“Buongiorno” Quella piovra di Taricone

12/01/2001
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Buongiorno
Quella piovra di Taricone
di Massimo Gramellini

Dieci milioni di italiani hanno guardato in tv la conferenza-stampa di Pietro Taricone, solo cinque l’ennesima Piovra e ben cinque gli spermatozoi di Piero Angela. Ce ne sono poi altri trenta che hanno fatto altro, e a essi va il nostro affettuoso saluto. Non è vero che la tv non fa pensare. I numeri che abbiamo appena dato si prestano a molte riflessioni, compresa quella di chiedere asilo politico all’Iran. Almeno lì gli ayatollah sono più sinceri.

Quelli della Rai definiscono Taricone «una metastasi» e poi mandano in onda gli slip della Falchi annusati da Luttazzi, il solito menù trucido, però in confezione snob. Il Grande Pischello intercetta un sentimento collettivo già colto dal Superenalotto e dai film di Pieraccioni e Aldo Giovanni e Giacomo, che potremmo chiamare Attesa del Miracolo.

Inutile ammazzarsi di fatica, in un’epoca che emargina chiunque cerchi di cambiare il mondo. Tanto a ognuno di noi – purchè simpatico e furbo – può capitare la botta di fortuna clamorosa che gli permetterà un giorno di chiacchierare su un divano con Afef, senza altro merito che essersi trovato al momento giusto davanti alla telecamera giusta.

Nessuno crede più che la mafia verrà distrutta dai magistrati. Sarà uno di noi a farlo, in diretta tv: il fortunato vincitore del concorso «Ammazza la Piovra», un anno nel covo di Provenzano per convincere il boss che è stato «nominato» e deve lasciare la Casa.

.(11 gennaio 2001)