“Buongiorno” Autunno caldo – di Massimo Gramellini

24/09/2002


24 settembre 2002



Buongiorno   di Massimo Gramellini




Autunno caldo

24 settembre 2002

Perchè un tifoso della Roma tenta di picchiare lo stopper Zebina e non dice nulla al droghiere che negli ultimi sei mesi gli ha raddoppiato il prezzo del prosciutto? La capacità di sopportazione dell’italiano normale, e anche di quello subnormale, è assolutamente superiore alla media.

Questo eroe del nostro tempo si sveglia da mesi sotto un cielo grigio, ogni volta che fa la spesa prova la sensazione fortissima di essere stato eurobuggerato e rientrando a casa apprende dai tg che il maltempo continuerà e che la Borsa ha subìto altri rovesci.

Capisce che le cose non vanno, ma non sa come prenderle né con chi prendersela: i governi ormai li ha provati tutti, dalla dc alla Evita Peron di Arcore, passando per banchieri di Stato ed ex comunisti. Vorrebbe tornare e essere ottimista, come gli chiede implorante la troupe di palazzo Chigi, nella speranza di indurlo a spendere i soldi che non ha o ha dimenticato di avere.

Ma per ripartire avrebbe bisogno di una spinta e le pacche sulle spalle non gli bastano più: servirebbero tre giornate consecutive di sole, un’indagine Istat che contenga finalmente una buona notizia, la soluzione del giallo di Cogne, una passionaccia improvvisa, una piccola svolta al lavoro.

Nell’attesa si paralizza, smarrito. E se ha la fortuna o la disgrazia di essere tifoso, dirotta i suoi nervi sui demoni del pallone. Perché solo lì si sente ancora parte di qualcosa su cui si illude di esercitare un’influenza e un controllo.

Perchè un tifoso della Roma tenta di picchiare lo stopper Zebina e non dice nulla al droghiere che negli ultimi sei mesi gli ha raddoppiato il prezzo del prosciutto? La capacità di sopportazione dell’italiano normale, e anche di quello subnormale, è assolutamente superiore alla media.

Questo eroe del nostro tempo si sveglia da mesi sotto un cielo grigio, ogni volta che fa la spesa prova la sensazione fortissima di essere stato eurobuggerato e rientrando a casa apprende dai tg che il maltempo continuerà e che la Borsa ha subìto altri rovesci.

Capisce che le cose non vanno, ma non sa come prenderle né con chi prendersela: i governi ormai li ha provati tutti, dalla dc alla Evita Peron di Arcore, passando per banchieri di Stato ed ex comunisti. Vorrebbe tornare e essere ottimista, come gli chiede implorante la troupe di palazzo Chigi, nella speranza di indurlo a spendere i soldi che non ha o ha dimenticato di avere.

Ma per ripartire avrebbe bisogno di una spinta e le pacche sulle spalle non gli bastano più: servirebbero tre giornate consecutive di sole, un’indagine Istat che contenga finalmente una buona notizia, la soluzione del giallo di Cogne, una passionaccia improvvisa, una piccola svolta al lavoro.

Nell’attesa si paralizza, smarrito. E se ha la fortuna o la disgrazia di essere tifoso, dirotta i suoi nervi sui demoni del pallone. Perché solo lì si sente ancora parte di qualcosa su cui si illude di esercitare un’influenza e un controllo.