Business delle vacanze: analisi della Svimez

15/06/2004



        sezione: TURISMO
        data: 2004-06-13 – pag: 11
        autore: VINCENZO CHIERCHIA LAURA DOMINICI
        IL BUSINESS DELLE VACANZEUn’analisi della Svimez: il Sud è penalizzato da un sistema ricettivo ancora troppo frammentato
        Mezzogiorno, competitività a rischio
        Allarme dei tour operator tedeschi: prezzi alti
        MILANO • «Lo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno rappresenta una grande opportunità per l’intero Paese — afferma Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo-Confindustria —. Il Sud è la nostra nuova frontiera. Un grande banco di prova per rilanciare il prodotto Italia, ma occorre investire con una politica mirata. È assurdo che a Pompei, il sito archeologico più visitato al mondo, ben cinque milioni di presenze turistiche l’anno, abbia ricadute limitatissime sul territorio». Insomma oggi il Sud perde la sfida. Come ricorda un’analisi Svimez, più della metà del movimento turistico al Sud si concentra tra giugno e agosto, ossia tre mesi che valgono per un anno interno. Il tasso di utilizzo dei posti letto supera poco più del 40% (è il più basso d’Italia). Al Sud c’è poco più del 17% dell’offerta di strutture alberghiere e del 22% di camere. Limitato anche il numero degli esercizi extra-alberghieri, meno del 5% del totale nazionale. Il Mezzogiorno attira solo 16 milioni di arrivi su 81,7 dell’intera Italia (70,7 milioni di presenze su 342 milioni circa nel 2003).

        Tra il 2001 e il 2002 — sottolinea l’analisi Svimez — al Sud sono stati investiti rispettivamente 1.689 e 1.813 milioni di euro, con la legge 488, e creati 28mila posti di lavoro. Ma gli effetti sono ancora limitati e il Sud rappresenta il fanalino di coda del turismo italiano. Per quanto riguarda la spesa degli stranieri nel 2003 — dati Uic — le regioni meridionali hanno registrato 7,7 miliardi di euro contro i 7,6 miliardi del solo Centro e su un totale di 27,6 miliardi di euro per l’intera Italia.

        «Il rapporto qualità-prezzo al Sud risulta critico» afferma Alberto Corti, direttore generale Astoi (l’Associazione dei tour operator). Per Corti l’eccessiva frammentazione dell’offerta ricettiva si accentua al Sud, e crea pressioni sui listini. «In alta stagione i prezzi — spiega — raggiungono quelli delle mete esotiche». E Angelo Guglielmi, amministratore tour operator pugliese Gtours, aggiunge: «Un hotel 3 stelle a Vieste passa dai 47,50 euro al giorno in pensione completa a giugno ai 95 euro in agosto, e l’escursione tariffaria è ancora più evidente nei residence: dai 360 euro a settimana in giugno ai 1.300 di agosto».

        L’Enit ha poi effettuato uno studio comparativo sulla competitività del prodotto Italia-Sud nei cataloghi dei tour operator tedeschi: Neckermann offre una settimana (con volo in un 3 stelle) a Tropea a luglio a 762 euro e 886 per Letojanni, contro 499 euro di Hammamet, 658 in Algarve o 599 di Maiorca; il discorso non cambia con Tui: una settimana ai Giardini Naxos 800 euro e 817 a Capo Vaticano, contro i 649 a Corfù o i 579 a Marmaris in Turchia. Gabriela Bechtel, manager Tui, lancia l’allarme: «Siamo ormai certi di registrare un calo del 18% di tedeschi quest’estate, la Campania è troppo cara se paragonata a Turchia o Egitto, dove i prezzi sono la metà. Inoltre molte infrastrutture sono trascurate e un 4 stelle locale è paragonabile a un 3 stelle turco o spagnolo. Nel solo mese di aprile, poi, Ischia ha perso un 30% di clientela tra italiani e stranieri, neppure l’incremento dei voli low cost è bastato a riempire le camere. Occorrono investimenti e promozione».

        Il Governo sta cercando di correre ai ripari. Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, ha promesso che a breve varerà il decreto di riforma dell’Enit. Il viceministro Urso si è detto favorevole ad abbassare l’Iva turistica (6-7%).

        Ma resta il nodo degli investimenti. Un ruolo chiave è oggi giocato da Sviluppo Italia che ha annunciato un pacchetto di investimenti al Sud da circa 700 milioni (nei giorni scorsi è stato siglato l’accordo per l’area di Simeri Crichi, da 120 milioni) ha realizzato un contratto di localizzazione in Sicilia con il gruppo inglese Forte. È stata poi costituita la Sviluppo Italia turismo (Sit) nella quale sono stati concentrati gli asset di settore (600 milioni di patrimonio). Riflettori accesi anche sulla valorizzazione del patrimonio demaniale: «Siamo 20 anni indietro» commenta Sergio Iasi, ad di Sviluppo Italia turismo. Nella Sit (il maggior polo turistico al Sud) entreranno a breve i privati (per il 49% si prevede un aumento di capitale riservato da 80 milioni almeno), in corsa ci sarebbero — secondo indiscrezioni — Accor, Ifil (che ha risorse fresche dopo l’uscita da Club Med), Abaxbank, Intesa, Natuzzi, Ipi, Risanamento e altri. Una partita importante sarà giocata anche da Accor nell’ambito dei piani di sviluppo del Club Med.