Buste paga troppo leggere

26/05/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
122, pag. 5 del 24/5/2003
di Alessandra Ricciardi


Lo dice l’Istat nell’analisi su retribuzioni e conflitti lavoro nel privato e nel pubblico.

Buste paga troppo leggere

I rinnovi lasciano i salari sotto l’inflazione effettiva

I contratti lasciano leggere le buste paga. L’inflazione programmata, a cui sono adeguati gli aumenti contrattuali, è costantemente inferiore alla crescita dei beni al consumo. E in sede di recupero del differenziale con il tasso effettivo di inflazione, i salari perdono comunque lo 0,1%. Fa eccezione il pubblico impiego.

Ma anche in questo caso non mancano ombre. Infatti per rinnovare i contratti della pubblica amministrazione sono serviti in media 12 mesi, durante i quali le retribuzioni sono rimaste ferme. L’accusa è lanciata dall’Istat, nel rapporto sulla situazione economica del paese 2003.

L’istituto guidato da Luigi Biggeri ha passato sotto esame i salari e i conflitti di lavoro nel mondo privato e in quello pubblico.Con la ripresa inflazionistica del 1999/2001, per la prima volta dall’entrata a regime dell’accordo del 1993 è stata messa alla prova la capacità del nuovo modello di determinazione salariale di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Dai dati rilevati, l’Istat sottolinea come a fronte di tassi di inflazione programmata del 2,3% per il 2000 e dell’1,7% per il 2001 e il 2002, l’indice dei prezzi al consumo registra, nel triennio, variazioni pari rispettivamente al 2,5, al 2,7 e al 2,4%, con una differenza annua dello 0,6%. ´Tale scostamento si riflette in una perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, nonostante una stagione negoziale 2000/2001 particolarmente intensa’.

Sono stati infatti rinnovati 60 contratti che regolano il trattamento economico di oltre 9 milioni di lavoratori dipendenti e muovono, in termini di monte retributivo contrattuale, l’80% dei salari.

Mediamente, sottolinea l’istituto di statistica, l’inflazione indicata dal governo come obiettivo è stata inferiore a quella effettiva di tre decimi di punto percentuale. In soli due anni, il 2001 e il 2002, lo scarto è stato dell’1 e dello 0,7%. E i salari sono rimasti al di sotto anche dell’inflazione effettiva: a fronte di una crescita dei beni al consumo del 2,3%, le retribuzioni contrattuali sono salite del 2,2%.

In una stagione che ha visto deteriorarsi in termini di efficacia il tasso di inflazione programmata, come anticipazione valida della perdita di potere d’acquisto, ha fatto eccezione la pubblica amministrazione. I dipendenti pubblici, circa 3,5 milioni di lavoratori tra amministrazioni centrali e locali, hanno sempre portato a casa aumenti più sostanziosi dell’inflazione effettiva: tra il secondo trimestre 2001 e lo stesso periodo del 2002 si è registrata infatti una crescita media dei salari del 4,3% a fronte di una variazione dell’inflazione reale del 2,5%. I pubblici dipendenti sono però i lavoratori che devono attendere di più per il rinnovo dei contratti: 13 mesi di vacanza contrattuale nel 2000 e 17 per l’ultimo rinnovo 2002. Solo un mese per le imprese metallurgiche e meccaniche, che salgono a due per il settore postale, ferroviario, acqua e gas. ´La perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni, però, non sembra aver inciso sui livelli di conflittualità, che rimangono molto contenuti in rapporto al passato’, scrivono i ricercatori dell’Istat, ´anche in presenza di rilevanti sollecitazioni e sommovimenti nell’area delle relazioni industriali, confermando la robustezza del modello di proceduralizzazione del confronto tra le parti sociali varato con gli accordi del luglio 1993′.

Anche per quanto riguarda la conflittualità restano le differenze tra pubblico e privato. Dal 1995 e il 2001 si è registrato un contenimento degli scioperi, con una impennata nel 2002 (32 milioni di ore di astensione dal lavoro), ´in coincidenza con le agitazioni generali legate ai progetti di riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori’. La ripresa è stata comunque inferiore a quella degli anni ’70.

A scioperare di più sono proprio i settori nei quali i rinnovi contrattuali sono più rapidi: in prima fila i metalmeccanici che hanno scioperato per 875 mila ore fronte di un mese di vacanza contrattuale.