetto stesso. È comunque possibile fare ricorso a lavoratori, da avviare secondo i criteri ordinari, non provenienti dalle situazioni di crisi per le qualifiche professionali altamente specializzate o dirigenziali nella misura massima del 10 per cento dei lavoratori da impegnare

Qualora gli enti promotori ritengano opportuno effettuare una selezione di idoneità al raggiungimento degli obiettivi progettuali con particolare riguardo all’accesso alle opportunità occupazionali previste al termine del progetto viene avviato un numero di lavoratori pari a tre volte quello da inserire.

Nel caso la gestione del progetto sia affidata, sulla base di convenzioni, fin dall’inizio a soggetti incaricati della realizzazione del piano di impresa gli stessi provvederanno ad effettuare la selezione e potranno richiedere l’assegnazione nominativa di una parte dei lavoratori in possesso delle qualifiche maggiormente specializzate.

L’intenzione di effettuare la selezione è di ottenere l’assegnazione su richiesta nominativa deve risultare dal progetto.

L’assegnazione nominativa, anche di tutti i lavoratori da utilizzare, può sempre avvenire per i progetti promossi dalle cooperative sociali o dal foro consorzi. Le CRI inoltre possono prevedere l’inserimento mirato tramite richiesta nominativa di soggetti appartenenti a categorie individuate dalle CRI stesse o detenuti ammessi al lavoro esterno che si trovino in condizioni tali da renderne difficile l’integrazione sociale oltre che lavorativa.

Si sottolinea infine che ai progetti non possono essere assegnati lavoratori che provengano dalla partecipazione ad altri progetti, a meno che non sia trascorso un periodo di almeno 6 mesi dalla conclusione del precedente progetto ovvero della partecipazione del lavoratore al progetto.

Si precisa che l’intervallo di 6 mesi non riguarda soggetti titolari di trattamenti previdenziali per i quali è anzi auspicabile un’utilizzazione continuativa.

2.8 L’utilizzazione diretta

L’utilizzazione diretta in attività socialmente utili, precedentemente riservata ai lavoratori cassaintegrati e a quelli percettori di indennità di mobilità lunga, viene estesa a tutti i titolari di trattamenti previdenziali.

A tal fine le pubbliche amministrazioni interessate devono inoltrare richiesta alle competenti sezioni circoscrizionali per l’impiego specificando la durata delle prestazioni. Non è necessario che le attività siano definite mediante la predisposizione di appositi progetti.

Le sezioni circoscrizionali per l’impiego provvedono ad assegnare i lavoratori in possesso di qualifiche compatibili con le prestazioni da svolgere il cui periodo residuo di trattamento non sia inferiore alla durata delle prestazioni richieste.

La durata del periodo di utilizzazione originariamente previsto può essere prorogata fino alla scadenza dei trattamenti goduti anche nel caso l’utilizzazione abbia avuto inizio in vigenza della precedente disciplina. Della proroga le amministrazioni utilizzatrici danno tempestiva comunicazione alla sezione circoscrizionale per l’impiego competente.

I lavoratori da assegnare vengono individuati fra quelli residenti nel comune o nell’area della sezione circoscrizionale per l’impiego dove si svolgono le attività con precedenza per i residenti nel comune e secondo il maggior periodo residuo di trattamento previdenziale.

Ulteriori criteri di individuazione possono essere fissati dalle Commissioni regionali per l’impiego tenendo conto che pur potendosi prendere in considerazione eventuali preferenze manifestate dai lavoratori, gli avviamenti non avvengono su base volontaria.

2.9 Decadenza

Il rifiuto ingiustificato all’assegnazione ai lavori socialmente utili da parte di coloro. che percepiscono trattamenti previdenziali comporta, secondo quanto dispone l’articolo 9, comma 1, la perdita di tali trattamenti e la cancellazione dalla lista di mobilità di cui all’articolo 6 della legge n. 223 del 1991, con provvedimento adottato dal responsabile della sezione circoscrizionale per l’impiego e per il collocamento in agricoltura.

Avverso tale provvedimento di decadenza e di cancellazione, ai sensi dei suddetto articolo 9, comma 1, è ammesso ricorso entro trenta giorni alla Direzione regionale dei lavoro – Settore politiche del lavoro, che decide entro venti giorni con provvedimento definitivo.

Quest’ultimo provvedimento è impugnabile, come tutti gli atti amministrativi, davanti al TAR o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Costituisce giustificato motivo di rifiuto dell’assegnazione e, quindi, non comporta la perdita dei trattamenti la partecipazione ad attività di orientamento e di formazione disposta dai competenti uffici pubblici.

Non comporta altresì perdita dei trattamenti previdenziali né la cancellazione dalla lista di mobilità l’offerta di LSU che si svolgano in un luogo distante più di 50 chilometri da quello di residenza del lavoratore o comunque non raggiungibile in 60 minuti con mezzi pubblici di linea. I predetti limiti massimi di distanza e di tempo possono essere modificati dalla Commissione regionale per l’impiego, tenuto conto delle caratteristiche del territorio e dei servizi pubblici esistenti.

Non si ha decadenza quando un lavoratore rifiuta di svolgere una prestazione di lavoro socialmente utile incompatibile con la propria professionalità.

I soggetti utilizzatori possono chiedere per iscritto la revoca dell’assegnazione del lavoratore, che non abbia partecipato regolarmente ai lavori socialmente utili o che non abbia rispettato le condizioni di utilizzo impartite.

Tale richiesta può essere avanzata anche per i soggetti che non percepiscono trattamenti previdenziali. Per tali lavoratori la revoca dell’assegnazione non comporta alcuna sanzione, dal momento che la loro partecipazione ai lavori socialmente utili è volontaria.

I soggetti utilizzatori possono chiedere la sostituzione dei lavoratori per i quali è stata revocata l’assegnazione, per la residua durata dei progetto o della prestazione.

Il Sottosegretario di stato

Sen. Antonio Pizzinato