“Buongiorno” Il caldo come metafora (M.Gramellini)

28/06/2005
    martedì 28 giugno 2005

    Prima Pagina

    Il caldo come metafora

    di Massimo Gramellini

    Fa caldo, è vero. Ma non doveva farne poi molto meno ai tempi di Fanfani e della televisione in bianco e nero, quando le matrone grondanti si sventagliavano in balcone e i nonni leggevano il giornale sulla sedia a dondolo in mutande e canottiera. Anche allora d’estate si moriva e si impazziva con maggior frequenza che nelle altre stagioni. Eppure nessuno credeva di trovarsi al centro di un’emergenza epocale, forse perché i media non gliene parlavano con altrettanta enfasi. Si accettava l’inesorabilità della natura senza vergognarsi del proprio sudore. E si fronteggiava la sofferenza con una serie di avvertenze banali che oggi la televisione rilancia come se fossero le rivelazioni di un premio Nobel, interpellando schiere di «esperti» che consigliano con sussiego di mangiare più frutta fresca che polenta bollente e di vestirsi leggeri anziché, si presume, dare fondo alla scorta di pellicce.

    Nessuno aveva l’aria condizionata e quindi nessuno si sentiva un fallito o un perseguitato a non averla. Il caldo di ieri era un fastidio con cui convivere, non una sconfitta sociale. Il caldo di oggi è come la crisi economica: obbliga chi lo patisce a consumare oltre le sue possibilità per conservare il livello ideale di benessere al quale ciascuno ha ancorato il proprio rispetto di sé.