Bruxelles: conti italiani in netto peggioramento

08/04/2004



8 Aprile 2004

LA COMMISSIONE PREPARA L’EARLY WARNING. SECONDO IL RAPPORTO DI PRIMAVERA

NEL 2004 SEI PAESI AVRANNO BILANCI NON IN REGOLA
Bruxelles: conti italiani in netto peggioramento
Solbes avvia la procedura contro l’Italia. Tremonti: è una decisione politica
Maria Maggiore

    BRUXELLES
    Comincia il processo ai conti pubblici italiani. Prima tappa il via libera dato ieri dalla Commissione europea all’avvio della procedura di early warning, l’avvertimento preventivo che i governi potrebbero inviare a Roma nelle prossime settimane invitando il governo a correggere in fretta il rischio di sforamento del deficit per il 2004 e il 2005. «Una decisione politica», è la reazione del ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti. Secondo le previsioni del rapporto di primavera sui Grandi orientamenti di politica economica (Gope), la situazione dei conti pubblici italiani «è in netto peggioramento». Il messaggio di Bruxelles è chiaro: bisogna intervenire per evitare che le stime dell’esecutivo Ue vengano confermate: 3,2% il rapporto deficit-Pil nel 2004 e 4% nel 2005.
    Roma è in buona compagnia a violare il Patto di stabilità. Francia, Germania, Regno Unito, Olanda (che però ha già preso misure correttive), Grecia e Portogallo viaggiano oltre il 3% di disavanzo. Ma la situazione italiana è «particolarmente preoccupante», ha spiegato ieri il commissario Pedro Solbes, perchè aggravata da un debito ancora alle stelle (il più alto dei 15), 106% del Pil quest’anno, praticamente invariato rispetto al 2003 e identico al 2005, nonostante gli impegni del governo a ridurlo.
    L’accusa di Solbes si basa sui dati. L’anno scorso il governo è riuscito a contenere il deficit (al 2,4%) solo perchè ha adottato misure una-tantum pari a 2% del Pil, come ad esempio l’amnistia fiscale. Ma quest’anno le misure una-tantum saranno ridotte all’1%. Inoltre Bruxelles ha registrato un notevole calo dell’avanzo primario (la differenza tra il totale delle entrate e delle uscite), ormai «quasi scomparso», al suo livello più basso dagli anni ’90.
    In base a queste cifre sembra scontata la necessità di avviare la procedura di early warning, l’avvertimento che i governi potrebbero inviare a Roma durante uno dei prossimi Consigli Ecofin, in maggio o giugno. Dopo seguirebbe una raccomandazione sulle misure concrete da intraprendere e al termine di due anni di deficit eccessivo, potrebbero arrivare le sanzioni (almeno 0,2% del Pil).
    Con il solito aplomb, allo spagnolo Pedro Solbes è toccato rispondere alle accuse di Berlusconi di usare l’early warning come arma politica di Prodi contro i suoi avversari. «I dati possono piacere o non piacere ma sono ovvi e palesi» ha commentato Solbes nell’ultima conferenza stampa da commissario prima di vestire i panni di superministro delle Finanze a Madrid, nel governo Zapatero. «Posso garantire che ne’ Prodi ne’ il sottoscritto hanno calcolato il benché minimo dato. "Le cifre provengono dai servizi della Commissione e sono il risultato di un lungo lavoro di rielaborazione, ricerca e comparazione». Dall’Europarlamento è arrivato il sostegno del presidente Pat Cox per il quale «non si deve incolpare l’arbitro di applicare le regole. La Commissione fa il suo lavoro sulla base dei dati, sta facendo il suo dovere».
    Per il ministro dell’economia Giulio Tremonti l’annuncio di Solbes è quello di una «decisione politica» sull’avvio dell’early warning, il cui invio sarà di fatto deciso solo dai governi. «La Commissione è sempre stata attenta e stretta sulle procedure», adesso rileva Tremonti «siamo di fronte a una atipicità assoluta della procedura e una atipicità del linguaggio – spiega – che indica qualcosa che esce dalla tradizione e non trova precedenti: torno a dire una procedura atipica e una nomenclatura, un linguaggio atipico». «C’è qualcosa di singolare in tutto questo – insiste Tremonti – Ma resto in attesa degli sviluppi di una vicenda che prima si è manifestata in un meta-avviso mediatico, un avviso di avviso, oggi in un para-avviso, e forse vedremo anche in altro. Comunque credo che per quanto ci riguarda tutto sia piuttosto curioso».
    Il Governo, comunque, è tranquillo, e non teme che la decisione della Commissione europea possa avere risvolti negativi per l’Italia. «L’85% dell’economia europea – ribadisce il ministro dell’Economia – ha i conti che non vanno particolarmente bene. Non è una consolazione, ma la realtà. Se i conti pubblici non vanno bene – aggiunge – è perchè non vanno bene quelli privati. È lì che bisogna lavorare». E poi bisogna lavorare sul Patto di stabilità: «Deve restare – ribadisce il ministro – ma magari cambiando la formula in Patto di crescita e stabilità».
    Ma Solbes non si fa intimorire, come non si è piegato di fronte alla decisione, avallata dal ministro Tremonti in novembre, di sospendere la procedura di deficit eccessivo per Francia e Germania. Ha incassato denunciando la violazione della «lettera e dello spirito del Trattato» e poi ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia europea (il cui verdetto è atteso per il 28 aprile).
    Lo spagnolo sta per raggiungere Tremonti sul tavolo dei ministri, ma promette di non rinunciare al suo «credo» sulle politiche economiche. «Una crescita sostenibile è possibile solo in una contesto di finanze pubbliche sane. Non ci possono essere crescita e occupazione senza riforme strutturali». E per l’Italia: «i tagli alle tasse sono positivi, ma devono essere finanziati con surplus di bilancio o con misure che controbilancino i tagli».