C.M. Ministero del lavoro e della previdenza sociale 27-12-1991, n. 172

C.M. Ministero del lavoro e della previdenza sociale 27-12-1991, n. 172

Contratto di lavoro a tempo parziale – Distribuzione dell’orario. Risposta a quesito


In considerazione dell’interesse generale rivestito dalla questione in oggetto, si trasmette copia della nota datata 19 dicembre 1991, con la quale la Divisione V della direzione generale dei rapporti di lavoro ha fornito risposta ad un quesito posto dall’Ispettorato regionale del lavoro di Milano.

Si fa riferimento alla nota 2113/2123 con la quale sono stati richiesti allo scrivente chiarimenti in ordine alle corrette interpretazioni dell’art. 5, 2° comma legge n. 863/1984 con particolare riguardo alla determinazione dell’orario di lavoro.

Al riguardo si fa presente che l’indicazione per iscritto della "distribuzione dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese, all’anno" deve ricondursi ad una interpretazione che tenga conto della "ratio" del precetto normativo, secondo cui tale puntualizzazione ha lo scopo di rendere agevole la verifica della conformità delle pattuizioni individuali con quelle collettive. In rapporto a ciò, è opportuno considerare che la concreta disciplina del part-time, ha il suo fondamento nella normativa "ex lege" n. 863/1984 , la quale nella sua caratterizzazione di legge cornice postula che la disciplina del contratto di cui all’oggetto è affidata all’autonomia collettiva nel cui ambito trovano tutela gli interessi di categoria.

Tuttavia, se è vero che la finalità della norma è quella di consentire un immediato riscontro della "predeterminazione" del tempo di lavoro, tale esigenza è soddisfatta ogni qualvolta la prestazione lavorativa ridotta sia specificata in rapporto alla unità di misura costituita come è noto dal giorno, dalla settimana, dal mese o dall’anno. Dalla norma, in sostanza, non è richiesta l’ulteriore indicazione relativa alla distribuzione dell’orario di lavoro all’interno di ciascuno dei referenti temporali sopra accennati, essendo sufficiente il riferimento alle predette unità di misura.

Alla luce di tali considerazioni, l’indicazione di una quantità di lavoro che oscilli tra un limite massimo ed un minimo nei parametri di riferimento è tale da soddisfare il dettato dell’art. 5 della legge n. 863/1984 .

Tuttavia il carattere necessariamente bilaterale della volontà in ordine alla riduzione nonchè della collocazione della prestazione lavorativa in un determinato orario, comporta che ogni modifica non possa essere attuata unilateralmente dal datore di lavoro in forza del suo potere di organizzazione dell’attività aziendale, essendo invece necessario il mutuo consenso di entrambe le parti (Cassazione 22 marzo 1990, n. 2382). Tutto ciò anche per una esigenza di controllo sul lavoro supplementare che, salva la previsione dei contratti collettivi, è vietato e punito rispettivamente dal 4° e dal 14° comma della citata legge n. 863/1984 .