Busta-paga «a sorpresa» dopo il taglio delle tasse

28/01/2005

    venerdì 28 gennaio 2005

    CON LA CONSEGNA DEI «CEDOLINI» A VENTI MILIONI DI LAVORATORI DIPENDENTI
    Busta-paga «a sorpresa» dopo il taglio delle tasse
    Favoriti i redditi alti, sindacati all’attacco.
    Berlusconi: buona notizia per tutti

      ROMA
      Tutti a «studiare» ieri mattina, in oltre 20 milioni tra lavoratori pubblici e privati, la busta-paga ritirata nel fatidico giorno 27 per rendersi conto se hanno ottenuto o no qualche miglioramento dal «taglio delle tasse» disposto dal governo per il 2005. In molti hanno dovuto prendere atto dell’esiguità dei ritocchi, ma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è convinto del contrario e sottolinea: «I benefici fiscali, che entrano ora nelle buste-paga, sono una buona notizia per tutti gli italiani. Chi diceva che era impossibile era in malafede. Si tratta di un fatto concreto, che dimostra come noi lavoriamo ad uno Stato meno esoso, ad un fisco meno vorace nei confronti dei cittadini».

      Si riaccende, così, la polemica che nelle ultime settimane ha tenuto banco nello scontro tra governo-maggioranza, opposizione e sindacati. Parte all’attacco il responsabile lavoro dei Ds Cesare Damiano, affermando che la maggioranza dei lavoratori e dei pensionati ha ben pochi benefici dalla nuova normativa fiscale; tra i dipendenti pubblici, i due terzi hanno verificato la mancanza di qualsiasi incremento retributivo. I lavoratori senza carichi familiari non riceveranno alcun vantaggio se la loro retribuzione annua lorda non supera i 21 mila mila euro (circa 1.200 euro netti mensili) e poco sopra questo livello vi saranno benefici molto limitati, mentre saranno più consistenti per i redditi maggiormente elevati. Coloro che hanno familiari a carico potranno avere taluni sgravi anche con retribuzione lorda inferiore a 21 mila euro annui, però di entità «assai modesta».

      Tuttavia, rileva Damiano, anche in tale caso il risparmio fiscale si incrementa con i redditi più alti. Un esempio: un lavoratore con moglie e figlio a carico e un reddito lordo di 21 mila euro avrà solo 12 euro al mese in più in busta-paga mentre chi ha 81 mila euro lordi annui (sempre con moglie e figlio a carico) avrà un risparmio di 27 euro mensili. Dunque, per l’esponente della segreteria della Quercia, «si riconfermano tutte le nostre critiche a una normativa fiscale che non dà assolutamente nulla ai redditi medio-bassi, premia essenzialmente i redditi molto elevati e complessivamente ha effetti scarsi sugli stipendi netti dei lavoratori e sulle pensioni».

      Replica il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas: «La riforma fiscale farà guadagnare tutti. A marzo anche gli ultimi dubbi saranno fugati. Gennaio è un mese delicato: si pagano i conguagli e quindi la busta-paga è difficilmente leggibile».
      E gli fa eco il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, accusando il centrosinistra di aver tagliato la curva Irpef per i ricchi, perché «scese dal 51 al 45 per cento, mentre fecero salire dal 10 al 18 per cento quella sui reddi più bassi». Alle critiche di ritiene che il taglio sia insufficiente, Tremonti replica: «Dalle mie parti piuttosto che niente è meglio piuttosto. Questo è il primo passo».

      Non ci sta, però, Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl: «Sul taglio delle tasse c’è una mistificazione. La realtà è che alla fine del 2005 le famiglie saranno più povere del 2004, ci saranno per loro meno risorse. Ci troviamo di fronte a una legge Finanziaria che riduce la protezione sociale, non favorisce crescita e innovazione, taglia trasferimenti agli enti locali, dimentica il Mezzogiorno». Pezzotta incalza: «Il taglio delle tasse non deve illudere».

        E invita i lavoratori e i pensionati a leggere bene le tabelle che vengono pubblicate sui giornali: «Da esse emerge chiaramente che con questa manovra fiscale non vengono sicuramente premiati, ad esempio, i redditi delle famiglie più numerose». La Cgil-Funzione pubblica preannuncia una lotta ad oltranza sui contratti: «Dalla riforma ci guadagnano solo coloro che già hanno molto o i ricchi. I lavoratori pubblici, inoltre, subiscono anche la beffa di aver finanziato con il mancato rinnovo dei contratti una elargizione iniqua e ingiustificata».