Brunetta esclude la Cgil

03/12/2009

Fosse solo maleducazione, non sarebbe neppure la prima volta. Ma l’annuncio, ieri, del ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta ha tutt’altro sapore. Al tavolo di palazzo Vidoni,mercoledì prossimo, per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, Brunetta convocherà solo i sindacati firmatari del nuovo modello contrattuale.
Fuori, dunque, la Cgil che nel pubblico impiego, unica categoria che ne prevede la misurazione per legge, è l’organizzazione maggiormente rappresentativa. Fuori da un tavolo in cui si deciderà dei contratti di quasi tre milioni di dipendenti pubblici.
È questo che fa la differenza, osserva a caldo Michele Gentile (Fp Cgil). Anche per ratificare l’accordo già separato sulle regole della contrattazione la Cgil non era stata chiamata, «ma escludere l’organizzazione maggiormente rappresentativa dal confronto sul rinnovo del contratto di lavoro è illegittimo». Rinnovo, o meglio,mancato rinnovo, visto che la finanziaria si limita a stanziare l’indennità di vacanza contrattuale – 21 euro circa in tre anni – e vincola i futuri aumenti a «eventuali risorse aggiuntive». Il malessere insomma c’è, e c’è tra tutti i sindacati. Tanto è vero che anche Cisl e Uil hanno organizzato le loro manifestazioni: quelle della Cisl sono addirittura già partite, mentre la Uil aveva deciso di condensare il tutto in una giornata, il 21 dicembre, con lo sciopero per l’intera giornata. Anche la Cgil ha sciolto gli indugi nei giorni scorsi annunciando la mobilitazione – che unendosi a quella di scuola, università e ricerca diventa di tutto il settore pubblico – per l’11 dicembre. Durissima, ieri, la reazione del sindacato di corso d’Italia che, sulla questione, chiede l’intervento del governo. «Berlusconi non può certo permettere a un componente del suo governo di assumere comportamenti gravi di esclusione dell’organizzazione maggiormente rappresentativa», dice ancora Gentile.
«Brunetta attenta alla democrazia», è il duro commento del segretario della categoria, Carlo Podda. «E non parlo di democrazia sindacale – spiega Podda –ma dell’equilibrio democratico che il ministro ha deciso di spezzare lasciando fuori dal tavolo il sindacato più rappresentativo per punirlo del dissenso a un accordo, quello del 22 gennaio, che per la Cgil è stato una vera e propria imboscata». Alla luce di questa «deriva autoritaria», lo sciopero generale dell’11 dicembre «assume un valore maggiore». Sul fatto interviene anche il segretario generale Cgil, Epifani, che parla di «una scelta sbagliata, potrei dire molto scortese, di sicuro un autogol».
La misura insomma è colma e la china, suffragata dai sempre più frequenti (l’ultimo pochi giorni fa sulla finanziaria) incontri «separati» tra governo e organizzazioni sindacali, pericolosa. Ma Cisl e Uil per il momento non pensano che a farvisi trascinare, e così nessuna delle due organizzazioni ieri ha speso una sola parola sull’accaduto. Anzi: la Cisl definisce la convocazione «un atto importante e dovuto»,mentre la Uil conferma il suo sciopero, non senza ammiccare positivamente all’apertura di un confronto con il ministro. La Cgil si prepara dunque allo sciopero dell’11. «Uno sciopero rafforzato dal comportamento di Brunetta», solidarizza Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil. Che si aggiunge a una lunga lista di ragioni che l’11 porteranno in piazza l’intero mondo della conoscenza «contro i tagli e la riduzione di personale», «contro lo smantellamento del sistema pubblico di istruzione e la riorganizzazione degli enti pubblici di ricerca». Ci saranno gli insegnanti precari che hanno animato le proteste di inizio anno scolastico contro i tagli e lo smantellamento della scuola pubblica. E si farà sentire anche l’Onda, contro il disegno di legge sull’università.