Bufera a Coopservice La Lega manda un revisore per i conti

24/02/2010

BOLOGNA— Due presidenti che reclamano il loro diritto all’incarico, un consiglio di amministrazione spaccato, il collegio sindacale ammutinato e un revisore nazionale con le mani nei capelli. La bufera che sta sconquassando la cooperativa emiliana Coopservice ha i contorni della lotta per il potere tra gruppi di interessi contrapposti. Da quando tre giorni fa è scattato il ribaltone al vertice e Catia Minozzi, a sorpresa, ha sostituito, Augusto Torreggiani, i colpi bassi si sono susseguiti. Come se la cooperativa con sede a Cavriago (stesso paese dei Burani) fosse un’aziendina di famiglia e non un gruppo delle pulizie e della vigilanza con 340 milioni di fatturato, 6 mila addetti e una controllata quotata in borsa (Servizi Italia).
Tutto comincia quando un consiglio di amministrazione autoconvocato delibera con la maggioranza di 17 membri su 21 la revoca con effetto immediato del presidente in carica, Torreggiani. L’accusa ufficiale è di «immobilismo e inadeguata strategia imprenditoriale» ma c’è chi pensa che l’addebito sottotraccia sia il fallimento della fusione con Cirfood, colosso della ristorazione cooperativa che avrebbe consentito a Coopservice un notevole salto dimensionale. La neo-eletta Minozzi assume l’incarico in via provvisoria in attesa di passare l’incarico al direttore generale, Roberto Olivi. Ma Torreggiani non si ritira. Anzi, visto che manca l’avvallo del collegio sindacale, dichiara illegittima la revoca dell’incarico e torna al suo posto.
È a quel punto che la Legacoop invia un revisore che interroga i presidenti, acquisisce i documenti e rinvia ogni decisione. Non è facile dare un senso alla faida cooperativa così come alle ricorrenti liti all’interno della locale Fondazione Manodori. C’è chi sostiene che dietro alla vicenda si celi uno scontro intestino ad alti livelli per il controllo della cooperativa. E chi invece paventa la presenza di un’eminenza grigia dietro alle manovre all’interno del board di Coopservice.
Comunque sia sono tre anni che la coop reggiana crea imbarazzi per la centrale di rappresentanza per le sue «derive privatistiche» e la gestione autarchica. La prima infrazione all’etica cooperativa era stata la vicenda del «tesoretto», un fondo segreto creato in Lussemburgo in occasione della quotazione della controllata Servizi Italia e destinato a 300 soci scelti. Quando la Lega nazionale scoprì il fatto intervenne con mano pesante: azzeramento del vertice, commissariamento e nuove regole di trasparenza. Ma alla prima occasione il commissario diede le dimissioni e i soci richiamarono il vecchio presidente Pierluigi Rinaldini (ex socialista) che poi lasciò il posto proprio a Torreggiani. Per i cooperatori di Cavriago il tesoretto era una sorta di meritata stock option. E così oggi è legittimo cambiare un presidente in riunioni semi-clandestine. Poco importa se la Lega diffida tutti «dal compiere nuovi atti che potrebbero turbare il clima aziendale prima che finisca il lavoro dei revisori nazionali». I giochi dietro le quinte continuano anche se l’ultima parola, come in ogni società mutuale, alla fine andrà ai soci. A convocare le assemblee ci ha pensato il collegio sindacale: una quindicina di assise dovranno decidere entro il 28 marzo sul seguente ordine del giorno: «Inadeguato funzionamento dell’organo amministrativo».