Bufera sulla riforma del Tfr

28/11/2005
    sabato 26 novembre 2005

    Pagina 4- Economia

    Sindacati in rivolta per il rinvio. Pezzotta: è indecoroso. Scontro Welfare-Tesoro sulla destinazione dei 620 milioni risparmiati

      Bufera sulla riforma del Tfr

        La Cgil: favorite le assicurazioni. E Maroni querela

          ROMA – Ora, a riforma approvata, lo scontro è frontale. Le nuove regole sull´utilizzo del Tfr – la vecchia «liquidazione» chiamata a rimpolpare le pensioni del futuro attraverso il decollo della previdenza integrativa – sono al centro di feroci polemiche che dividono governo e sindacato.
          A farle scoppiare è stato non tanto il contenuto della riforma stessa, sulla quale c´è un sostanziale accordo, quanto i tempi della sua applicazione.

          La decisione del governo di rimandarla al 2008 ha fatto infuriare i sindacati, convinti che a pagare il prezzo del rinvio saranno gli stessi lavoratori. Due anni in meno di contributi (la riforma si pensava partisse subito, nel 2006) dovrebbero tradursi in media, in 350 euro annui in meno sulle pensioni che verranno. Nel mirino dei sindacati ci sono soprattutto Maroni e Berlusconi, ma anche la Confindustria che a definito «utile» lo slittamento del provvedimento stesso.

          Lo scontro lievitato in una serie di botte e risposte e annunciate querele è stato portato anche nelle piazze, riempite ieri dal sesto sciopero generale contro il governo Berlusconi. Proprio dal palco di piazza Navona a Roma ieri Guglielmo Epifani, leader della Cgil, ha ribadito che nella soluzione trovata «ha prevalso il conflitto di interessi e ha vinto il veto delle assicurazioni» ( le compagnie, si sa, non sono affatto contente della scelta, prevista dalla riforma, di non conferire nei fondi «aperti» e nelle polizze i contributi versati dal datore di lavoro). Di più: secondo il responsabile economico del suo sindacato, Beniamino Lapadula, già dal 2006, potrebbe di fatto partire una sorta di equiparazione fra tutti i fondi di previdenza, visto che «indiscrezioni di fonte governativa» avrebbero confermato «che il rinvio al 2008 varrebbe solo per il silenzio-assenso e che quindi le assicurazioni, da subito, potrebbero immettere sul mercato polizze nelle quali collocare il Tfr».

          Una dichiarazione che ha fatto arrabbiare il ministro del Welfare Maroni che ha annunciato una querela contro lo stesso Lapadula («le sue parole sono offensive» ha detto «queste sono ipotesi fantasiose, terrorismo psicologico») e bollato come «strampalate» le proteste di Cgil, Cisl e Uil.
          «Si è scelto il rinvio perché le compagnie di assicurazione sono imprese che hanno forti interessi di cui bisogna tenere conto – ha spiegato – si è respinto il loro assalto, ma è bene che si preparino. Se gli interessi si possono conciliare aspettando due anni va bene. Era meglio procedere subito, ma abbiamo fatto un piccolo miracolo». Quanto all´inserimento del rinvio fra le motivazioni dello sciopero generale il ministro del Welfare ha accusato: «è tipicamente italiano scioperare contro una riforma che si è voluta, che è stata scritta prendendo le cose del sindacato».

          Ma le motivazioni espresse dal ministro non devono aver convinto il leader della Cgil Savino Pezzotta: «Maroni mi ha deluso – ha detto – non credo più all´intransigenza, questo è "celodurismo di plastica". Non so se il ministro abbia barattato il Tfr con al devolution, ma non lo condivido». E ancora: «Sono sconcertato, il governo ha seguito interessi particolari e di partito. Berlusconi al momento del dibattito è uscito, ma i legami con le compagnie assicurative ci sono. Non queste utlime ma i lavoratori i titolari del Tfr».

          Non bastasse, la riforma del Tfr, oltre a mettere l´un contro l´altro due fronti, governo e sindacato, che almeno su questo tema sembravano aver aggiunto un accordo – ha diviso anche due ministeri. Quello del Welfare e quello del Tesoro. Oggetto dello scontro è la destinazione di quei 700 milioni di euro che il governo, rinviando l´applicazione di due anni, ha «risparmiato», sottraendoli dal Fondo di compensazione riconosciuto alle aziende per via del mancato conferimento del Tfr. Giuseppe Vegas, sottosegretario all´Economia vorrebbe utilizzarli per ridurre il deficit . Maroni non ne vuole sapere: «Quelle risorse le ho ottenute io, non spetta a Vegas decidere».

        (l.gr.)