“Buongiorno” Il finto impiegato

07/06/2001
La Stampa web










Il finto impiegato
(7 giugno 2001)
 
Nella civiltà dell’apparenza è normale che l’unico mestiere senza disoccupati sia quello di chi finge di lavorare. Li chiamano impersonificatori. Comparse ingaggiate per buggerare il prossimo. Gli uffici li assoldano per far colpo su un cliente, dargli l’impressione di avere un mucchio di personale e quindi di affari.

I finti impiegati si siedono accanto a quelli veri, fanno false telefonate, pestano tasti di computer spenti e prendono appunti su fogli da buttare. Lo spazio non manca: le ristrutturazioni hanno liberato parecchie scrivanie, per la gioia dei bilanci aziendali ma non dell’occhio, che continua a volere la sua parte. In America, dove in 5 anni sono raddoppiati di numero, la paga di un impersonificatore arriva a 15 dollari l’ora, più un accesso illimitato alla macchinetta del caffè.

Ci sono comparse spione, che i ristoratori truccano da clienti per controllare i camerieri. E falsi giurati che affollano gli studi legali. Fino alla baracca della tv, dove il pubblico è fasullo e spesso lo sono anche i fotografi, che bersagliano di flash l’ospite mezzacalza per far credere ai telespettatori che sia un vero divo. Intorno a un’umanità di consumatori creduloni (noi), sta crescendo l’esercito parallelo della finzione, che prospera sulla manipolazione di ogni immagine. Chi si fida è perduto, ma chi non lo fa è costretto a vivere sempre in difesa: comunque male.







 



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