Bruxelles teme la riforma soft

27/06/2007
    mercoledì 27 giugno 2007

      Pagina 2 – Economia

        L´EUROPA

        Almunia: "Per ora non mi pronuncio". Timori per scalone, coefficienti e deficit al 2,5%

          Bruxelles teme la riforma soft
          si apre un difficile negoziato

            Sui conti ci sono margini maggiori di accordo, dato che il disavanzo si mantiene ben al di sotto del 3 per cento del Pil

              ALBERTO D´ARGENIO

              BRUXELLES – Per ora Joaquin Almunia sceglie la via della prudenza: «Seguiamo da vicino la situazione, stanno negoziando e non mi esprimerò fino a quando non lo riterrò utile». Ma nonostante la cautela di facciata del commissario europeo agli Affari economici, a Bruxelles la preoccupazione per l´esito del confronto tra governo e sindacati è palpabile e viene comunicata a Roma nei negoziati evocati ieri proprio dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa.

              Contatti resi necessari dalla decisione di raddoppiare il tesoretto spendibile in interventi diversi dal risanamento, con il risultato di una revisione al rialzo del disavanzo italiano nel 2007 (dal 2,3% al 2,5%) e di un deficit tendenziale 2008 fissato al 2,2% (senza bisogno di correzioni). Si tratta di una scelta vissuta come un cedimento di quella linea del rigore che Almunia da sempre cerca di scongiurare e che, oltretutto, si intreccia con la trattativa sulle pensioni. Certo, nulla di drammatico visto che la raccomandazione che ha accompagnato l´apertura della procedura per deficit eccessivo ai tempi del governo Berlusconi chiedeva a Roma di scendere sotto il 3% proprio entro la fine di quest´anno. Da questo punto di vista, dunque, il risultato viene ormai dato per acquisito e il procedimento contro l´Italia, con tanto di status da sorvegliato speciale, sarà archiviato la prossima primavera. Ma a preoccupare è altro, ovvero la ripetizione degli errori commessi da mezza Europa alla fine degli anni novanta, quando gli introiti dovuti al buon andamento dell´economia vennero spesi, con conseguenti sforamenti del 3% negli anni successivi.

              Nei contatti di queste ore l´Ue insiste proprio su questo punto: bisogna assolutamente garantire la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo, continuando a risanare e azzerando il deficit entro il 2010. Perché – è il ragionamento di Bruxelles – se l´Italia si limita a scendere di poco sotto il 3% non è detto che vi rimanga anche nei prossimi anni, visto che è ancora tutto da verificare quanto delle maggiori entrate fiscali sia realmente di natura strutturale, e quindi spendibile, e considerando che il debito pubblico è il più elevato d´Europa. Ma su questo fronte un aiuto potrebbe arrivare dalla Francia: il presidente Sarkozy, cosa più unica che rara, il 9 luglio farà visita ai ministri dell´economia della zona euro per spiegare il suo piano per rilanciare l´economia francese che, tra l´altro, prevede una riduzione del risparmio. Politica che potrebbe aprire un fronte antirigorista in opposizione alle politiche di Bruxelles.

              Ma per l´Italia il discorso sul deficit si intreccia con quello sulla riforma delle pensioni: l´Ue continua a battere sul fatto che il sistema previdenziale italiano è «a medio rischio» grazie alle riforme approvate negli ultimi 10 anni (Dini e Maroni). Morale della favola: le pensioni si possono anche toccare, ma solo compensando eventuali cedimenti, come l´abbattimento dello scalone, recuperando sugli altri fronti del sistema, in modo da assicurarne la sostenibilità, e tagliando i coefficienti. Ecco perché Almunia prima di pronunciarsi aspetta di capire come sarà la riforma delle pensioni, determinante per la sostenibilità delle nostre finanze.