“Buongiorno” Il lavoro che ammazza (M.Gramellini)

07/10/2004


            giovedì 7 ottobre 2004

            Buongiorno

            Il lavoro che ammazza

            di Massimo Gramellini

            Il lavoro che ammazza   7 ottobre 2004   Chi non muore, scappa. Francesco Iacomino e Nicola Tricarico sono morti. I loro colleghi di lavoro nero sono scappati. Tutti, senza eccezioni. Fosse Iraq, ci sarebbero le straordinarie dei tg. Invece è Napoli, Italia, benché certe volte non si direbbe. I due operai avevano 33 e 26 anni.
            Il primo è crollato l’altro giorno da un ponteggio e per nasconderne le tracce l’hanno trascinato via dal cantiere che era ancora vivo, senza manco chiamare l’ambulanza.
            Il secondo è caduto ieri vicino alla stazione, fulminato da una scarica elettrica, ma nessuno ha visto niente, il geometra è irreperibile, gli altri operai volatilizzati. Comodo accusarli di omertà, come se chi accetta un lavoro senza rete per 200 euro alla settimana non avesse perso da tempo ogni speranza in un sistema legale che non gli ha mai offerto che parole. Ingiusto considerarli colpevoli del loro destino gramo perché preferiscono un posto abusivo a Napoli che uno in regola a Treviso, come ha fatto il prete anti-usura Massimo Rastrelli. E’ una colpa, per un cittadino della sesta potenza industriale, voler lavorare vicino ai propri affetti?

            C’è un solo modo per riottenere la fiducia di quegli operai: meritarsi quella degli imprenditori onesti che oggi disertano il campo per paura e chiedono allo Stato di riappropriarsi del territorio. Con la forza, se necessario, perché la democrazia non è un regime da deboli, ed è democrazia dare un lavoro sicuro alla gente senza obbligarla ad attraversare i mari: lo scriveva il filosofo Alessandro Passerin d’Entrèves, mica un no global.