“BuoniPasto” Intervista: i ristoratori della Fipe

19/02/2007
    lunedì 19 febbraio 2007

    Pagina 17 – Cronache

    Il caso
    Il Tar annulla il compromesso
    Sciopero in vista

    I ristoratori della Fipe

    “Bisogna vietare le gare
    con ribassi insostenibili”

    Di preciso che cosa chiedono i ristoratori con la loro minaccia di sciopero del buono pasto?

      «Innanzitutto – risponde il direttore generale della Fipe Confcommercio, Edi Sommariva – chiediamo il ripristino dell’obbligo per le società emettitrici di ticket di pagarci il dovuto entro 45 giorni, obbligo che era stato introdotto dal decreto del novembre 2005 ora parzialmente annullato dal Tar del Lazio, e chiediamo che le stesse società continuino a dare le garanzie di solvibilità imposte da quella norma».

      Ma nei rapporti fra imprese commerciali non è usuale regolare debiti e crediti su periodi piuttosto lunghi?

        «Prima che il decreto imponesse i 45 giorni, le società emettitrici dei buoni pasti impiegavano a pagare i ristoratori una media di ben 8 mesi, durante i quali i gestori di bar, dei ristoranti e delle pizzerie che accettavano i ticket ci rimettevano l’ammontare degli interessi. Ora temiamo che quella situazione si riproponga. Ma non è questo l’unico problema, perché in 8 mesi può succedere di tutto».

          Di tutto, cioè che cosa?

            «Il Tar ha eliminato anche l’obbligo per le società emettitrici di avere un capitale minimo di 750 mila euro; per entrare in questo business ne basteranno 10 mila, inoltre queste aziende non dovranno più farsi certificare i bilanci. Questo significa che società poco solvibili potranno presentarsi sul mercato, riusciranno a vincere le gare a danno di aziende concorrenti più serie facendo super-sconti economicamente insostenibili, e poi, magari, in 8 mesi potranno tranquillamente fallire, dopo aver cumulato ingenti debiti non garantiti dal capitale sociele. Tenga presente che l’ammontare complessivo medio dell’esposizione dei nostri aderenti in tutta Italia, in un giorno qualsiasi, è 500 milioni di euro. Crediti dei quali molti nostri associati rischiano di non rientrare».

            Perché siete contrari a una cosa che suona così moderna e competitiva come le gare online?

              «Perché queste aste al ribasso senza limiti scatenano la corsa ai super-sconti sul costo dei servizi, che siano economicamente sostenibili o no, e questo fa felici i datori di lavoro e le società emettitrici dei buoni pasto, ma poi le aziende che le vincono e hanno promesso troppo si rifanno sui ristoratori chiedendo delle commissioni altissime a spese di questi ultimi. I lavoratori restano a loro volta gabbati perché nel piatto trovano sempre meno e (alla fine) niente»