Buste paga: le promesse di Tremonti bruciate dalle tasse locali

28/01/2003
MARTEDÌ, 28 GENNAIO 2003
 
Pagina 12 – Economia
 
LE TASSE DEGLI ITALIANI
 
BUSTE PAGA
 
Sconto ridotto per il 41 per cento dei contribuenti
 
Le promesse di Tremonti bruciate dalle tasse locali
 
 
 
In sei regioni salgono le addizionali per coprire il buco-sanità
E chi guadagna oltre 30 mila euro vedrà diminuire lo stipendio
In busta paga a gennaio 17 euro in più per il lavoratore dipendente medio (15 mila euro di reddito) e 46 sui redditi da 10 mila
Amare sorprese per chi vive in Lombardia, Veneto, Piemonte, Marche, Umbria e Puglia. Così funzionerà il conguaglio a fine anno
 
LUISA GRION
MARCO RUFFOLO

ROMA – Per tutti quelli che, in questi giorni, stanno aspettando la busta paga c´è una novità in arrivo. Per alcuni però le novità saranno due. Buona la prima, meno buona – in certi casi proprio cattiva – la seconda. A gennaio debutta lo stipendio versione Tremonti: per la prima volta si applicano quelle deduzioni Irpef che il ministero dell´Economia pubblicizza in questi giorni con lo slogan: «Fisco più leggero, busta paga più pesante».
E di fatti – al di là dell´entità degli sgravi – negli stipendi di questo mese, chi più chi meno, tutti troveranno qualche euro in più. Il problema però sta proprio in quel «chi meno».
Quello che la pubblicità non dice – infatti – è che la «festa» della busta paga non sarà uguale per tutti. Senza entrare nel merito dei vantaggi concessi, bisogna tenere conto che per il 41 per cento degli italiani gli sgravi peseranno meno rispetto a quanto garantito all´altro 59 per cento. Non che le cifre siano esorbitanti: per le categorie di reddito più rappresentative, quelle che vanno dai 12.500 ai 15 mila euro tutto si risolverà con una maggiore entrata dai 28 ai 17 euro mensili. Per quelli con 10 mila euro – destinatari del vantaggio massimo – il guadagno, salvo conguaglio, sarà di 46. Questo nei casi «fortunati». Poi ci sono i casi «sfortunati», ovvero i contribuenti che si sono trovati a vivere e pagare le tasse in regioni che – a differenza delle altre – nel 2003 applicheranno addizionali Irpef destinate a limare i vantaggi concessi dalle deduzioni: ciò che entra dalla porta, uscirà dalla finestra.
Ma la Finanziaria 2003 non aveva bloccato l´aumento delle addizionali? Giusto, ma qui si parla di addizionali varate da alcune regioni nel 2002 per essere riscosse nel 2003. La manovra nulla potrà fare e quindi il contribuente delle sei regioni pagherà. Si tratta di Veneto, Lombardia, Piemonte, Puglia, Marche e Umbria: messe assieme, appunto, coprono il 41 per cento della popolazione.
Le differenze – che sono state calcolate con l´aiuto di Caf sindacali e studi di commercialisti privati – non sono da poco: le nuove trattenute compensano e in alcuni casi annullano i vantaggi portati dalla prima tranche della riforma fiscale di Tremonti. Per esempio: un dipendente con reddito annuo di 15.000 euro residente in Veneto alla fine dell´anno risparmierà 48 euro in meno rispetto a un qualsiasi collega non residente nelle sei regioni con addizionale. Se vive in Piemonte o Puglia la differenza sarà addirittura di 75 euro. Le divergenze aumenteranno con l´aumentare del reddito, tanto che al di sopra dei 30 mila euro di reddito annuo si finirà – sempre in quelle sei regioni – per perderci proprio: saranno più i soldi che usciranno dalla finestra rispetto a quelli entrati dalla porta. Per chi ha un reddito da 35 mila euro e vive in Veneto le tasse, alla fine, aumenteranno di 149 euro. Se vive nelle Marche il gap lieviterà fino a 278 euro.
Non è finita qui: chi pensa che alla fine il male sia poco perché a restare penalizzati saranno i contribuenti più ricchi s´illude. Chi si sente al sicuro perché non abita nelle famose sei regioni pure. Al di là delle addizionali Irpef varate nel 2002, ma in pagamento quest´anno, nulla toglie che le amministrazioni locali in difficoltà possano decidere di far quadrare i conti tagliando i servizi, aumentando il prezzo dell´autobus, il contributo per l´assistenza domicilio, la quota per l´asilo nido o la mensa scolastica. E visto che la Finanziaria 2003 ha tagliato i trasferimenti il rischio è reale. Ciò vorrebbe dire che – anche per i contribuenti meno ricchi – quel vantaggio iniziale di 17 euro al mese potrebbero essere assorbito dai maggiori esborsi per servizi sociali. «Alla fine dei conti i benefici della riforma Tremonti si rivelano di entità limitata – commenta Beniamino Lapadula, responsabile economico Cgil – e non solo per quel 41 per cento della popolazione che si troverà a pagare una addizionale non considerata. Se si considera che questa riforma fiscale va letta assieme alla mancata restituzione del fiscal drag, alla eliminazione del reddito minimo d´inserimento e alla ricaduta dei tagli ai servizi il vantaggio scompare».