Bufera su coop e falso in bilancio

20/07/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Scontro tra i poli alla Camera sulla riforma del diritto societario: i due articoli contestati passano a maggioranza

    Bufera su coop e falso in bilancio
    L’Ulivo: un colpo di spugna per Berlusconi – Ma per il Centro-destra «non c’è alcuna depenalizzazione»
    Marco Ludovico
    (NOSTRO SERVIZIO)
    ROMA - Il primo sì alla Camera sulla riforma del diritto societario riaccende lo scontro tra maggioranza e opposizione. Ieri le commissioni Giustizia e Finanze hanno dato il via libera al disegno di legge Mirone-Castelli. Sulle norme in materia di cooperative e di falso in bilancio, in particolare, la battaglia tra Casa delle Libertà e Ulivo è stata durissima. Anche se l’approvazione finale era scontata e il dibattito in aula, che dovrebbe cominciare il 27 luglio, non potrà andare avanti all’infinito. I tempi della discussione, infatti, sono stati contingentati e un eventuale ostruzionismo dovrebbe essere impossibile. Il disegno di legge, proposto dallo scorso Governo e ripresentato dall’attuale Esecutivo, è stato corretto in molte parti. I primi articoli cambiano la disciplina delle società di capitali, ma il clamore politico riguarda l’articolo 5 (società cooperative) e l’art. 10 (illeciti penali e amministrativi delle società commerciali). Riformulato ieri dal presidente della commissione Finanze, Giorgio La Malfa, l’articolo sulle coop «esclude dalla normativa proposta le banche popolari e gli istituti di cooperazione bancaria in genere». Una disposizione che ha suscitato una rivolta generale dell’Ulivo. «Le cooperative — dichiara Gabriella Pistone del Pdci — vengono di fatto uccise o quanto meno emarginate. Il provvedimento delle destre lascia spazio, esclusivamente, alla cooperazione marginale. Le cooperazioni grandi, da questo momento in poi, si dovranno perciò trasformare in società lucrative». Giovanni Kessler (Ds) parla di «bomba atomica» sganciata sulla testa delle cooperative e Vincenzo Siniscalchi (Ds) osserva che «ci sono tutte le premesse per chiedere al Capo dello Stato di non firmare questo provvedimento perché in chiara ed evidente violazione dell’articolo 45 della Costituzione». Ma Giorgio La Malfa respinge tutte le accuse: «Non capisco le critiche della sinistra. Se ci sono cooperative che diventano società a fini di lucro, non possono godere degli stessi benefici di cui godono le cooperative. Noi tuteliamo fino in fondo le piccole, medie e grandi cooperative. Ma non si può accettare che ci si nasconda dietro una falsa cooperativa per fare concorrenza alle società di lucro». Il presidente della VI commissione ha confermato di aver riformulato l’articolo 5 anche su richiesta della Lega Nord. E’ certo che la norma sarà ancora oggetto di scontri durissimi in aula. Ma si intravedono anche punti di debolezza nella maggioranza: Luca Volontè, capogruppo Ccd-Cdu, ha già proposto lo stralcio dell’articolo 5 e la presentazione di un testo unico «per riportare la figura del socio lavoratore e l’aspetto mutualistico delle cooperative al loro significato originario». Più violento il duello sulla nuova disciplina del falso in bilancio. La norma, in sintesi, stabilisce che il falso, se non arreca danno ai soci o ai creditori, è punito con l’arresto fino a un anno e sei mesi. In caso di danno, la pena prevista va da sei mesi a tre anni, se si tratta di società non quotate, e si procede a querela di parte; da uno a quattro anni, in caso di società quotate, e si procede d’ufficio. Il codice civile prevedeva la reclusione da uno a 5 anni e una multa da due a 20 milioni. «Questo — dichiara Pierluigi Mantini, responsabile Giustizia della Margherita — è il primo vero "colpo di spugna" per Berlusconi. Lui infatti è accusato di falso in bilancio in ben tre processi. Ed è su questo terreno che si ravvisa il vero conflitto di interessi». Una situazione «assurda — spiega Beppe Fanfani (Margherita) — anche perché con questo provvedimento si dà la delega al governo a definire le fattispecie criminose di processi in cui è imputato il presidente del Consiglio». «La norma sul falso in bilancio non rappresenta né una depenalizzazione né un colpo di spugna» sostiene il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, che ha seguito i lavori delle commissioni. Vietti sostiene che si «introduce una graduazione delle sanzioni a seconda che si sia verificato o meno un danno. Il falso in bilancio rimane reato — sottolinea il sottosegretario alla Giustizia — a presidio non solo dei soci e dei creditori ma anche della cosiddetta fede pubblica». Secondo il presidente della II commissione, Gaetano Pecorella (Forza Italia), è corretta anche la norma che affida al Governo la delega per disciplinare i processi penali in corso. «Le norme transitorie dovranno essere fatte dal Governo. Ma prima di criticare il contenuto vediamo come saranno formulate e se saranno corrette o scorrette. È comunque il Governo che è politicamente responsabile di questo».
    Venerdí 20 Luglio 2001
 
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