“Buongiorno” Vittime del «consumenismo» (M.Gramellini)

25/11/2004
    giovedì 25 novembre 2004

    Vittime del «consumenismo»

    di Massimo Gramellini

    TUTTI in Europa sono più poveri di cinque anni fa, eppure nessuno è così depresso come gli italiani. Ieri l’Istat ha annunciato anche il calo dei consumi alimentari, mentre aumentano a dismisura i decreti ingiuntivi per i pagamenti rateizzati. Significa che non solo i consumatori, quel poco che comprano, lo comprano a rate, ma che molti di loro non riescono più a far fronte neppure a quelle.

    Tedeschi e francesi sono altrettanto inguaiati, ma un po’ meno abbattuti, perché storicamente i consumi occupano un ruolo meno centrale nella percezione che essi hanno di sé. Averli dovuti ridurre, per loro, è un problema. Per noi, un dramma. E’ più facile sopportare le angosce del «consumenismo» dove c’è uno Stato che funziona, le scuole e gli ospedali sono decorosi, la pubblica amministrazione autorevole, i trasporti efficienti. Per decenni l’italiano ha barattato la mancanza di questi servizi con i piaceri anarchici del consumismo. Il sistema che lo costringeva a un’ora di coda per ritirare una raccomandata era lo stesso che gli consentiva di cambiare di continuo il telefonino, l’orologio, in qualche caso il fuoristrada. Nel suo album di famiglia non c’era lo Stato, ma solo il ricordo di un’antica povertà. Così molti hanno finito per far coincidere il turboconsumismo con la qualità della vita, non potendo godere delle conquiste civili che altrove concorrono a determinarla. E oggi sognano un taglio vero delle tasse: felici di sacrificare uno Stato mai visto, pur di riavere il consumismo perduto.