Business dei congressi, l’Italia perde slancio

04/12/2003



      Giovedí 04 Dicembre 2003




      Business dei congressi, l’Italia perde slancio


      FIRENZE – Due anni di flessione hanno lasciato il segno sul turismo congressuale italiano che, condizionato da terrorismo e crisi economiche, ancora stenta a rialzare la testa e, quel che più preoccupa, si scopre impreparato a cogliere la (futura) ripresa del settore, a causa del ritardo nell’adeguamento delle infrastrutture. Nel primo semestre di quest’anno, secondo l’Osservatorio congressuale italiano presentato ieri alla Btc (Borsa del turismo congressuale) di Firenze, gli incontri sono diminuiti del 6% rispetto allo stesso periodo del 2002, fermandosi a quota 54.501, mentre le giornate di presenza congressuale sono calate del 3,6% scendendo a 17,23 milioni. A crescere è stato soltanto il numero dei partecipanti (+5,2% a 10,37 milioni), indice di un aumento della dimensione media dei convegni. La conseguenza è stata una contrazione del fatturato (che quest’anno l’Osservatorio non ha quantificato, ma che per l’intero 2002 era stato stimato in cinque miliardi), che si prevede in ulteriore calo nel secondo semestre 2003, anche perché la crisi ha accentuato la competizione sui prezzi, soprattutto nel settore alberghiero. Le aspettative degli operatori infatti non sono esaltanti: i meeting dovrebbero segnare +1%, ma le giornate di presenza congressuale sono destinate a scendere ancora (-1%). In ogni caso la fine del tunnel, per il turismo congressuale, appare più vicina. «Qualche segnale positivo si intravede – ha spiegato Attilio Gardini dell’Università di Bologna, coordinatore dell’Osservatorio finanziato dal Convention Bureau della Riviera di Romagna e da Meeting e congressi – e, anche se non è facile dire quando, partirà una nuova fase di sviluppo che però potrebbe non avvantaggiare l’Italia». A far temere gli operatori è il dinamismo di molti centri europei, in testa Barcellona, che (secondo dati Icca, l’International congress & convention association) nel 2002 è balzata al primo posto per numero di meeting internazionali organizzati, trainando la Spagna dalla sesta alla seconda posizione (dietro gli Usa) nella classifica dei Paesi. «Se non vuole perdere competitività – ha concluso Gardini – l’Italia deve accelerare sulle infrastrutture congressuali: servono almeno 265 milioni di investimenti supplementari all’anno in centri congressi e nuove tecnologie». E la conferma dell’appeal delle nuove tecnologie arriva da una sondaggio realizzato dalla Ispo di Renato Mannheimer per l’azienda friulana Vda, attiva nei servizi multimediali per il mercato dell’ospitalità: il 75% della clientela business è fortemente interessata a disporre di una tv interattiva nella camera d’albergo.

      SILVIA PIERACCINI