Business dei congressi in caduta libera

07/04/2003



              Sabato 05 Aprile 2003
              Turismo in crisi


              Business dei congressi in caduta libera (-19%)

              Fatturato a 5 miliardi nel 2002: aumentano le spese all’estero e calano quelle in Italia


              ROMA – Un mix di recessione e terrorismo, unito alla mancanza di innovazione, anche organizzativa, hanno scatenato nel 2002 una forte crisi del turismo congressuale, che pure è il primo in termini di fatturato dell’industria turistica italiana, con il 30% del mercato. Le previsioni per l’anno in corso non sono rosee: i risultati ottenuti nel primo trimestre 2003 non sono positivi e gli operatori si aspettano un ulteriore ribasso dell’attività congressuale. Gli unici a prevedere una domanda congressuale stazionaria per il prossimo trimestre sono gli operatori delle città d’arte. I più preoccupati sono i centri congressi specializzati, che prevedono riduzioni del numero di congressisti ospitati, con effetti rilevanti sul fatturato atteso (-28%). In particolare gli operatori si aspettano una forte flessione di eventi promossi da sindacati e partiti politici, ma anche per enti pubblici e associazioni si prevede un calo dell’attività congressuale. Il giro d’affari 2002 è calato del 19% rispetto al 2001, le presenze si sono ridotte del 20%, il numero dei congressisti è sceso del 5%, i congressi internazionali hanno subìto un crollo del 25% e se la spesa dei congressisti italiani all’estero è aumentata del 34%, quella degli stranieri in Italia è calata del 5%. Il che significa – spiega il rapporto dell’Osservatorio congressuale italiano, presentato ieri a Roma, con la regia del Convention Bureau della Riviera di Romagna, Università di Bologna e da Meeting e Congressi – un aumento delle importazioni e una diminuzione dell’export. Eppure il settore ha chiuso il 2002 con un fatturato di 5 miliardi, di cui 2,75 miliardi per l’indotto e 2,43 miliardi per il trasporto, quasi 17 milioni di partecipanti per un totale di 89.890 eventi congressuali sul territorio e oltre 30 milioni di giornate di presenza congressuale. Emma Aru, membro della giunta di Federturismo (Confindustria), ha rilevato come è stata «assente una politica di governo del settore» e ognuno «ha continuato a operare in forma autonoma»; ha poi invitato il ministro della Salute, Gerolamo Sirchia, a «non penalizzare il settore medico-farmaceutico che per noi è molto importante». «La guerra – ha proseguito Aru riferendosi al conflitto in Iraq – nel breve termine sta avendo effetti disastrosi sul settore, con una percentuale del 40-50% in meno delle prenotazioni. A fare da cartina di tornasole è proprio il turismo d’affari: i congressi previsti per la primavera hanno subìto una flessione vistosa, con un calo delle iscrizioni previste pari al 30% mentre quelle autunnali sono totalmente ferme». E proprio in tema di guerra, ieri l’osservatorio Astoi ha condotto un nuovo monitoraggio sulle prenotazioni per i viaggi turistici in Italia e in Europa. Il confronto riguarda le prenotazioni dell’ultima quindicina di marzo confrontate con lo stesso periodo dello scorso anno. A soffrire più di tutte sono le destinazioni dell’Estremo Oriente – Cina, Hong Kong, Filippine, Vietnam e Singapore – sulle quali pesano i timori per la polmonite asiatica. Una perdita quantificabile in 5,5 milioni di euro, contenuta solo grazie al fatto che la stagione in corso non è quella di picco per tali destinazioni. Più ridotta in termini percentuali, ma comunque sensibile, la perdita di prenotazioni sull’Egitto, con un effetto maggiore sulle mete del tour classico piuttosto che su quelle del Mar Rosso. Qui però le perdite in termini di fatturato sono più serie, con un valore delle prenotazioni globalmente inferiore di oltre 26 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma il monitoraggio evidenzia anche della aree positive, a partire dal +4% delle Maldive fino al +25% del Messico. «È un momento di crisi gravissima – ha commentato il presidente di Astoi, Giuseppe Boscoscuro – anche se le cifre ci indicano effetti ben diversi da quelli del fatidico 11 settembre 2001, quando ogni forma di turismo, tanto d’affari quanto leisure, si bloccò pressoché istantaneamente». Secondo Boscoscuro «in questa occasione la perdita di fiducia del turista non è totale, anzi i dati sembrano evidenziare una sorta di spostamento verso altre destinazioni pur di non rinunciare al viaggio».
              M.CAV.